Martedì, 27 Settembre 2022

Sei giovani suore professe perpetue tra le Figlie di San Giuseppe

Mercoledi 8 dicembre, in occasione della solennità dell'immacolata, nella Cattedrale di Oristano, sei giovani, provenienti dall'India e dal Brasile e da poco più di dieci anni a Oristano, hanno fatto la loro professione perpetua tra le Figlie di San Giuseppe di Genoni. 


Si chiamano Adelia, Alana, Anet, Helen, Heloisa e Treasa. A ciascuna abbiamo chiesto di presentarsi e di offrire per il nostro settimanale una breve testimonianza.

01 sr adeliaSuor Adelia

Sono suor Adelia, di nazionalità brasiliana. Sono arrivata in Italia, a Oristano, per proseguire il mio percorso di discernimento vocazionale, nel 2009, insieme ad altre giovani brasiliane delle quali una è mia sorella di sangue: entrambe siamo state chiamate a seguire lo stesso Maestro Gesù. Siamo arrivate qui (poiché in Brasile non è presente una casa di formazione) per fare il nostro percorso formativo dal postulandato, al noviziato fino ad arrivare alla prima professione avvenuta nel 2012. La mia missione continua ancora oggi al servizio della Chiesa che è in Italia; una missione che vivo nella sequela di Cristo e nella fiducia in Lui che, ovunque andiamo, ci fa trovare casa, madre, fratelli e sorelle e nuove realtà da amare. Vivere in una comunità internazionale è certamente un arricchimento reciproco! Infatti, attraverso il dialogo, i racconti di vita e di esperienze di ognuna di noi, ci viene permesso di aprire l’orizzonte alla conoscenza di varie realtà e diventano lo spazio per conoscere mondi, culture, idiomi, ma anche cibi e, insieme, la storia personale, di crescita umana e spirituale di ciascuna; tutto questo senza dover fare spostamenti ma semplicemente nella quotidianità della nostra casa, nel dialogo, nella curiosità e nell’interesse di comprendere la diversità che diventa poi familiarità. L’esperienza del raccontare, ciascuna con passione, la propria terra di provenienza, suscita l’ardore e il desiderio missionario di conoscere quelle realtà. Ciò che ci permette di vivere la fraternità, nonostante le nostre differenze culturali, nel rispetto reciproco è il nostro punto in comune: il seguire Cristo ovunque saremo inviate, dove ciò che è sconosciuto diventa conosciuto con l’esperienza, prendendo forza e vita dalla consapevolezza di essere tutti figli dello stesso Padre che è nei Cieli. È la fede la porta che ci permette di vedere l’altro come fratello e sorella pur nella diversità.


02 sr alanaSuor Alana

Sono suor Alana, provengo dal nord-est del Brasile, dalla città Viana. Dal 2009, il Signore mi ha regalato una nuova terra, un nuovo Paese in cui abitare e vivere la mia missione: l’Italia. Inizialmente ho faticato ad abbracciare la novità, il cambiamento radicale di cultura, di costumi, di abitudini, il doloroso distacco della famiglia, ma ora l’ho fatta un po’ mia e senza timore posso dire che mi sento a casa e di casa anche qui, perché ho imparato ad amare anche questa realtà che è diversa dalla mia ma è altrettanto bella, ricca e coinvolgente. Mentre ero presa e impegnata a pensare ed organizzare il mio futuro elaborando idee e sogni che mi parevano ben chiari e precisi, ecco che arriva Gesù e bussa alla mia porta sconvolgendo tutto ciò che io avevo immaginato e pensato. Questo è successo sul finire delle scuole superiori, quando iniziavo a scegliere un indirizzo universitario su cui costruire il mio futuro e in contemporanea mi preparavo per ricevere il sacramento della Cresima. In questo tempo ho conosciuto più da vicino le suore Figlie di San Giuseppe che prestano il loro servizio nella mia città natale: sono state loro a incontrare e seguire il mio gruppo di catechismo, e penso che il Signore si sia servito di loro per farsi presente a me in modo più evidente, visto che io faticavo a vederlo e a capirlo. Sono rimasta colpita dalla loro vita, dalla loro testimonianza di fede vissuta, dal loro modo di lavorare nella pastorale parrocchiale ma soprattutto la libertà e l’amore che avevano nel dedicare tutta la loro vita per gli altri. Ho iniziato pian piano a capire che il progetto che avevo fatto per il mio futuro non era più sufficiente per rendermi felice e per rendere la mia vita piena. Ero inquieta, mancava qualcosa per soddisfare la mia gioia di stare insieme agli altri con tutta me stessa, senza limiti o condizioni. Ho iniziato a cercare qualcosa o Qualcuno che mi permettesse di donare il mio tempo ma anche la mia vita in pienezza. Ed ecco che l’incontro con Cristo, attraverso queste persone, è avvenuto e si è rafforzato sempre più assieme al forte desiderio di donarmi a Lui servendo gli altri. Ho capito che formando una famiglia tutta mia sarei stata limitata in quell’amore coniugale, che è altrettanto stupendo, che è altrettanto dono di Dio, come ritengo essere la mia famiglia d’origine, ma a me non pareva sufficiente per realizzare me stessa; desideravo avere una famiglia: ho ricevuto da Dio una Famiglia più estesa, capace di abbracciare più membri e più figli, e una scelta come questa ritengo che possa soddisfare il mio desiderio intenso di donazione che fra qualche giorno diventerà perpetuo. Grata al Signore, voglio poter pronunciare le parole di San John H. Newman, che hanno accompagnato me e le mie compagne di cammino fin dal noviziato: Non dico: dovunque andrai, io ti seguirò, ma mi dono a te perché sia tu a condurmi.


03 sr anetSuor Anet

Mi chiamo Anet Jose Pazhayapurackal, originaria dell'India. Ho fatto la professione religiosa tra le Figlie di San Giuseppe di Genoni dieci anni fa. La mia vocazione è nata in famiglia. A casa, ho iniziato a vedere e gustare la bellezza della vita cristiana. I miei genitori e i nonni mi hanno insegnato a pregare e ad ascoltare la Parola di Dio, andavo sempre alla Santa Messa con loro. Mi permettevano spesso di partecipare alle diverse attività parrocchiali e agli impegni di missione. Ricordo ancora, con un po' di nostalgia, quando ci riunivamo la mattina e la sera per recitare il rosario e ascoltare la Parola di Dio. Già da piccola, sentivo l'attrazione alla vita consacrata, grazie all'esempio di alcune sorelle delle Figlie di San Giuseppe che erano presenti in India (L'istituto delle Figlie di San Giuseppe era presente già allora in Kerala, regione dell'India). La spiritualità di questa Congregazione legata alla figura di San Giuseppe ha contributo tanto nella mia scelta. La famiglia ha acconsentito al mio desiderio. Cosi nel maggio del 2006 mio padre mi accompagnò in comunità. Ho professato nel 2012. Più tardi i Superiori mi comunicarono la decisione di farmi venire in Italia. Sono contenta di essere figlia di San Giuseppe. Non è mai venuta meno questa gioia di appartenere a Dio e, ogni giorno, questo desiderio aumenta in me. Sono felice di vivere sempre più e sempre meglio secondo le parole del nostro fondatore p. Felice Prinetti: Sono di Dio, sono tutto di Dio e sono sempre di Dio!


Suor Helen 

04 sr helen

Mi chiamo Helen Jose Thottunkal, sono originaria dell'India. Ho fatto la professione religiosa tra le Figlie di San Giuseppe di Genoni dieci anni fa. La vocazione è un dono di Dio offerto liberamente all'uomo. È un mistero di amore. Perché ogni vocazione è un atto irripetibile dell’amore di Dio. È lui che suscita la volontà di abbracciare la vita consacrata, inspirando le anime a seguirlo da vicino. La vocazione è un progetto che Dio ha pensato per ognuno di noi e a cui rispondiamo attraverso un percorso personale. In questo cammino dobbiamo affrontare diverse sfide e tentazioni che ci potrebbero trascinare indietro. Se la chiamata non fosse basata sulla roccia cadrebbe facilmente. La relazione intima con il Signore, la fraternità e l'amicizia sono fattori che ci sostengono in questo cammino di fede e d'amore. Soprattutto ed esclusivamente nel rapporto con Dio si può vivere la propria vocazione pienamente e consapevolmente. La preghiera non è vista come un dovere, ma un ponte che permette di vivere in contatto con Dio e avere con Lui un dialogo continuo. In questo modo avverti il desiderio di vivere la vita in maniera piena, riconoscendo il valore del mondo, della comunità e delle relazioni umane, attraverso il messaggio del Signore e ti rendi conto che l’amore che ti unisce a Dio, in qualche maniera, ti rende più aperto verso gli altri, cominciando a comprendere meglio il significato della parola fratello. L’appartenenza alla famiglia di San Giuseppe dove le sorelle vivono l’amore che si fa sostegno, sacrificio, gioia e fraternità, mi rendo conto che la vocazione suscita in me oltre a un grande desiderio di impegnarmi per gli altri, sento che i bisogni e le necessità dei più deboli e sofferenti sono al centro dei nostri pensieri. Ci si impegna a essere generosi nella vita quotidiana con chi ti circonda. Quest’apertura dell’orizzonte della vita aiuta ogni persona consacrata a proseguire il suo cammino con entusiasmo e gioia.


Suor Heloiza

05 sr heloizaMi chiamo Heloiza, ho 31 anni, sono brasiliana e dal 2009 abito a Oristano. Perché ho scelto l’Istituto delle Figlie di San Giuseppe? Questa domanda mi riporta al mio percorso vocazionale per dare una risposta prima di tutto a me stessa: credo sia importante avere chiari i motivi per cui si fa una scelta. Ricordo che il timido desiderio che avvertivo nel cuore di consacrarmi a Dio è stato risvegliato proprio dalla gioia contagiante testimoniata dalle suore Figlie di San Giuseppe presenti nella mia città. Una gioia che ha fatto nascere in me il desiderio di seguire quella strada perché con i loro gesti e modi di essere me ne testimoniavano la bellezza. Successivamente, venendo a contatto con gli scritti del nostro fondatore p. Felice Prinetti, ho scoperto il suo continuo invito a vivere nella santa allegrezza. È stato questo tratto del carisma delle Figlie di San Giuseppe, incarnato da quelle sorelle, a farmi scegliere di realizzare la mia vocazione alla vita consacrata in questo Istituto. Mi piace anche pensare che sia stato il Signore a scegliere questa Famiglia religiosa per me, già dal momento in cui ha chiamato alcune Figlie di San Giuseppe a svolgere la loro missione in una terra così lontana e diversa da quella dove l’Istituto aveva avuto origine, perché nel suo progetto d’amore per la mia vita, sapeva che in essa mi sarei realizzata come donna e consacrata. Sono felice di far parte di questa famiglia religiosa, di servire la Chiesa come Figlia di San Giuseppe, non per senso di campanilismo inutile ma perché in essa mi accorgo di poter servire il Signore e di fare del mio meglio per rispondere a quella chiamata iniziale che si realizza e si rinnova nelle scelte e situazioni concrete di ogni giorno. Alla vigilia della mia Professione Perpetua posso dire di essere infinitamente grata al Signore di questo immenso dono.


Suor Treasa

06 sr teasaMi chiamo Treasa Jose Kallooparambil, originaria dell'India. Ho fatto la professione religiosa tra le Figlie di San Giuseppe di Genoni dieci anni fa. Gesù giovane lascia Nazareth e comincia a predicare: convertitevi e credete nel Vangelo. È un invito che rivolge anche oggi a noi, a tutti i giovani. Il giovane Gesù che ha il coraggio di lasciare tutto indietro e intraprendere il nuovo cammino sulla scia della volontà del Padre invita i suoi coetanei ad approfittare della Grazia. Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni e Tommaso hanno avuto il coraggio di rischiare tutto per seguire Cristo. È questo coraggio che manca oggi. È necessario avere fiducia, coltivare la capacità di vivere con sapienza approfittando del tempo che ci dà, vivendo ogni giorno come un dono da non sprecare, ma per guadagnare, giocando con la vita e con le persone. La chiamata del Signore non è un’interferenza di Dio nella nostra libertà, non è una gabbia o un peso che ci viene caricato addosso. Proprio il contrario: è l’iniziativa amorevole con cui Dio ci viene incontro e ci invita a entrare in un progetto grande. Ci vuole come suoi collaboratori. Per accogliere la chiamata di Dio occorre mettersi in gioco totalmente, correre il rischio di lasciare tutto ciò che ci dà sicurezza. L’importante è che ci sia il coraggio di iniziare. Vorrei citare la famosa frase di Oprah Winfrey: uno dei più grandi rischi della vita è non osare mai rischiare. Non abbiamo paura di rinunciare a qualcosa o a qualcuno per qualcosa o per qualcuno che si ama più di se stessi. È questo l’amore che ci dà il coraggio di correre il rischio. Amare è sempre rischioso. San Paolo dice: l’amore mi costringe ad andare oltre. È in questa logica che l’amore di Gesù e l’amore per Gesù ci spinge sempre ad andare oltre, oltre ogni barriera. In particolare, ai giovani vorrei dire: Non siate sordi alla chiamata del Signore, abbiate il coraggio di rischiare per Cristo. Non c’è gioia più grande che rischiare la vita per il Signore! Troverete la gioia piena e duratura. Come dice madre Teresa di Calcutta: La vita è un’avventura, osa!


 

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