Lunedì, 11 Maggio 2026

 

Caro Direttore,
                                desidero fare “a voce alta” un commento all’ultimo comunicato stampa della CES...

Il fenomeno migratorio attuale è una realtà molto complessa che presenta diversi livelli di approccio (giuridico, economico, politico, morale), che non possono essere semplificati nella sterile dialettica accoglienza/non accoglienza, molto utile al mondo mediatico, ma non a chi con serietà voglia capire qualcosa del fenomeno. Affrontando lo studio del fenomeno secondo i vari livelli ci si accorge che non se ne può fare un’ideologia né politica né religiosa. Non è in ballo la carità (virtù teologale), ma la prudenza politica e la giustizia (virtù morale). Mi permetto di rivolgere solo alcune domande a tutti noi come Chiesa.


1. Davvero siamo convinti che nel fenomeno migratorio attuale, per come è gestito oggi in modo così pasticciato, confuso e interessato da parte di tanti (alla partenza e all’arrivo), c’entri qualcosa il comandamento della “carità, come banco di prova dell’autenticità della propria fede”? È chiaro che se ti trovi alla porta un bisognoso devi soccorrerlo, ma vogliamo ridurre a questo il fenomeno attuale?


2. Davvero siamo convinti che le navi delle ONG siano agenzie umanitarie e di beneficienza? Basti solo un dato: da quando le ONG (finanziate da privati e da associazioni filantropiche, e alcune le conosciamo bene!) operano sulle coste libiche lungi dal salvare vite, ne promuovono la morte. Esse operano come fattore incentivante le partenze dei gommoni dalle coste, causando così anche molti incidenti in mare: lo ha dimostrato Francesca Totolo mettendo insieme i dati pubblicati su Missing Migrants.


3. Viene giustamente richiamata dai vescovi sardi la pratica dei corridoi umanitari, “che regolano il flusso in origine e assicurano condizioni di dignitosa integrazione per le persone”. Benissimo, ma siamo consapevoli che chi scappa da guerre e carestie costituisce il 7-8% di tutto il fenomeno migratorio? Che la maggior parte sono giovani che hanno già un lavoro, ben integrati nel loro Paese, dunque sono solo migranti economici, allettati dal welfare europeo, che rientrano in quelle competenze giuridiche che nascono dalla prudenza politica di cui parla anche Papa Francesco?


4. In cosa consiste il “bene comune rettamente inteso” per gli italiani, per i sardi, per i disoccupati, per i poveri in aumento in Italia (nel 2017 ben 2,7 milioni di italiani sono ricorsi alla mensa dei poveri), per le comunità africane?


5. Chi sta interpellando e ascoltando oggi i vescovi africani, per sapere cosa pensano della emorragia di giovani in età produttiva che le loro comunità subiscono da anni, a causa della propaganda “occidentalizzante” diffusa nelle loro comunità? Da anni essi invitano i giovani a non abbandonare le loro comunità di origine.


6. Come cristiani dobbiamo affrontare i fenomeni sociali solo con le emozioni e il sentimentalismo del momento? È vero che ci sono “legittime paure fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano”, e che queste paure non devono determinare le nostre risposte, non devono compromettere il rispetto e la generosità. Ma occorre anche piena razionalità morale se non vogliamo “usare” il fenomeno migratorio per dire solo dolci parole di solidarietà, e magari un giorno accorgerci che mentre stavamo predicando carità, altri stavano trafficando uomini per loschi interessi privati.


7. Una rondine non fa primavera, dice il proverbio. Ma molte rondini insieme forse sì… Da diversi anni molti sostenitori e ideologi della cosiddetta globalizzazione ritengono che i problemi demografici dell’Europa trovino facile soluzione nel favorire l’immigrazione dai Paesi africani e asiatici. La chiamano “la grande sostituzione” (The Great Replacement). Persino l’ONU parla chiaramente della necessità di un’immigrazione sostitutiva nel documento:Replacement Migration: IsIt a Solution to Declining and Ageing Populations? Ora se tante persone così influenti tutte insieme pensano questo, può essere che ne siano in qualche modo anche i promotori? La Chiesa in che modo allora dovrebbe giudicare questo progetto “sostitutivo”, mentre la famiglia naturale viene continuamente denigrata e svilita dagli stessi critici della scarsità demografica?


L’Accoglienza a cuore aperto, “considerando le esigenze di tutti i membri dell’unica famiglia umana e il bene di ciascuno di essi”, richiede come sappiamo un vero senso della giustizia nel rispetto delle comunità sia africane che italiane. Accoglienza a cuore aperto, certo, ma con prudenza lucida e ferma volontà di giustizia a tutti i livelli.

                                                                                                                                                                Roberto Caria
                                                                                                                                                                  www.pfts.it

 

 

Photo by Tom Cleary on Unsplash
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