Giovedì, 23 Maggio 2024

Giunti all'apice delle vacanze, per fornire ai lettori un punto di vista esperto sulla situazione turistica in Sardegna, abbiamo intervistato Sandro Mezzolani, che da oltre trent’anni si occupa di cartografia tecnica e turistica, rilievo topografico, studi e ricerche sul territorio...

a cura di Veronica Moi

Come si è evoluto il turismo dal punto di vista delle richieste?

Il turismo ha subito diversi cambiamenti, tra cui il fatto che i turisti che cercano solo belle spiagge e discoteche sono diminuiti, mentre si è verificato un aumento di coloro che apprezzano anche le bellezze dell’interno, il fatto che si possano visitare siti archeologici e minerari. È cambiato anche grazie al fatto che il turista non è più statico ma preferisce andare in bicicletta e percorrere tratti di oltre 40 km in cui si ferma a visitare abbazie, chiese, luoghi ancora poco conosciuti. Un contributo notevole è stato dato anche dalla politica regionale che ha iniziato a parlare di turismo attivo, e anche per effetto della sistemazione della sentieristica tramite l’agenzia Forestas.

Qual è stato il ruolo della Regione in questo cambiamento?

La Regione ha saputo cogliere il trend positivo del turismo attivo nelle aree interne e Confindustria Turismo lo conferma. Con turismo attivo si intende quello che consente di fare esperienze, come per esempio andare in canoa, arrampicata, escursionismo minerario o a cavallo, sia estivo che invernale. Stando a quel che riporta Confindustria inoltre, il turista che viene in Sardegna per il mare si accorge successivamente di una Sardegna interessante sotto diversi punti di vista, ritorna e può soggiornare in strutture tendenzialmente non molto costose. Prima i turisti non tornavano nell’arco dell’anno mentre si sta assistendo a un progressivo aumento del ritorno dei viaggiatori in gruppo per assaporare in stagioni diverse le esperienze ciclistiche o la fotografia naturalistica. È un fenomeno molto interessante perché consente di pensare a un turismo per tutto l’anno e non solo estivo. Chiaramente si parla ancora di cifre non molto elevate ma bisogna saper cavalcare l’onda. Luglio e agosto sono sicuramente i mesi in cui l’affluenza è maggiore, alcuni prediligono settembre e ottobre. C’è ancora tanto da fare ma la strada è tracciata ed è stata costruita forse senza progetto, inconsciamente, soprattutto dagli operatori turistici, che nel loro lavoro svolgono un ruolo molto importante per la valorizzazione del territorio. La regione ha poi seguito il trend.

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Quali sono le principali novità e attrattive?

Iniziamo con una parola nuova: acquatrekking, cioè fare trekking in un corso d’acqua. Non è un’invenzione sarda ma è diventato importante in questi anni per effetto della complicità del clima che ha concesso di avere corsi d’acqua carichi anche in estate. Sette o otto anni fa i fiumi erano in secca anche d’inverno. Al contempo sono aumentate le pubblicazioni sul tema e gli esperti che si specializzano ulteriormente, quindi il fenomeno ha avuto notevole successo per esempio nel Gennargentu, in Gallura, a Gadoni con Sa Stiddiosa. È un settore impegnativo e di nicchia ma presenta tra i lati positivi quello di attrarre la classica famiglia che vuole fare il bagno al fiume. Se dovessi ipotizzare uno scenario, il Flumendosa associato alla visita ai boschi, al fatto che il verde della zona è sicuramente più vivo che altrove, alla graziosità dei paesi, si ottiene un pacchetto turistico poco costoso per le famiglie ma molto bello e diverso dal solito.Rispetto al Tirso, infatti, il Flumendosa è molto tortuoso e offre scenari inaspettati. Per chi volesse seguire il filone del trekking, tra i fattori positivi oltre alla presenza di numerose sorgenti vi è il fatto che i sentieri del Gennargentu sono ben segnalati. Nella zona di Aritzo inoltre ci sono anche dei rifugi che permettono di non trascorrere la notte all’addiaccio. Tra le prossime mete che ho in programma infatti c’è l’escursione della notte di San Lorenzo, il 10 agosto, a Punta La Marmora. Diverso, interessante e per certi versi anche preoccupante è il fenomeno dell’escursionismo nel Supramonte: parliamo di Orgosolo, Baunei, Urzulei, in parte anche Fonni, ma soprattutto la zona marina vicino a Dorgali è un fenomeno da studiare. Coinvolge infatti le cale, le gole (nonostante d’estate sia proibitivo per le temperature). Molti albergatori e gruppi chiedono informazioni riguardo questo tipo di turismo ed è una piccola rivoluzione.

Si può concludere che il quadro dell’evoluzione turistica sia globalmente positivo?

Decisamente sì. Indubbiamente è migliorabile, per questo abbiamo bisogno di una regione più presente, di operatori che ci credono, di enti come Forestas che possano intervenire insieme ai comuni sulla sentieristica. Si sta lavorando inoltre al ripristino della tratta Mandas-Sorgono del Trenino Verde, che sarebbe un attrattore fondamentale anche per la miniera di Funtana Raminosa, ad esempio collegando la fermata a Ortu-Abis con un servizio di bus navetta o un noleggio di biciclette. Bisognerebbe investire su presidi turistici e sul miglioramento dei siti internet con informazioni complete, curando gli aspetti della comunicazione.

Photo credits: Claudia Boi

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