Lunedì, 13 Luglio 2020

Progetto1

Il viaggio alla scoperta dei tesori di storia e archeologia presenti nel nostro territorio fa tappa nella zona del Barigadu, in particolare nel territorio di Sorradile...

di Rita Valentina Erdas

Il territorio

Attraversato dai fiumi Taloro e Tirso che confluiscono nel lago Omodeo, il territorio di Sorradile è ricco di natura e di storia. Situato nel cuore del Barigadu, sulle pendici di una collina che domina il lago Omodeo, è caratterizzato dalla presenza di una rigogliosa vegetazione composta da boschi di querce e da numerose sorgenti d’acqua. Sorradile, con le sue vie strette e le sue case costruite in trachite rossa, rientra tra i borghi autentici d’Italia.

La preistoria

La ricchezza di risorse ha fatto si che fosse ampiamente abitata già in epoca preistorica. Numerose le testimonianze del periodo neolitico e nuragico: in località Surrana si trova la necropoli di Prunittu che conta ben 27 domus de janas, alcune delle quali scavate su una parete verticale con ingresso in posizione piuttosto elevata; nutrito il numero di nuraghi, Candala, Iscova, Pajolu, Perdu Mannu, solo per citarne alcuni. Tra i siti di periodo nuragico merita una particolare attenzione il villaggio/santuario di Su Monte.

Su Monte Vista dallalto 2 compressa

Il santuario di Su Monte

Situato a circa 2 Km dal centro abitato in località Funtana Cosseddu, sulla riva sinistra del Tirso, il villaggio/santuario di Su Monte rappresenta uno dei contesti più interessanti tra i centri cerimoniali della Sardegna nuragica. Risalente al Bronzo Recente-Prima Età del Ferro, il sito si caratterizza per la presenza di diverse strutture racchiuse all’interno di un ampio recinto, detto temenos.

Il santuario, composto da cinque ambienti connessi ad un edificio principale, è racchiuso da un muro in opera isodoma che include anche alcune capanne funzionali all’edifico di culto. Si tratta di un insediamento autonomo che non fa riferimento ad alcun nuraghe e che ha svolto la sua funzione cultuale fino alla Prima Età del Ferro e in periodo punico.

Su Monte sorradile compressa

Il complesso, realizzato in blocchi più o meno lavorati di trachite locale di colore grigio, è articolato in un edificio principale, detto edifico A, in opera isodoma di cui si conservano solo i livelli di base, preceduto da un atrio trapezoidale provvisto di banconi-sedili lungo le pareti laterali che in origine doveva essere lastricato. L’atrio introduce ad una camera circolare, del diametro di circa 7,80 m, che presenta tre nicchie profonde disposte a croce, secondo uno schema planimetrico già documentato nella così detta Capanna del Capo del santuario di Santa Vittoria di Serri. Pur mostrando lo schema tipico del tempio a pozzo, questo edificio è privo di parti ipogeiche. Al centro della camera si trova un altare-vasca in pietra di forma poligonale, realizzato in conci di trachite lavorati e uniti tra loro da grappe di piombo, in cui è inserito un modellino di nuraghe monotorre. Questo ambiente rientra nelle così dette “rotonde con bacile”, vani circolari muniti di sedili perimetrali in pietra con al centro un bacile litico con piede modanato che poggia su un pavimento lastricato e inclinato in direzione di un foro aperto nella muratura. A queste strutture se ne associano altre adibite a focolari, canalette per lo scolo dell’acqua, pareti con nicchie.

Annesse alla struttura principale e posti in posizione simmetrica rispetto a questo, si trovano i resti di due ambienti minori. Il primo, a nord-ovest del recinto, presenta una muratura molto spessa (circa 1,00 m) realizzata anch’essa in opera isodoma, del diametro di circa 4,5 m all’estero (2,20 m circa all’interno); la seconda struttura, di dimensioni minori, è simile alla prima ma di dimensioni minori.

Su Monte sorradile Rotonda compressa

Ai resti di queste tre strutture si aggiungono i resti di un’altra, probabilmente una capanna circolare del diametro di circa 8 metri, realizzata con grossi blocchi appena lavorati disposti in filari regolari. l’ingresso è rivolto verso gli edifici centrali e in asse con questi.

Tutte queste strutture sono racchiuse all’interno di un recinto sub-circolare, dotato di due ingressi, che raccorda tra loro l’edificio principale con i due laterali. Sul lato posteriore si trovano i resti di un muro ad arco di cerchio che poggia su un affioramento roccioso ed è realizzato con pietre ben lavorate.

Interessante il materiale archeologico rinvenuto durante gli scavi, in particolare un insieme di bronzetti votivi risalenti al periodo che va dal XII al IX sec. a.C., tra cui una navicella, vari pugnali, un’ascia doppia, accompagnata da ceramica nuragica. A questi si aggiunge un’ansa di un contenitore metallico risalente all’VIII sec. a.C., a forma di ferro di cavallo alla cui base sono presenti due elementi a spirale sormontati da due anatrelle decorate con motivi che imitano il piumaggio, mentre nella parte superiore si trovano tre piccole sfere.

Glossario

Témenos. Il termine greco indicava originariamente un appezzamento di terreno donato che la comunità riservava come bene inalienabile ed ereditario a dei, eroi, re o cittadini privati come attestato di onorificenza. Confiscati in epoca successiva, il loro proventi erano destinati al mantenimento dei vari culti, per cui, in seguito, il termine venne usato per indicare quelle aree recintate in cui sorgevano luoghi di culto.

Opera isodoma. È un’antica tecnica di costruzione che caratterizza gli edifici risalenti all’età del Bronzo finale, caratterizzata da file di blocchi regolari, ben lavorati e posti in filari orizzontali.

Ambiente ipogeico. Vano sotterraneo, scavato nel terreno e rivestito di muratura, adibito a luogo di culto o di sepoltura.

Bibliografia

Bacco G., Il complesso nuragico di Su Monte in territorio di Sorradile-Oristano, in Quaderni, Rivista archeologica, 8, 1991, pp. 101-117.

Santoni V., Bacco G., Il Bronzo recente e Finale di Su Monte-Sorradile (Oristano), in Atti 2008, Quartu Sant’Elena, pp. 543-656.

Fotografie

Gianni Alvito, Luca Doro

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