Venerdì, 15 Novembre 2019

Progetto1

Un giorno Issa, un mio studente ex analfabeta, è andato da Livorno a Firenze per l’appuntamento con la Commissione territoriale. All’andata è stato accompagnato in pulmino, al ritorno ha preso il treno da solo. “Sarà stato difficile, come hai fatto?” - gli ho chiesto...

di MAC

Con orgoglio e soddisfazione mi ha detto: “Ho letto Livorno. Grazie a te!”. Ha saputo leggere e decifrare il tabellone, trovare il binario e salire sul treno giusto...

Da sé. Questo è il potere del conoscere e capire la lingua. È una tra le tante storie che la prof.ssa di italiano Arianna Obinu ha raccontato nel suo libro Abbecedario della mia tribù. A scuola di italiano a Livorno (Ed. Erasmo 2019), presentato venerdì 26 luglio alle 21 nel Centro Servizi Culturali di via Carpaccio a Oristano. Un volume che si snoda attraverso 21 paragrafi in sequenza alfabetica: a ogni lettera corrisponde una parola chiave che concentra il racconto o la riflessione. Arianna, livornese di genitori sardi, ha insegnato italiano in varie nazioni dell’Africa Settentrionale, fino a divenire docente e sorella maggiore di molti immigrati e richiedenti asilo che si stabiliscono a Livorno. Lo scrivere fluido e appassionato permette al lettore di entrare in un mondo in cui le differenze di pelle, di cultura e di religione non si annullano, ma definiscono il rapporto tra la docente e gli studenti e tra gli stessi alunni, che provengono da nazioni molto differenti. Arianna ha la capacità di unire i pensieri attraverso un linguaggio che pennella quadri vividi e reali. Non risparmia analisi sferzanti davanti alle deficienze culturali delle istituzioni scolastiche di molti paesi africani, non nasconde l’uso strumentale e oppressivo delle imposizioni religiose, non confonde in nessun modo la docenza con la superiorità. Il racconto di vita dei suoi alunni spesso nasce davanti a un evento improvviso come l’osservazione di un quadro di Cesare Bartolena nel Museo Fattori di Livorno. Nel guardare il quadro, riportato come immagine del presente articolo e nella copertina del volume, uno studente esclama: “Questi siamo noi”.

Fino ad allora parlare della Libia – scrive Obinu - o del viaggio per mare era stato un argomento accuratamente evitato. Quella fu l’occasione per aprirsi all’ascolto dei loro racconti. Il Calambrone scambiato per una spiaggia libica, Livorno sullo sfondo paragonata a Tripoli, i garibaldini del quadro, simili ai partenti d’oggi, i migranti d’Africa.

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