Un convegno sabato scorso 22 marzo, con più di 200 partecipanti arrivati a Oristano dalle varie diocesi della Sardegna per contagiare tutti con l’entusiasmo della missione e dare spinta allo spirito missionario.
* di Tiziana Tocchi
Il tema che ha accompagnato la giornata è stato: La spiritualità della missione: Andate in tutto il mondo… oggi! Nella Cattedrale, dopo il saluto di don Fidele Kotho, incaricato regionale Missio Sardegna c’è stata la preghiera presieduta da Roberto Carboni, delegato CES per l’ambito missionario, che ha introdotto con queste parole: È significativo e bello questo nostro convergere da diverse comunità delle Sardegna per esprimere ancora una volta quello che ci unisce. In primo luogo, la nostra appartenenza a Cristo, poi l’ascolto della Sua Parola e il desiderio di testimoniarlo. Inoltre siamo motivati e spinti dal voler realizzare nel nostro cammino personale e comunitario l’invito di Gesù ad andare, portare e annunciare… Siamo qui a testimoniare il desiderio di realizzare la vocazione missionaria nella nostra vita cristiana.
Al termine, l’interessante relazione del dott. Agostino Rigon, Direttore del Centro Missionario di Vicenza e Direttore del Festival Missionario Nazionale. La relazione si è sviluppata sulla spiritualità missionaria, meglio definita la mistica della missione, presentata sotto diverse sfaccettature, più che mai attuali.
Primo aspetto è stato quello della mistica dello sguardo: Essere missionari oggi significa rigenerare in noi lo sguardo di Gesù! Dai vangeli emerge in primo piano uno sguardo che ascolta, attento, che recepisce con obbedienza ciò che la realtà esprime. Nella nozione di attenzione, centrale nel Vangelo, la vista e l’udito sono implicati insieme, ma il primo dei due sensi è prevalente e assume i caratteri dell’altro. Anche il tatto emerge più volte nel testo evangelico: Gesù che tocca e si lascia toccare senza temere il contagio, l’impurità o situazioni sconvenienti. Il suo sguardo diventa un impasto di ascolto, tatto e vista, come in alcuni racconti di guarigioni, nelle quali prima vede e poi tocca. La sequela missionaria è questione di sguardo! È in virtù di questo, pazientemente acquisito ed esercitato, che Gesù nella sua vita è rimasto in costante e vigile contatto con la realtà che lo circondava. La Sua umanità, quella che Lui ha vissuto e ci propone, è un’umanità aperta.
Il relatore si è poi soffermato sulla mistica dell’aratro: un’immagine che ha voluto utilizzare spiegando che un fruttuoso cammino missionario verrebbe precluso se ci si limitasse solo a gettare i semi senza prendere in considerazione l’elemento fondamentale della preparazione della terra. Prima di seminare bisogna arare, cioè prendersi cura di quello che potremmo chiamare lo strato identitario di noi stessi, ha spiegato. E ciò implica un accurato lavoro personale… Come ogni missionario, anche noi riscoprendo l’aratro, possiamo ricordarci che il problema non è tanto cosa fare dopo aver ricevuto il seme, ma cosa è stato fatto o cosa non è stato fatto prima di seminarlo, in virtù di cosa è stato ricevuto. Infine, una terza parte riferita alla mistica degli occhi aperti: I missionari sono credenti che, nell’oggi, guardano, osservano e scrutano incessantemente i tempi. Se ne sentono responsabili e solidali, sempre! Secondo il Dio biblico significa, prima di tutto e al di sopra di tutto, vegliare, svegliarsi, aprire gli occhi. In forza di ciò, il cristianesimo deve essere principalmente una scuola del vedere, dello scrutare attentamente; mentre la fede deve essere questo: attrezzare le persone affinché abbiano occhi aperti, occhi per gli altri, soprattutto per coloro che di solito restano invisibili in ogni campo visivo.
Queste tre piste sulla mistica della missione, hanno poi guidato i lavori di gruppo tra Cattedrale e Seminario: un’occasione di confronto e di condivisione, oltre che di conoscenza. Dopo il pranzo al sacco, consumato fraternamente, il convegno è proseguito con un tempo di festa con canti, presentati in varie lingue, che hanno permesso di allargare i confini del mondo.
Sono seguite alcune testimonianze: Giacomo e Silvia Crispi, una coppia di laici Fidei Donum, sei anni in Perù, dove sono nati i loro bimbi Diego e Anita, che ha trasmesso ai presenti l’esperienza di una famiglia missionaria nella quotidianità. Don Nino Carta, direttore del CMD di Ozieri ha condiviso con entusiasmo l’esperienza missionaria di oltre 20 anni in Brasile.
Da sempre lo accompagna il motto: Non portare la gente in chiesa, ma la Chiesa fra la gente. La giornata si è conclusa con la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Roberto Carboni e concelebrata dai Direttori dei CMD. Nell’omelia, l’Arcivescovo Roberto ha richiamato i passi compiuti in queste tre domeniche di Quaresima in cui abbiamo incontrato, in Gesù, la speranza fatta carne: colui che ci aiuta a vincere le tentazioni, colui che se ascoltato ci fa una proposta di vita piena, colui che è esempio di perseveranza e pazienza.
Ha invitato a vivere la missione come un annuncio di speranza, non quella vana e sterile di cui ci riempie il mondo ma quella viva e concreta che nasce dall’incontro con Gesù. Durante la celebrazione non sono mancati i canti nelle varie lingue animati dai cori di Paulilatino e di San Paolo di Oristano riuniti insieme.
Molto suggestiva e coinvolgente la presentazione dei doni in danza delle suore Giuseppine africane. Con il mandato missionario si è conclusa la celebrazione, ringraziando il Signore per la giornata di convegno che, si spera, abbia suscitato il desiderio di un maggior impegno affinché l’annuncio del Vangelo sia sempre più attuale ed entusiasta.
Anche al termine della Messa il coro ha poi continuato a cantare e a far festa, mentre le persone si salutavano: la giusta conclusione per un evento di entusiasmo missionario.
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