di Michele Antonio Corona
Le cercavo sul muro frontale, come fossero messaggi pubblici per i passanti. Mi attendevo l’equivalente arborense del polemico Pasquino romano, la statua “parlante”, sulla quale si attaccavano nottetempo versi di satira contro i personaggi pubblici della capitale tra il XVI e XIX secolo. Mi attendevo proteste sociali, polemica contro le autorità, sostegno alla ribellione civile, denuncia di ingiustizie o prevaricazioni. Invece, niente di tutto ciò. Sono scritti sul pavimento rialzato e per leggerli bisogna saltare sopra. Questo indica ancora meglio la volontà degli autori di considerare quei messaggi di proprietà e interesse interni. Tra le tante scritte - che vi invito a leggere con attenzione - due balzano agli occhi per la loro forza e per un’ipotetica stessa mano che le ha scritte: Quanto vorrei trovare la forza per cercarti e Quando siamo con amici mi esplode il torace, il mondo tace, siamo solo io e te. Nel primo caso è evidente il forte anelito e desiderio verso un altro, che non riesce a trovare la forza necessaria per iniziare il cammino di ricerca e avvicinamento. Un sentimento che spesso coinvolge anche noi adulti nel processo di cambiamento, di crescita, di conoscenza del proprio io. Sapere che siamo inermi davanti a un obiettivo per il quale dovremmo giocare la nostra intera esistenza. La seconda scritta evoca un amplificato senso di esclusività nella relazione sentimentale: il mondo tace, gli amici non possono vedere ciò che si muove nel cuore e nessuno può mai essere come i due. Questo diario dei ragazzi di quel muretto potrebbe aiutarci a entrare meglio nel mondo giovanile o, almeno, in quella cerchia di ragazzi che hanno lasciato il loro pensare in uno dei luoghi centrali della nostra Chiesa diocesana. Un’antologia di pensieri e sentimenti fissati con un pennarello che parlano di rimpianti, amori, fumo e stelle passando per basse maree esistenziali, per scintille di passione, per una solitudine che viene meno solo a causa della musica. Forse questa terza frase può aprire nuove scie di riflessione: Sei solo tu quello che ho, l’unica droga cui non ho saputo dire di no.