Questa settimana abbiamo incontrato allo stadio comunale di Oristano Gianluca Pinna (a destra nella foto) e Bruno Frongia, entrambi di Solarussa, impegnati nel mondo del calcio da una vita, nonostante la loro giovane età. Dopo dodici anni di attività insieme nella Scuola calcio Athletic Solarussa, che ancora conducono da dirigenti, quest’anno sono stati chiamati alla guida della prima squadra della Tharros, società storica oristanese che sta disputando il campionato di Promozione. Un rarissimo caso in cui una squadra ha due allenatori che lavorano in staff, senza gerarchie. Con loro abbiamo voluto fare una disamina del calcio del nostro territorio partendo dalla loro lunga esperienza che li ha visti protagonisti prima come atleti e ora come dirigenti e tecnici.
Partiamo da voi due: è tanti anni che lavorate insieme, qual è il segreto?
Gianluca: Non ci sono segreti, siamo cresciuti assieme sin da bambini. Abbiamo avuto gli stessi maestri, gli stessi insegnanti di calcio: questo ci ha agevolato nella condivisione delle idee, nel vedere determinate cose in maniera uguale, di essere disponibili e pronti al confronto. Per questo abbiamo deciso di lavorare in staff, in tutto e per tutto.
Bruno: Chiaramente abbiamo differenti caratteri, approcci diversi con le persone, ma ci completiamo parecchio. E poi siamo molto autocritici con noi stessi, vorremmo fare sempre meglio, e questo ci aiuta molto tra noi e nelle cose che facciamo.
Entrambi avete giocato nella Tharros: che effetto vi fa allenarla?
Bruno: È certamente un onore. La Tharros è una società storica, quest’anno ha compiuto 120 anni, si può dire che sia la più importante della provincia di Oristano perché da sempre è stata un punto di riferimento per tutti i calciatori dei paesi limitrofi.
Gianluca: Alla Tharros io ho esordito nel calcio degli adulti, mai avrei pensato di allenarla. Ritengo molto gratificante il fatto che la proprietà, apprezzando il lavoro fatto con le giovanili lo scorso anno, abbia voluto in qualche modo premiarci. È una bella occasione per noi, un atto di coraggio della proprietà che ha voluto osare con questa scelta dei due allenatori in staff.
Come mai una società così blasonata è solo in Promozione?
Bruno: Nella realtà calcistica isolana, dove il campionato di punta è l'Eccellenza, sono presenti paesi molto molto più piccoli di Oristano e società molto più giovani della Tharros. Sicuramente la Tharros deve ambire minimo all’Eccellenza. Ma ci vorrà tempo. Ma, da questo punto di vista, si stanno mettendo buone basi. In questo momento abbiamo forse tra i giovani più bravi. E se tu costruisci bene dalle fondamenta, con un'organizzazione importante a livello societario e allo stesso tempo lavori e dai fiducia a questi giovani, stai gettando le basi per un futuro importante.
Una provocazione: parlate di giovani, però in squadra avete calciatori stranieri e alcuni continentali. Come mai?
Gianluca: La proprietà aveva intenzione di cercare ragazzi solo del nostro territorio. Sono stati contattati tantissimi ragazzi che, forse, non hanno creduto nel nostro progetto e hanno fatto altre scelte. Siamo dovuti andare alla ricerca di ragazzi motivati che hanno deciso di sposare la nostra proposta. Ci è andata bene perché abbiamo tesserato ragazzi veramente in gamba, educati in primis, validi eticamente e calcisticamente. Ma è importante dire che non sono tanti: due brasiliani, due siciliani. Tutti gli altri della rosa sono ragazzi del territorio.
Oltre alla Tharros, del nostro territorio arborense in Promozione ci sono Ovodda, Arborea, Samugheo, Ghilarza e Tonara. Poi Mogoro e Terralba per stare in provincia. Oltre la promozione non ne abbiamo. Perché il nostro territorio non riesce a salire di livello?
Bruno: Dipende, in parte, dal fatto che a livello economico non abbiamo tanta forza. Fare una squadra e tenerla in un campionato importante richiede un esborso economico notevole, a meno che non hai la fortuna, come per noi quest'anno, di avere una base di giovani che comunque economicamente riesci a gestire.
Gianluca: C'è da dire che i settori giovanili potrebbero lavorare meglio perché comunque sia è da tanto che i ragazzi della provincia di Oristano non riescono ad andare oltre il campionato di Eccellenza. Per fare una squadra ti servono almeno 20 atleti, ecco perché poi devi andare a pescare fuori, a volte anche stranieri, perché giocatori non ce ne sono più come una volta. È vero che numericamente non siamo tantissimi, perché il bacino d'utenza è quello che è, però i numeri dicono che non sono tantissimi i ragazzi che sono pronti per giocare in categorie superiori. Probabilmente i nostri settori giovanili devono farsi un mea culpa e cercare di lavorare in meglio.
Di ragazzi non ce ne sono per il fenomeno dello spopolamento o forse quelli di oggi non sono così appassionati come quelli di una volta?
Gianluca: Quando dicevo che i settori giovanili possono lavorare meglio mi riferivo anche a questo. A volte diciamo che quel bambino è monello, e la tentazione è quella di metterlo da parte. Ma quel bambino ha probabilmente una storia dietro. Cosa c'è dietro quella storia? Un ragazzo che abbandona il calcio ha una storia dietro. I settori giovanili, probabilmente, devono fare anche mea culpa per questo, perché probabilmente non si sta lavorando come si dovrebbe per far sì che un ragazzo inizi un percorso e lo termini in un calcio adulto. L'abbandono a 16, 17, 18 anni è sempre più frequente. I settori giovanili probabilmente devono rivedere la loro metodologia, il loro modo di fare e quello che stanno mettendo a disposizione dei ragazzi, delle famiglie. Non ci si deve limitare solo a insegnare calcio.
Bruno: Lavorare in un clima sereno ti aiuta ad aspettare il ragazzo che magari, al suo massimo ci arriva un po’ più tardi. Lavorare in un clima sereno ti permette di seminare bene per poi far crescere il ragazzo. Puntare solo ai risultati, come spesso accade, porta il ragazzo a non essere aspettato e invitarlo all’abbandonare il calcio. Ecco perché poi c'è poco più di niente. A livello di Elite abbiamo solo tre società giovanili del territorio: Solarussa, Terralba e il centro Simba di Palmas Arborea. Ce ne potrebbero essere di più se si lavorasse in un certo modo.
Un’ultima domanda: dove arriverà la Tharros quest'anno?
Gianluca: L’obiettivo è tenere la categoria. Dopo la retrocessione dall’Eccellenza la proprietà ha voluto imbastire un nuovo progetto, ripartendo quasi da zero, cercando di costruire basi importanti per poi valutare se si potrà fare un passo in più.
Bruno: Come ha detto Gianluca, il primo obiettivo è mantenere la categoria. E poi lavorare col settore giovanile. L'anno scorso abbiamo ripreso con l'Under 18, quest'anno sono stati inserite le categorie Under 19 e Giovanissimi. Con la prima squadra cercheremo di non soffrire fino all'ultimo, se poi dovesse arrivare qualcosa di meglio andrà certamente bene. Non ci tiriamo indietro di sicuro.

Una recente formazione della Tharros 2025-2026
Pubblicato su L'Arborense del 2 novembre 2025

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