Sabato, 16 Maggio 2026

 

Caro Davide, i tempi morti saranno sempre di meno quando ti chiederai cosa fare del tuo diaconato. Il tuo tempo sarà per la Parola, l’Eucarestia e i poveri. Con queste parole mons. Roberto Carboni si è rivolto a fra Davide Corongiu, frate cappuccino di 29 anni, di Laconi, che nel suo paese natale ha ricevuto l'ordinazione diaconale mercoledì 17 settembre, festa liturgica dell’impressione delle stimmate di San Francesco d’Assisi.

*di Fabio Murgia

L’Arcivescovo ha proposto al novello diacono e ai numerosi fedeli presenti un’approfondita riflessione su tre prospettive del diaconato, facendosi ispirare da San Francesco. Sai che il diacono deve proclamare il Vangelo, annunciarlo e predicarlo: questo dovrai fare anche tu, caro fra Davide. Ma non solo questo. Occorre che la parola del Vangelo entri nel tuo cuore e nella tua vita, e si trasformi in vita vissuta.32 foto ordinazione diaconale fra davide corongiu foto fabio murgia 6 COPIA

Nel celebre romanzo Il diario di un curato di campagna c’è un dialogo tra un anziano sacerdote e un giovane in cui il prete dice: La parola del Vangelo quando la prendi in mano deve bruciarti come un ferro incandescente, perché se ti lascia indifferente allora vuol dire che non ti lasci avvicinare da questa parola! Caro Davide ti auguro di essere bruciato dalla Parola, perché la gente che si avvicina non veda in te solo l’aspetto esteriore della liturgia, che è pure importante, ma veda che la Parola che tu hai proclamato ti ha cambiato e ti rinnova continuamente.

L’Arcivescovo ha poi proseguito: San Francesco diceva che ogni giorno Cristo attraverso le mani del sacerdote si umilia e viene in mezzo a noi, scende dal suo trono regale. Ricordalo quando, come diacono, anche tu dovrai distribuire la comunione, magari ai malati, quando tu stesso riceverai l’Eucarestia: è un segno dell’umiltà di Dio! San Francesco lo dice ai presbiteri, ma credo che possa valere anche per i diaconi: dobbiamo celebrare con purezza di cuore e di intenzione. Non si celebra l’Eucarestia per far piacere a qualcuno, ancora meno la si celebra per raccogliere offerte. Si celebra l’Eucarestia perché questo è il mandato del Signore, perché Cristo sia presente in mezzo alla comunità. Infine, un ultimo aspetto: Ci troviamo nel santuario di Sant’Ignazio da Laconi, che ha tradotto in modo mirabile l’insegnamento di Gesù e di Francesco, facendosi attento ai poveri, servendoli, avvicinandosi e aprendosi a loro. Ricorderai che all’inizio della sua conversione Francesco andava a servire i lebbrosi. Oggi ci sono soprattutto lebbrosi spirituali che hanno bisogno di essere curati. Questo è il compito che dovrai portare avanti lasciandoti guidare da questi esempi: i poveri devono toccare con mano quello che hai ascoltato nella Parola e quello che hai contemplato nell’Eucarestia.

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La comunità laconese e tanti amici di fra Davide hanno voluto essere presenti in occasione dell’ordinazione: tra loro i genitori, la sorella e i numerosi familiari. Tanti i concelebranti presenti, la maggior parte sacerdoti cappuccini, tra cui p. Matteo Siro, il Provinciale dei Frati Cappuccini di Sardegna e Corsica.

Erano presenti anche alcuni dei suoi compagni di cammino e studio, anch'essi tutti diaconi. La celebrazione è stata animata dal grande coro che si è formato per l’occasione, guidato da Nicola Lentis e composto dal Coro Polifonico laconese e dal Coro Femminile laconese. La festa è continuata poi con un momento di convivialità fraterna nel campetto dell’oratorio parrocchiale.

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L’ordinazione diaconale di fra Davide Corongiu è stata una giornata intensa di fede e di festa per tutta la comunità di Laconi. L’ultima volta era stata nel 1987, quando nella chiesa parrocchiale furono ordinati due diaconi: Attilio Erdas e Luigi Murgia. Abbiamo rivolto, a qualche giorno di distanza dall’ordinazione, alcune domande a fra Davide che, dopo 38 anni, raccoglie questo simbolico testimone del diaconato.

Qual è il tuo stato d’animo?

Sto vivendo momenti che a livello emotivo sono davvero forti: li sto ancora scoprendo, devo ancora consapevolizzarli. È un momento di grazia importante: questo è quello che a me è arrivato. I doni, ovviamente, non si possono che accogliere con gioia, intendendo quest’ultima come grazia forte. Questo mix di emozioni, questo aspetto della gioia è dato dalla Chiesa come comunità, riunita per presentare una sorta di offerta al Signore attraverso la vita di una persona che però è al servizio di tutta la comunità ecclesiale. Nella Chiesa si crea una comunione molto bella per questo momento che viene vissuto come un dono, che viene accolto nella gioia del far parte dell’unica Chiesa.

Dove e come vivrai la tua esperienza da Diacono?

La vivrò nella comunità di Bastia, nella Diocesi di Ajaccio, dove si trova il convento dei frati cappuccini in Corsica, in cui mi trovo da due mesi. Ancora non so di preciso quali saranno i miei compiti, ma ho visto che è una comunità povera di sacerdoti, dunque è probabile sia chiamato sia al servizio ecclesiale dell’annuncio della Parola sia alla vita fraterna spesa a servizio della Chiesa locale.

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Quando hai iniziato il cammino tra i frati Cappuccini pensavi di arrivare all’ordinazione diaconale oppure è una scelta maturata con il tempo?

Parliamo oggi di un’ordinazione diaconale transeunte, l’ha ricordato anche l’Arcivescovo nell’omelia: è di passaggio, in vista di un’altra tappa che è l’ordinazione presbiterale. Sentivo di avere una chiamata alla vita sacerdotale, ma non ne avevo la certezza. Il desiderio lo si ha dentro, lo si sente: poi ci sono tante cose del discernimento e della formazione che ti portano a scoprire effettivamente se sei chiamato intanto alla vita religiosa, ma poi nello specifico alla vita sacerdotale. La vita religiosa ti insegna ad arrivare alle cose in maniera graduale: ecco, per me il diaconato è un momento di passaggio.

Rispondere alla chiamata di Dio alla vita religiosa, nel nostro tempo, non è facile. Che consiglio dai a chi vorrebbe intraprendere questo cammino?

Dare consigli è un po' complesso, perché ogni storia è a sé: dipende da tanti fattori umani, caratteriali. Ognuno ha bisogno di altro, questo è sicuro, perché tutte le persone sono diverse grazie a Dio. Mi viene in mente una frase di San Paolo VI: L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri è perché sono testimoni. Questa frase dice molto delle necessità vocazionali del mondo di oggi. Quindi trovare persone che diventano testimoni, questo è importante! L’uomo è attirato da testimoni, da persone che vivono veramente il Vangelo e che poi decidono di andare al di là dell’umanità della persona, facendosi guidare dalla gioia. C’era una suora a cui un giorno domandai: Vale la pena seguire il Signore? Lei mi rispose: No, non ne vale la pena. Ne vale la Gioia! Direi che più dei consigli bisogna essere attenti a captare e rispondere alla domanda: che cos’è che ti rende felice? Hai bisogno di vedere una gioia profonda che è quella di Gesù, del Vangelo. In questo caso devi trovare persone che sono riempite da questo, e che ti portano a dire: c’è una vera Gioia!


 

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