Lunedì, 30 Gennaio 2023

Cammini attorno al Lago: Tadasuni

 

Tadasuni. Un suggestivo itinerario tra la chiesa campestre di San Michele e la necropoli di Pedreras

a cura di don Ignazio Serra, incaricato regionale e diocesano per la Pastorale del Turismo


Tadasuni, 141 abitanti, rappresenta una delle porte di accesso al lago Omodeo. Vi proponiamo un cammino ad anello di 7,4 Km che passa per le due chiese del paese e quella campestre di San Michele, quindi Zuri e poi giù verso il lago, in mezzo agli orti e alla natura, prima di far rientro a Tadasuni, passando lungo la riva occidentale del lago. Il cammino è riservato solo a persone esperte e occorre tener conto che vi sono tratti del bordo lago percorribili solo quando il livello delle acque si abbassa di almeno un metro. A fine maggio, per esempio, non era ancora percorribile!

Raggiungiamo il paese, provenendo dalla SS131 dcn lungo la SP15 che porta a Sorradile. Sostiamo all'altezza della parrocchiale di San Nicola (XIX sec.): l'interno è a croce greca. A 150 metri c’è la chiesa di Santa Croce (XVIII sec.).

3 TADASUNI. Chiesa Parrocchiale San Nicola

 

(Tadasuni, Chiesa parrocchiale di San Nicola)

Il paese, quando parroco era don Dore, era meta incessante di turisti. Vi giungevano per conoscere i 400 strumenti della musica popolare sarda esposti in canonica. Patrimonio, purtroppo, non più fruibile! Attraverso una salita giungiamo alla chiesa di San Michele.

02 Tadasuni salita SanMichele

(Tadasuni, dalla salita che conduce alla Chiesa di San Michele si scorge alle spalle il Lago Omodeo)

La chiesa è a mono-navata, col campanile a vela e il tetto in canne. Ci sentiamo avvolti dal silenzio e dalla bellezza. Silenzio che nei giorni della novena e della festa (29 settembre) sparisce per l'accorrere dei pellegrini da Tadasuni e dai paesi vicini, mentre la bellezza vi regna sempre. Infatti, la scelta del luogo non è casuale! Siamo su una terrazza naturale: un mirador eccezionale sul lago e sulle colline circostanti. Lo sguardo spazia verso San Quirico di Ardauli, Nughedu, Sorradile e Bidonì. E anche se il verde della primavera è ormai quasi sparito, il fascino del paesaggio resta sempre di grande effetto.

04 TADASUNI Chiesa San Michele

 

(Tadasuni, la Chiesa di san Michele)

Dopo una preghiera all'Arcangelo, riprendiamo il cammino. Saliamo per 1 km, lungo un sentiero in parte sterrato. Si cammina con piacere nel riconoscere la perizia di chi ha costruito i muretti a secco. Ci scansiamo per il passaggio di un gregge ed eccoci a Zuri. Anzi, sarebbe più esatto parlare di nuova Zuri. Il borgo fu costruito a monte ex novo. Dell'antica Zuri, invece, si salvarono una casa privata e la chiesa romanica di San Pietro (XIII sec.) che fu smontata pietra dopo pietra per essere poi ricostruita in maniera identica. Saremmo tentati di entrare, però ci limitiamo ad ammirarla dall'esterno. Lungo le pareti vi sono incisi disegni e simboli, antichi e recenti; ci colpisce il bassorilievo con la riproduzione più antica del ballo sardo! Sarà così? Non lo sappiamo.

06 Chiesa San pietro di Zuri

 

(Zuri, Chiesa di San Pietro)

Poco più in là raggiungiamo l'abbeveratoio, da dove iniziamo la discesa verso il lago. Ci rinfreschiamo e camminiamo per 2 km lungo la sponda. Il nostro sguardo si spinge sino al santuario di San Costantino; mentre sulla riva opposta, emerge di poco il nuraghe Urasala e, poco più in là si trova l'area archeologica del santuario nuragico su Monte di Sorradile con la pregevole vasca-altare; riconosciamo pure la collina del tempio Iovis di Bidonì.

Rinfrancati nel corpo e nello spirito, ci attende l'ultimo km sino al paese. Sbuchiamo all'altezza del bar e sostiamo nel Parco sotto una quercia secolare, assaporando una fresca birra.


Il cammino in cifre

Lunghezza: km 7,42;
Dislivello salita: m 267 – discesa: m 104;
Difficoltà: facile; tipologia: anello; tempo: 3,5 ore;
Periodo consigliato: fine estate, solo se il livello del lago è basso.
Sito: www.camminodelagomodeo.it;
App: komoot;
Gps: www.komoot.it/tour/777897241;
Comune: Pierpaolo Pisu (Sindaco), tel. 0785.50047;
Parrocchia San Nicola di Bari: don Antonio Campus (Parroco)


Per saperne di più... La chiesa di San Michele

Sull'altura sovrastante il paese di Tadasuni si trova la piccola chiesa campestre di San Michele arcangelo, che insieme alla parrocchiale di San Nicola di Bari e all'antica chiesa di Santa Croce, quest'ultima forse è il primo edificio religioso del paese, ne costituisce il patrimonio di fede e arte. La chiesa custodisce una pregevole statua dell'Arcangelo, ascrivibile ai secoli XVII-XVIII. La chiesa fu abbandonata varie volte, divenendo persino luogo per il ricovero del bestiame, e, tuttavia, fu sempre ricostruita, grazie alla fede e alla buona volontà dei fedeli. L'ultimo restauro risale agli anni Sessanta del '900.

La festa cade il 29 settembre con la celebrazione della Messa. La vigilia, partendo dalla parrocchiale, ci si reca in processione, dopo la recita dell'ultimo giorno della novena e il canto dei primi vespri solenni, per dar corso alla festa. La chiesa è raggiungibile dalla strada che collega Zuri e Boroneddu oppure dall'interno del paese stesso (Antonio Campus).

Nuove povertà: crescono i gruppi di auto mutuo aiuto

Nascono anche nell’Arcidiocesi arborense i gruppi di auto mutuo aiuto per fare fronte alle nuove povertà emergenti causate dalle misure anti Covid decretate dai governi.

di Franca Mulas


Lo spettro della povertà ha spinto tante persone a creare piccoli gruppi di auto mutuo aiuto che cercano di racimolare denaro da offrire a chi in questo momento non lavora. Un piccolo esercito di uomini e donne animati da un grande spirito di solidarietà che, anche con la forma del baratto, guarda con amore a chi ha più necessità. Sono casalinghe, insegnanti, agricoltori, allevatori, avvocati, impiegati, artigiani, liberi professionisti e qualche religioso, tutti animati da un'unica consapevolezza: aiutare all'interno del gruppo e non solo, chi in questo momento è stato privato del lavoro, o ha un ridotto tenore di vita rispetto a prima.

Miseria, fame e danno psichico: non è il titolo di un romanzo ambientato nella seconda guerra mondiale, ma la triste realtà che ha colpito molte famiglie anche della nostra Diocesi a seguito della perdita del lavoro. Che l'Italia tutta, Sardegna inclusa, sia diventata più povera in questi ultimi due anni, non è una novità, dato che alcune scelte del Governo hanno costretto a chiudere attività e imprese, danneggiando economicamente le famiglie e incrementando la povertà infantile: oltre un milione di bambini italiani, infatti, vivono in povertà assoluta.

Se a questo numero, aggiungiamo quello di padri e madri, ma anche di tante singole persone, viene da sé rendersi conto come le cifre delle nuove povertà siano molto più alte e, forse, con i venti di guerra che non si placano, saranno destinate a salire. Ecco perché questa realtà, visibile anche nella Diocesi arborense, ha spinto tante persone a creare piccoli gruppi di sostegno reciproco, in linea col valore autentico della solidarietà. Alla povertà materiale si aggiungono anche le problematiche psicologiche causate dai vari lockdown e le varie restrizioni, che hanno seminato vittime soprattutto tra i bambini e i ragazzi. Ma gli innumerevoli disagi emotivi e psicologici, oramai conclamati, non risparmiano i ragazzi più grandi, le persone adulte e gli anziani.

Sui numeri non è stata fatta una stima precisa: stime di esperti dimostrerebbero, però, come questa realtà, sembrerebbe destinata a salire. Se così fosse, ci troveremo di fronte a problematiche psichiche di vario genere, determinate da scelte politiche sbagliate, (proprio sulle alcune di queste scelte si sta ora indagando). Potremmo definire queste nuove problematiche come un’ulteriore epidemia da contagio emotivo forte. È lecito, a questo punto, domandarsi se il Governo abbia a cuore l'emergenza Lavoro e abbia a cuore la salute mentale dei cittadini.

A ben guardare sembrerebbe di no, dato che s’intende destinare parte dei soldi del PNRR (Piano nazionale di Ripresa e Resilienza) per la costruzione di una nuova base militare in Toscana. Pensando al valore del Lavoro come aspetto centrale nella vita delle persone in tutti i suoi ambiti, compreso quello del benessere mentale e spirituale, ci vengono in mente le parole presenti nella Lettera Enciclica Laudato Si, che recitano: Siamo chiamati al lavoro fin dalla nostra creazione. Non si deve cercare di sostituire sempre più il lavoro umano con il progresso tecnologico: così facendo l’umanità danneggerebbe sé stessa. Il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale. In questo senso, aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a le emergenze.

Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro (…). Parole importanti che, mettendo al centro il lavoro come aspetto imprescindibile della vita delle persone e della loro dignità, avrebbero dovuto, pertanto, alimentare dibattiti approfonditi e stimolare la ricerca di soluzioni politiche immediate per rilanciare l'economia e il benessere sociale. Al contrario, invece, sulle parole della Laudato Si, e sul messaggio profondo che esse veicolano, è calato il velo del silenzio e dell'indifferenza e, piuttosto che prendere spunto da esse, si preferisce appoggiare scelte che vanno su altre direzioni, come quella, appunto, di utilizzare i soldi del PNRR per la costruzione di basi militari. Da un lato, si fa propaganda sulla salvaguardia ambientale e sulla sofferenza del pianeta; dall'altra, invece, lo si violenta nel concreto. Soltanto parole, parole, parole… a danno dei cittadini, della società in tutti i suoi aspetti e i suoi valori, compreso il lavoro, la salute della mente, dello spirito e quella dell'ambiente.

Cammini attorno al lago: Sorradile

 

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a cura di don Ignazio Serra, incaricato regionale e diocesano per la Pastorale del Turismo

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Pagina a cura di don Ignazio Serra
Incaricato regionale e diocesano per la Pastorale del Turismo

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