di Michele Antonio Corona
La prima classe del corso di studi non si potrebbe aprire poiché sarebbe costituita da soli 10 alunni. In un sistema che pretende numeri e deve basarsi sui conti non ci si può permettere un lusso del genere.
Ribadiamo che questi ragionamenti non ci piacciono in nessun caso, ancor meno quando si tratta di Istruzione e Sanità. Per questo nella lettera non si pensa solo al caso specifico, sebbene di vitale importanza per il territorio comunale e per i paesi vicini, ma si accenna anche alla sorte dell’ospedale di Sorgono. “Sono consapevole – prosegue p. Roberto Carboni – dei profondi disagi che subiscono i comuni della Barbagia a causa dello spopolamento, a cui si aggiunge la viabilità che non favorisce gli spostamenti a causa di strade spesso in cattive condizioni, che diventano ancor più pericolose nella stagione invernale. Altra preoccupazione è il timore della chiusura dell’unico presidio ospedaliero del territorio ubicato nel comune di Sorgono, che comporterebbe profondi disagi per tutti, ma, in particolare, per la popolazione anziana”. I disagi denunciati, quindi, non interessano solo un comune specifico o una precisa fascia d’età, ma coinvolgono tutti: giovani, famiglie, anziani, amministratori, istituzioni. È proprio questa la rete che bisogna considerare quando si sceglie di fare tagli alla spesa e ai servizi fondamentali. Costringere i nostri ragazzi a divenire pendolari dell’istruzione fin dalla scuola primaria ci dovrebbe far riflettere molto. “Ho seguito con attenzione la protesta con la quale avete voluto sensibilizzare l’opinione pubblica: è stata una manifestazione svoltasi con grande senso civile, ma anche con fermezza e so che la vostra istanza è giunta a tutti i livelli amministrativi competenti, sino in Parlamento”. In un momento di grande preoccupazione per le proteste violente in alcuni paesi europei e asiatici, è opportuno sottolineare la possibilità di dire la propria opinione e manifestare il proprio dissenso in modo educato, civile e maturo. La nostra gente sa esprimersi in modo chiaro e deciso anche senza ricorrere a forme di combattimento. La lettera si conclude con la speranza di una soluzione e con un invito alla speranza: “Invito tutti, specialmente i giovani, a non scoraggiarsi, ma piuttosto ad adoperarsi per custodire il proprio ambiente, ricco di storia e di bellezza naturale, e con competenza e creatività riflettano sulle nuove modalità per valorizzare al meglio le risorse naturali, allontanando la tentazione di abbandonare i loro paesi di origine”. Proprio nei giorni scorsi è stata pronunciata durante la presentazione di un piccolo volume di un sardo trasferito in Continente per lavoro l’espressione “migranti per vocazione”.
Sarà vero?
Photo credits: Alessandra Angius