di Rita Valentina Erdas e Carmen Delogu
Il territorio in epoca altomedievale e medievale
Agli inizi dell'anno 1000 la Sardegna appare dai documenti divisa in quattro regni, chiamati giudicati: Torres, Calari, Gallura e Arborea. Quest'ultimo era suddiviso in 13 curatorie, o partes, tra cui la curatoria del Mandrolisai, che comprendeva 9 ville tra cui Atzara e il villaggio scomparso di Leonissa (sempre in territorio di Atzara).
Pochi documenti ci parlano del territorio di Atzara in epoca medievale. La fonte più importante è sicuramente il Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, il cui monastero possedeva vastissime proprietà che racchiudevano un'area che va dall'attuale territorio di San Vero Milis a quello di Austis; di questo territorio non faceva parte Atzara, per cui nel Condaghe le notizie a suo riguardo sono pochissime. Troviamo informazioni in due schede: la n. 66 e la n. 98.
Il primo documento (n. 66) ci riporta agli inizi dell'XI secolo e tratta dell'acquisizione da parte del monastero di Bonarcado di un saltus, il salto de Gilcare, grazie alla donazione da parte del giudice Cerkis di una porzione del valore di dege sollos (dieci soldi) alla chiesa di sant'Agostino di Austis e una più piccola del valore di V sollos (cinque soldi) alla chiesa di Sanctu Iorgi de Azara.
L'altro documento (n. 98) ci parla della suddivisione di servi tra il monastero di Bonarcado e l'Arcidiocesi di Oristano: Zuigirido, servo di Sant'Agostino di Austis si era sposato con Maseda, serva della chiesa di San Giorgio di Atzara, facente capo all'Arcidiocesi di Oristano, ed ebbero quattro figli. Secondo le leggi in vigore nel Giudicato di Arborea, i figli vennero divisi tra i due proprietari: Jedida e Furadu andarono al monastero di Bonarcado, mentre Torbini e Furada all'Arcidiocesi arborense. Tra i testimoni che parteciparono all'atto figura anche donnu Petru Cabru presbiteru de Leonissa, ossia il prete del villaggio di Leonissa. Dal primo documento pare che la chiesa di san Giorgio di Atzara fosse in qualche modo legata all'abazia di Bonarcado, ma di fatto non appare all'atto di fondazione di questa, mentre dalla scheda n. 98 si intuisce che la chiesa sia legata all'Arcidiocesi di Oristano.
Questi due documenti ci danno preziose informazioni sul territorio di Atzara in epoca medievale: esistevano due insediamenti, Açara o Azara e Leonissa. Non sappiamo con esattezza quando i due centri siano stati fondati, dai documenti si può solo dire che essi rientravano nel territorio dell'attuale comune e che erano tra loro indipendenti, con due gruppi dirigenti distinti e due diverse parrocchie con relativo parroco. Della villa di Leonissa, che distava pochi chilometri da quella di Azara, rimangono, oltre i pochi resti e la toponomastica, la chiesa di Santa Maria, conosciuta come Santa Maria 'e susu, che ancora esiste, anche se non nelle forme originarie. Nelle Rationes decimarum Italiae-Sardiniae si parla di un presbitero Gregorio che era rettore delle chiese di San Bartolomeo a Meana, Sant'Anastasia di Tunare, Santa Maria di Leonisse e di Spasulee, della diocesi arborense. Le ville di Azara e Leonissa le ritroviamo nella cosiddetta Pace di Eleonora: alla firma dell'atto, il 14 gennaio del 1388 a Sorgono, parteciparono Lotto de Serra majore del villa de Açara, 4 jurados e 4 comorantibus (abitanti) e Mariano Mele majore de Leonissa con 1 jurados e 2 habitatoribus (abitanti).
Dalla seconda metà del Trecento pestilenze e la guerra contro gli Aragonesi portarono a un calo demografico con la conseguente scomparsa dei centri più deboli e la ridistribuzione degli abitanti nei centri più grandi.
Durante il governo spagnolo-aragonese, il borgo che oggi accoglie poco più di 1100 abitanti, godette il privilegio di essere una signoria utile e passò quindi sotto il controllo del re. Nel 1479 re Ferdinando il Cattolico stabilì che le curatorie della Barbagia di Belvì, di Austis e del Mandrolisai rimanessero sotto il proprio controllo.
Le chiese di Santa Maria 'e susu e de josso
Gli edifici sacri presenti nel borgo medievale di Atzara sono caratterizzati da una bellezza semplice ed essenziale. Quelli più antichi sono rappresentati dalle chiese campestri, due sono giunte sino ai giorni nostri, ma è probabile che fossero almeno tre. La più significativa è quella dedicata a Santa Maria Bambina che si erge lungo un leggero pendio d’altura nell’area dove, nel periodo medievale, sorgeva l’antico villaggio di Leonissa o Làonissa. Essa è chiamata dagli atzaresi Santa Maria ‘e Susu, vista la posizione rispetto alla seconda chiesetta campestre. Risale circa all’anno 1000 e la credenza popolare la indica come la chiesa più antica di tutta la zona. Le dimensioni sono modeste, ma conserva un porticato che prolunga quelle dell’impianto originale. Il tetto a doppio spiovente si incontra con i muri perimetrali e la facciata principale. All’interno, infine, ritroviamo un'unica, piccola, navata rettangolare che accoglie un altare in trachite posizionato in tempi moderni.
La seconda chiesa campestre è denominata Santa Maria de Josso perché posta a un’altitudine inferiore rispetto a quella di Santa Maria ‘e Susu. Secondo le fonti, in passato aveva una notevole importanza zonale ed era infatti denominata Santa Maria Bambina de Mandrolisai o de is Novizios. Dell’impianto originale della chiesa non è rimasto praticamente nulla, nemmeno un rudere; vi è traccia solamente di conci e tegole sparse nelle campagne vicine alla chiesa attuale, ricostruita, a poca distanza, negli anni ’70. Infine, pare che in località Monte ‘e Cresia ci fosse una terza chiesetta campestre, ma, attraverso una superficiale ricognizione archeologica, si è rilevata solamente la presenza di un probabile tratto murario poco interpretabile.

Le chiese di San Giorgio e di sant’Antioco
La chiesa dedicata a San Giorgio, consacrata pare nel 1386, è citata nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado. È tra le chiese inglobate oggi nel centro storico e si presenta maestosa nella sua semplicità, anche se non per grandezza, nel colle che domina la piazza principale del paese che da essa eredita anche il nome. Si presenta con un semplice impianto a navata unica rettangolare che accoglie un fonte battesimale datato 1660. La facciata, rivestita in pietre è sovrastata centralmente dal campanile a vela, sicuramente successivo alla prima edificazione della chiesa. Probabilmente è stata edificata nel periodo bizantino ma le notizie sono purtroppo incerte e lacunose.
Tra il XV e il XVII secolo diverse chiese parrocchiali vennero costruite ex novo o ingrandite rispetto alle precedenti, tra queste anche l’attuale parrocchiale di Atzara dedicata a Sant’Antioco Martire, il cui santo si festeggia il 13 novembre. Edificata agli inizi del 1500 in stile gotico-aragonese, presenta una facciata in conci di trachite con un imponente rosone al di sopra del portale d’ingresso. L’impianto planimetrico interno è ripartito in tre navate, una centrale e due laterali, l’abside accoglie l’altare maggiore, mentre le due cappelle laterali ospitano altrettanti altari lignei seicenteschi.
Glossario
Saltus. Territorio prevalentemente boscoso e incolto, fonte importantissima di legname, cacciagione, ghiande per i maiali, pascolo per il bestiame rude, ecc...
Rationes decimarum Italiae-Sardiniae. Registri in cui venivano annotate le decime dovute alla Sede Apostolica da ogni singola parrocchia di ogni diocesi, relativi agli anni 1341, 1342, 1346 e 1350.
Decima. Decima parte dei prodotti che ogni villaggio pagava alla chiesa in base alla propria grandezza e produttività.
Pace di Eleonora. Atto di pace che portò a termine la lotta tra il Giudicato di Arborea e il Regno di Sardegna e Corsica retto da Giovanni I re d'Aragona. Alla firma dell'atto parteciparono i rappresentati istituzionali dello stato, i rappresentanti, i majores e i jurados di tutti i villaggi del giudicato, in numero proporzionale all' importanza di ciascuna villa.
Bibliografia
Bonu R., Ricerche storiche su tre paesi della Sardegna centrale: Ortueri, Sorgono, Atzara, Editrice Sarda Fossataro, Cagliari1975
Boscolo A., La Sardegna dei giudicati. Edizioni della Torre, Cagliari 1979.
Delogu C., Indagine archeologica nel territorio di Atzara. Tesi di laurea magistrale in Archeologia. Università degli studi di Sassari, Sassari 2016.
Pinna A., Il territorio di Atzara tra Medioevo ed età moderna, 1967.
Soddu M.A., Curatorie e chiese Medievali, la curatoria del Mandrolisai. Tesi di laurea in conservazione dei beni culturali. Università degli studi di Sassari, Sassari 2011.
Fotografie: Carmen Delogu