Lunedì, 15 Dicembre 2025

 

Domenica 26 ottobre, con la celebrazione nella Pieve di Santa Maria presieduta da dom Luigi Tiana, Abate di San Pietro di Sorres, si sono concluse le Missioni Popolari che la comunità di Cabras ha vissuto, dal 10 ottobre, grazie al ministero dei Servi e delle Serve del Cuore Immacolato di Maria. Di questa esperienza abbiamo parlato con Mario Piatti, Vicario Generale dell’Istituto.

 di Gian Matteo Mureddu

Due settimane a Cabras ma, per lei, non è la prima volta nella nostra Arcidiocesi.

Sì, è vero: anni fa sono stato a Oristano, dove ho conosciuto mons. Giuseppe Sanna quando era parroco a San Sebastiano, e insieme abbiamo organizzato una settimana sociale. Da lì è nata una bella amicizia non solo con me ma anche con altri religiosi, come Stefano Gavallotti che è il responsabile dei gruppi laicali in Sardegna. Fino a poco tempo fa non avevamo una casa in Sardegna, ma ai primi di ottobre ne abbiamo aperto una ad Alghero.

Alcuni di voi sono stati a Cabras due anni fa portando l’immagine della Madonna di Fatima.

Esatto. Tra le attività del nostro Istituto vi è la predicazione mariana, e in particolare la devozione alla Madonna di Fatima: da diversi anni ci è stata affidata una delle tredici immagini ufficiali del Santuario, che è quella che è venuta a Cabras con la Peregrinatio Mariae del 2023.

Che differenza c’è tra la predicazione mariana e le missioni popolari?

La predicazione è un invito ai fedeli ad avvicinarsi a Maria, e tramite lei a Gesù e al Padre. La Missione ha lo scopo di portare la Parola di Dio nella vita delle persone, nei luoghi dove vivono la loro vita, dove lavorano, entrare nelle case, nelle famiglie, incontrare i malati, i bambini…

Quale bilancio si può trarre da questa Missione?

Per noi è stata una bellissima esperienza. Certamente viviamo nella nostra epoca: ci sono persone che fanno un cammino di fede fervido e profondo, e ce ne sono tante altre indifferenti, oppure credenti ma non praticanti. Sono state due settimane intense in cui si è cercato di arrivare a tutti. Poi, solo Dio sa l’esito, ma questo è l’inizio di un cammino, non la conclusione. Per noi è stato bello, perché anche tra le difficoltà è bello portare la Parola del Signore. Ma credo lo sia stato anche per la gente: in questi giorni è nato un rapporto di fede e di amicizia con tante persone, abbiamo visitato molti malati, persone che vivono in solitudine a causa delle malattie o dell’età… La missione continua sollecitando ciascuno di noi ad aprire il cuore agli altri, a tirare fuori le risorse di bene che ha dentro. Oggi i sacerdoti hanno bisogno più che mai di collaborazione spirituale, prima di tutto nella preghiera, ma poi anche mettendo a disposizione i talenti che ognuno ha.

A proposito di talenti: ne ha scorto qualcuno in particolare?

Un talento che ho visto a Cabras è la musica, e questo è molto bello perché la musica è uno strumento di espressione meraviglioso. Poi i problemi ci sono: i giovani, soprattutto, accanto ad alcuni che sono encomiabili per il servizio alla comunità, ve sono tanti altri che vivono in maniera un po’ sfilacciata. Ma questo è vero ovunque, anche nella nostra parrocchia a Roma: c’è sempre più il rischio che i ragazzi arrivino alla Cresima e poi abbandonino, quasi che sia un diploma e non un punto di partenza o una tappa nella vita di fede. Quindi c’è da lavorare, ma con pazienza e amore, accompagnando i ragazzi, inventando anche nuovi modi per far sentire loro che il Signore li cerca.

Cosa vi portate via da questa esperienza?

Ogni missione è una grazia. Mi ricordo che quando facemmo una missione a Padova, nel 1999, il vescovo disse: Voi venite a seminare! Ma questo vuol dire che i frutti non si vedono mai subito: si semina e si ci si affida alla Grazia di Dio. Posso dire che dal punto di vista personale questa Missione mi ha dato tanto, alcune persone che ho incontrato, la loro esperienza, anche una parola di contestazione, mi ha fatto riflettere su quanto ciascuno di noi deve prendere a cuore gli altri. Certo, noi sacerdoti siamo chiamati prima di tutto a portare la Parola di Dio, ma nessuno è su un piedistallo: per questo dobbiamo essere vicini alle persone. C’è sempre un tocco della Grazia che passa dal cuore di chi incontriamo, e di questo rendiamo grazie al Signore. Quindi, sì, i problemi ci sono, qui e ovunque, inutile negarlo, ma credo che la sfida, in un mondo per tanti versi devastato e indifferente, sia quella di testimoniare la luce del Vangelo. E in questo il messaggio di Fatima ci può aiutare tantissimo..

 

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