Domenica, 15 Dicembre 2019

Progetto1

Nei giorni scorsi l’Arcivescovo ha inviato alla comunità di Desulo una lettera di solidarietà “in merito alla situazione venutasi a creare con la vicenda dell’Istituto alberghiero, unica struttura di Scuola superiore presente nel comune, che ha permesso in questi anni a centinaia di giovani di conseguire il diploma di Stato, consentendo lo sbocco professionale e l’accesso agli studi universitari”...

di Michele Antonio Corona

La prima classe del corso di studi non si potrebbe aprire poiché sarebbe costituita da soli 10 alunni. In un sistema che pretende numeri e deve basarsi sui conti non ci si può permettere un lusso del genere.
Ribadiamo che questi ragionamenti non ci piacciono in nessun caso, ancor meno quando si tratta di Istruzione e Sanità. Per questo nella lettera non si pensa solo al caso specifico, sebbene di vitale importanza per il territorio comunale e per i paesi vicini, ma si accenna anche alla sorte dell’ospedale di Sorgono. “Sono consapevole – prosegue p. Roberto Carboni – dei profondi disagi che subiscono i comuni della Barbagia a causa dello spopolamento, a cui si aggiunge la viabilità che non favorisce gli spostamenti a causa di strade spesso in cattive condizioni, che diventano ancor più pericolose nella stagione invernale. Altra preoccupazione è il timore della chiusura dell’unico presidio ospedaliero del territorio ubicato nel comune di Sorgono, che comporterebbe profondi disagi per tutti, ma, in particolare, per la popolazione anziana”. I disagi denunciati, quindi, non interessano solo un comune specifico o una precisa fascia d’età, ma coinvolgono tutti: giovani, famiglie, anziani, amministratori, istituzioni. È proprio questa la rete che bisogna considerare quando si sceglie di fare tagli alla spesa e ai servizi fondamentali. Costringere i nostri ragazzi a divenire pendolari dell’istruzione fin dalla scuola primaria ci dovrebbe far riflettere molto. “Ho seguito con attenzione la protesta con la quale avete voluto sensibilizzare l’opinione pubblica: è stata una manifestazione svoltasi con grande senso civile, ma anche con fermezza e so che la vostra istanza è giunta a tutti i livelli amministrativi competenti, sino in Parlamento”. In un momento di grande preoccupazione per le proteste violente in alcuni paesi europei e asiatici, è opportuno sottolineare la possibilità di dire la propria opinione e manifestare il proprio dissenso in modo educato, civile e maturo. La nostra gente sa esprimersi in modo chiaro e deciso anche senza ricorrere a forme di combattimento. La lettera si conclude con la speranza di una soluzione e con un invito alla speranza: “Invito tutti, specialmente i giovani, a non scoraggiarsi, ma piuttosto ad adoperarsi per custodire il proprio ambiente, ricco di storia e di bellezza naturale, e con competenza e creatività riflettano sulle nuove modalità per valorizzare al meglio le risorse naturali, allontanando la tentazione di abbandonare i loro paesi di origine”. Proprio nei giorni scorsi è stata pronunciata durante la presentazione di un piccolo volume di un sardo trasferito in Continente per lavoro l’espressione “migranti per vocazione”.
Sarà vero?


Photo credits: Alessandra Angius

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