Martedì, 30 Giugno 2026

 

Ogni settimana dell’ottobre missionario è guidata da un’esortazione. Quella della prima settimana è Riaccendere la Speranza. Nel messaggio della GMM 2025, emerge con forza l’invito a essere artigiani di speranza, in un’umanità spesso ferita. 

Seguendo le orme di Cristo, i cristiani sono chiamati a trasmetter la Buona Notizia condividendo le concrete condizioni di vita di coloro che incontrano, diventando così portatori e costruttori di speranza. Con questo spirito, abbiamo chiesto di condividere la sua esperienza a Tiziana Tocchi, missionaria dell’Immacolata Padre Kolbe, istituto secolare di laiche consacrate che si dedicano all'evangelizzazione e all'aiuto dei poveri, ispirandosi allo spirito di San Massimiliano Maria Kolbe. Dopo 12 anni di presenza nella nostra Arcidiocesi, inserita nella comunità missionaria presente a Santa Giusta, in questo mese raggiungerà le missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe di Harmeze in Polonia. Sin d’ora, a nome dell’Arcivescovo Roberto, di tutta l’equipe del Centro Missionario diocesano, ringraziamo Tiziana per la sua preziosa presenza, per aver condiviso il dono della fede e della sequela di Cristo in questi anni attraverso il suo amorevole servizio nell’Arcidiocesi Arborense: la accompagniamo con la preghiera nella sua nuova missione.

Raccontaci. Come è stato l’inizio qui da noi?

Era il 2013: il volo Bruxelles-Cagliari mi fece arrivare qui, sull’Isola. Fin dagli inizi ho partecipato, anche con una certa curiosità, alle attività del Centro Missionario Diocesano ricordando il tempo della mia giovinezza che mi aveva visto attiva nelle attività parrocchiali e nelle iniziative del CMD della diocesi di Bologna. Alcuni anni dopo ho sostituito la missionaria che mi aveva preceduta nel servizio di segretaria al CMD. Sono stata accolta calorosamente da Francesca Mura e dagli altri membri con cui ho vissuto anni di collaborazione e impegno nell’organizzazione delle varie attività e iniziative dell’ottobre missionario. Ho l’impressione che gli anni siano trascorsi velocemente, che il tempo sia volato: ora che sono in partenza per la comunità di Harmeze, in Polonia, non posso che dire a tutti: Grazie!

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Quali momenti ricordi con più gioia?

Tra i tanti, ricordo gli interessanti e arricchenti incontri regionali che periodicamente si facevano a Macomer. È stato arricchente poter condividere il dono della fede, della missione con tante persone e cercare di aiutare la Chiesa arborense a mantenere accesa la fiamma della missione. Il Vangelo, l’ho sperimentato, passa innanzitutto attraverso le relazioni. Ecco… più che momenti mi sento di ricordare le persone. Mi ha aperto gli orizzonti incontrare e ascoltare le esperienze di don Luciano Ibba, di p. Alessandro Brai, di suor Annalisa (solo per citarne alcuni) così come determinante è stato leggere le mail e le testimonianze di tanti nostri missionari diocesani desiderosi di essere in comunione con la Chiesa di origine, nella certezza che sono stati inviati in quelle terre dal Signore proprio attraverso di essa.

Quali, invece, i germogli di speranza?

In questi ultimi anni ho avuto la gioia di vedere l’equipe del CMD in crescita, desiderosa di essere al servizio, pur considerando gli impegni lavorativi e familiari di ciascuna e di ciascuno. Su richiesta del nostro Arcivescovo e di don Simon Pedro abbiamo realizzato un corso di preparazione al volontariato, offrendo una preparazione biblica, ecclesiale e concreta. Fra i tanti, ringrazio Laura, Sara, Rina e Sandra per il coraggio che hanno avuto di vivere l’esperienza missionaria condividendo il dono della fede coi fratelli e le sorelle del Brasile e della Bolivia e per aver arricchito le loro parrocchie e la nostra Arcidiocesi con la testimonianza della loro esperienza. Un piccolo germoglio di speranza sono stati anche gli articoli su L’Arborense in occasione dell’ottobre missionario e una volta al mese: credo abbiano aiutato a mantenere la mente e il cuore aperto verso altri popoli, altre realtà, nella lotta quotidiana contro l’egoismo e le chiusure.

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Quanto ti senti di aver dato e quanto, invece, hai ricevuto in questi anni?

La Chiesa, che per natura è missionaria, chiama e invia a condividere la fede e l’esperienza di Cristo a tutti i popoli. Ho fatto tante volte esperienza di donare e, incontrando lì il Signore, a ricevere molto, ma molto di più di ciò che si è donato. Sono 40 anni che il Signore mi ha chiamato a una vita consacrata e missionaria e, pur appartenendo a un Istituto di persone consacrate, quando cambio luogo geografico, mi sono sempre sentita inviata dalla Chiesa ad annunciare prima con la vita e poi, se necessario con la parola, l’amore misericordioso del Padre sotto lo sguardo materno e premuroso della Vergine Maria che ha donato al mondo Gesù e continua a donarlo e farlo nascere nei cuori degli uomini. Spesso sperimento la mia povertà, quello che mi manca, quello che vorrei e dovrei essere: ma poi faccio un atto di grande fiducia nel Signore che vuol passare attraverso di me, vuol raggiungere le sue creature anche attraverso le mie debolezze e povertà. In questo, quante volte lui mi ha fatto meravigliose sorprese!

Come ti stai preparando a questo trasferimento?

Ogni partenza è dolorosa, è lasciare amicizie, sorelle e fratelli con cui si è condiviso un tratto di strada, con cui la fede si è rafforzata: è croce. Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua, diceva Gesù. Ma è una croce gloriosa, una croce missionaria certa che il Signore è già là, nella nuova terra, che mi attende. Facendo parte di un Istituto secolare le scelte avvengono in un clima di ricerca e discernimento, ma non siamo una Chiesa a sé, mi sento parte sia della Chiesa diocesana che universale, quindi mi sento inviata dalla comunità. Mi sento di affermare che la comunità è chiamata a partire con me, risvegliando l’essere missionari che comincia col partire rinunciando e sé stessi per camminare e seguire il Signore Gesù e con lui vivere e testimoniare il grande amore per ogni persona.

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Cosa auguri alla Chiesa arborense?

La situazione culturale e sociale che stiamo vivendo rende difficile il nostro essere cristiani, oggi è il tempo della coerenza… Viviamo in un Paese cristiano, non siamo vittime di persecuzioni, ma la mentalità, l’aria che respiriamo spesso non ha il profumo del Vangelo. Auguro alla Chiesa arborense il coraggio della testimonianza gioiosa della fede. Tutti siamo consapevoli che i sacerdoti, noi consacrate, i religiosi, siamo sempre meno numerosi: dunque il mio augurio è un invito, un richiamo per i laici. Auguro a voi, laici, di vivere in un clima di sinodalità e corresponsabilità nella Chiesa e che sentiate e sperimentiate sempre più la gioia della missione, di essere chiamati e inviati a vivere, testimoniare e annunciare il Vangelo nel quotidiano, con semplicità e profondità. Fidandovi dell’opera di Dio che quel seme gettato con un sorriso, una parola porterà frutto…

A cura di Missio Oristano


 

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