Martedì, 25 Giugno 2019

Progetto1

 

Un caffè e due chiacchiere con Francesco Calledda, storico camminatore aritzese. I passi sono sicuramente più di due...

a cura di Veronica Moi

Qual è il significato del cammino? Cosa cercano le persone?

Durante l’anno organizzo diversi pellegrinaggi di valore religioso, sia escursioni prive di religiosità, ma le persone partecipano indifferentemente agli uni e alle altre perché camminare è essere alla ricerca di qualcosa. Per esempio, al cammino di Santiago de Compostela ci sono persone di tutto il mondo che percorrono ogni tappa silenziosamente, un modo diverso di pregare.

Tu quale valore hai trovato in tutto questo peregrinare?

Io ho trovato la fede, Dio e la Chiesa. Penso che camminare sia una preghiera continua nel momento in cui si stacca il telefono e si osservano le meraviglie del creato, indipendentemente dai cammini consolidati nel tempo o da quelli nuovi. In Sardegna abbiamo tanti bei posti, anche vicino a casa, abbiamo una “materia prima” invidiabile in tutto il mondo e posso testimoniarlo dopo aver percorso tanti kilometri quanti sono quelli della circonferenza terrestre moltiplicati per tre.

Quali sono i cammini che hai percorso più recentemente?

Di recente sono partito da Cagliari per un itinerario interamente francescano; a dicembre scorso ho fatto il cammino dalla Sella del Diavolo a Capo Testa, il cammino del Carmelo, ma ho dato risonanza anche ad un percorso che per molti è nuovo, ma lo seguo da solo da almeno 10 anni: si tratta di Su camminu de sa leva, 54 km in due tappe. Ho coinvolto anche il CAI perché altrimenti sarebbe rimasta una camminata tra amici, un po’ anonima. Il mio obiettivo era dare un’impronta diversa al cammino, perché quest’anno ricorre il centenario della Prima Guerra Mondiale. Probabilmente riusciremo anche a riorganizzarlo a fine estate. Siamo partiti da Aritzo e siamo andati a dormire al nuraghe di Ruinas, sul Gennargentu. Ci sono delle strutture del comune di Arzana, che pur essendo prive di infissi, ci consentivano di avere un tetto sopra la testa.

Ci sono dei percorsi già programmati per l’estate?

Sì,mi viene in mente l’escursione che organizzo in prossimità di Ferragosto con i ragazzi della comunità di p. Morittu, poi il pellegrinaggio Aritzo-Laconi, che facciamo a fine agosto in occasione della festa di Sant’Ignazio, ed è anche uno dei più longevi. Con cadenza annuale organizzo inoltre un’escursione per San Lorenzo: quest’anno sarà sabato 11 agosto, e come itinerario ha sempre il Gennargentu. Si parte da Aritzo intorno alle 15; ci si sposta a Tascusì-S’Arena e si arriva al vecchio rudere del rifugio La Marmora, a 1620 m.l.m., dove c’è la cena e il pernottamento. L’indomani mattina si sale a punta La Marmora dove possiamo ammirare il sorgere del Sole. È un percorso che deve la sua bellezza al profumo del Timo e alla possibilità di imbattersi in branchi di mufloni e cavalli allo stato brado. Se non c’è molta foschia, si può vedere il sole spuntare dal mare. Non c’è bisogno neppure di portare litri di acqua perché ci sono sorgenti in tutto il tragitto. Un pellegrinaggio consolidato è anche quello che fanno il 17 settembre, partendo da Cuglieri per arrivare a Bonarcado, passando per San Leonardo e Santu Lussurgiu. Facendo gruppo, ci si può aggregare e camminare con loro.

Per scoprire la Sardegna più recondita, quali percorsi suggerisci?

Da Santa Sofia a Su Dominariu si può andare, con un percorso di circa 20 km, per Gadoni e si arriva a Su cuili de Torracorti, passando sopra la miniera di Funtana Raminosa, e si rientra a Gadoni lungo strada: da lì possiamo passare per la sorgente di Tistiliosi e vedere il Flumendosa. È un cammino alla portata di zigheddu webjpgchi è abituato a fare trekking e consente di intrecciare la passione per l’escursionismo al buon cibo e alla storia del banditismo ma anche a quella mineraria. Nonostante possa esserci caldo,in altura non abbiamo l’umidità che c’è invece a Cagliari. Ripartendo da Gadoni, da Santo Nicolau, nella parte alta, passando per i terreni gestiti dall’ente foreste si può arrivare alla chiesetta campestre di Santa Maria ad Aritzo. Dalla chiesetta, poi, si può prendere la strada Cossatzu-Tascusì, dove c’è la chiesa della Madonna della Neve, abbinando l’escursione agli aspetti religiosi. Si può osservare infatti tutto il crinale del Gennargentu e la foresta di Girgini. Proseguendo ancora, si può fare un’altra tappa a Fonni per i Martiri. Nella zona di Oristano, invece si può passare dal Rimedio per andare a Bonarcado e salire a Santu Lussurgiu, attraversando Nughedu, San Vero Milis; sono paesi ricchi di storia e religiosità. Un altro percorso è Nuoro-Gonare, circa 20 km, che si può fare anche in senso opposto: il cammino è ben segnato e ricco di tancati e nella zona di Orani c’è una chiesa architettonicamente incompleta, dedicata a San Sebastiano. Di uguale distanza è anche il tratto da Funtana Bona a Orgosolo fino ad Urzulei: dopo 3 km sali su un cucuzzolo chiamato Monte Novu San Giovanni e sei nel cuore del Supramonte, scendi e vai a finire a su enazzu, tagli il fiume Flumineddu, che esce da Gorroppu e risali su un altipiano dove ci sono le tombe dei giganti e un nuraghe semi distrutto, prosegui e finisci in un canyion chiamato Codula Sa Mela, risali e sei sopra Urzulei. Da lì fai la scala di San Giorgio e arrivi dentro il paese.

Qualche consiglio per organizzarsi?

Se si sceglie di percorrere lunghi tragitti, è indispensabile avere un sacco a pelo. In generale, quando si parte per un’escursione, è sempre bene indossare scarpe e abbigliamento da trekking, avere con sé almeno mezzo litro d’acqua e non avventurarsi mai da soli! Specie nel Supramonte, ci sono percorsi che sembrano tutti uguali e all’imbrunire è ancora più pericoloso perché diventa sempre più difficile ritrovare la strada. Infatti, in certe zone, non si può neppure fare affidamento sulla rete telefonica ed è necessario mobilitare le squadre di soccorso. Per evitare inconvenienti di questo tipo, è consigliabile fare escursioni solo con persone che conoscono la zona. Camminare da soli, inoltre, è anche monotono. Per quanto riguarda il cibo, invece, io porto sempre con me un po’ di frutta e un vasetto di miele, fonte di zuccheri e proteine che danno energia immediata. Io sono disponibile a calendarizzare delle date, sia con le parrocchie che con gruppi di laici, in modo da poterle divulgare affinché quanti lo desiderano, possano unirsi a noi. Essendo un semplice camminatore, e non un’agenzia, sulla copertura assicurativa, attualmente sto provvedendo ad informarmi sui costi e sulla possibilità di sottoscrizione. Sono disponibile a organizzare cammini insieme alle parrocchie o gruppi di laici. È necessario sottolineare, comunque, che qualora capitasse che qualcuno abbia un infortunio, il passo del gruppo deve rispettare chi si è fatto male.

Si fa un’escursione per disconnettersi dai gruppi virtuali e connettersi a un gruppo reale. Ma quale periodo dell’anno è migliore?

In Sardegna cammino in un giardino aperto, in qualsiasi periodo dell’anno: in autunno nel Mandrolisai puoi vedere come cambiano le foglie delle vigne e diventano color oro. Il nostro territorio è uno splendore, indipendentemente dalla stagione, e ci consente di stare a contatto con la gente, quella con cui c’è davvero condivisione e spirito di comunità.

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