Venerdì, 15 Novembre 2019

Progetto1

Un’altra caratteristica identitaria, anche se non esclusiva della storia della nostra Ecclesia Arborense, è la profonda dimensione mariana della nostra fede...

di Tonino Zedda

Papa Paolo VI nella sua visita alla Basilica di Bonaria di Cagliari, nel lontano 1970, ebbe a dire che il vero cristiano è anche profondamente mariano. Questa profonda identità riguarda tutti i cristiani, ma possiamo dire che, in modo davvero peculiare, coinvolge intimamente e storicamente anche gli arborensi. La Vergine Maria è invocata con mille titoli in tutte le comunità parrocchiali della nostra diocesi. Tutte le foranie sono, per volontà del Sinodo diocesano del 1960, intitolate a varie invocazioni mariane. Tra tutti questi titoli, i medievali dicevano che de Maria numquam satis, due invocazioni predominano sulle altre: Nostra Signora del Rimedio e Nostra Signora di Bonacatu: questi due titoli sono legati alla nostra storia e al nostro territorio, e precisamente a due località: la chiesa, un tempo parrocchiale,sorta alle porte della Città e un antichissimo santuario, di chiare origini monastiche (forse bizantine) posto nel paese di Bonarcado. La devozione alla Madonna, invocata con il titolo del Rimedio, risalirebbe agli inizi del sec. XIII e sarebbe strettamente legato San Giovanni de Matha, fondatore dell’Ordine Trinitario. Questo religioso sperimentò, nella sua vita, alcuni prodigiosi interventi della Madonna, all’interno della sua azione pastorale per la redenzione degli schiavi. Quest’Ordine religioso aveva come titolo nativo la devozione alla Vergine del Rimedio. La diffusione del culto a Nostra Signora del Rimedio segue perciò le piste dell’apostolato dei Trinitari e si propaga in tutte le chiese del Mediterraneo. Ebbe la sua culla a Roma dove, dal 1209, l’Ordine Trinitario, approvato nel 1198 da Papa Innocenzo III, stabilì la sua sede. Un episodio, storicamente documentato della devozione a N.S. del Rimedio, è quello relativo alla flotta, capitanata da Giovanni d’Austria, che il 7 ottobre 1571, a Lepanto, bloccò l’avanzata degli islamici che intendevano invadere l’Europa. Prima di veleggiare contro il nemico, il generale austriaco si diresse alla chiesa dei Trinitari a Valenza (Spagna) è invocò la protezione di Nostra Signora del Rimedio. Un documento della fine del XVI secolo, riportato da Giovanni Spano, ricorda come un certo Nicolò Manca, di Sedilo, accusato di favoreggiamento, sottoposto a tortura, implorò la propria innocenza alla Madonna con una invocazione che la storia ci ha riportato: Sa Virgine Maria de su Remediu, proite qustu a mie!”.

Rimedio Faedda 2018

Anche nella Cattedrale di Oristano, nella cappella gotica sopravvissuta all’ampliamento settecentesco, si erge una bellissima e preziosa statua in pietra che rappresenta una tra le immagini mariane più antiche della Sardegna, la Madonna del Rimedio: una Madonna, in posa provenzale, che presenta il suo figlio, bambino, come Rimedio: Gesù è curiosamente raffigurato con un uccellino in mano… allusione allo Spirito Santo. Il simulacro policromo in pietra, di probabile autore sardo, è databile tra la fine del ‘200 e l’inizio del ‘300 e potrebbe essere la statua mariana più antica dell’intera Isola. Il santuario diocesano del Rimedio è da secoli meta di pellegrini, che venerano Nostra Signora del Rimedio soprattutto durante la novena e la festa popolare che si celebra il 7 e l’8 settembre di ogni anno. Fin dal 1700 ci furono i primi interventi diretti alla conservazione e all’ampliamento del piccolo santuario. Nel 1806 venne eretto l’altare maggiore, pregevole opera in marmi intarsiati e policromi di bottega sardo-lombarda. Gli interventi più significativi sono però della seconda metà dell’800 a opera degli arcivescovi Sotgiu, Serci Serra, Zunnui, Casula e Tolu. Particolare zelo espresse l’Arcivescovo Paolo Maria Serci. Ritenendo più che un dovere del suo Ministero Pastorale, un bisogno del cuore quello di promuovere la maggiore diffusione possibile del culto verso questo titolo, il 30 aprile 1892, emanò precise norme riguardati la chiesa del Rimedio. Il santuario fu posto sotto la diretta custodia e sorveglianza del Capitolo Metropolitano: da allora l’arcivescovo nomina un canonico cappellano del santuario. Il 23 aprile 1893, presente anche il vescovo di Bisarcio (oggi Ozieri), mons. Serafino Corrias, nativo di Ghilarza, l’arcivescovo Paolo Maria Serci Serra consacrò l’altare maggiore. Nel 1903 il campanile a vela, posto sulla destra della facciata, viene sostituito da un massiccio campanile, alto 16 m, che però venne demolito e ricostruito nel 1948. L’attuale facciata fu realizzata nel 1924 in sostituzione della precedente, fu inaugurata il 19 maggio alla presenza del card. Gaetano De Lai, presente a Oristano per presiedere il Concilio Plenario Sardo, che venne celebrato in Cattedrale nei giorni 17-25 maggio. L’arcivescovo mons. Giorgio Maria Del Rio, il 28 agosto 1935, riconsacrò l’altare maggiore. Il 7 settembre 1952 la Madonna del Rimedio fu incoronata dal card. Federico Tedeschini alla presenza dell’arcivescovo mons. Sebastiano Fraghì. Il 2 dicembre 2006 l’arcivescovo mons. Ignazio Sanna, ha consacrato il nuovo Altare.

Come segno inequivocabile dell’amore e della venerazione degli arborensi alla loro Madre celeste nei decenni scorsi, la venerata statua ha compiuto un pellegrinaggio in tutte le parrocchie dell’Arcidiocesi quasi a volere restituire la visita che, ogni fedele della diocesi, compie nella venerata e amata Basilica, che è sempre stata meta di un pellegrinaggio continuo di figli verso la Madre.

Photo credits. Nicola Faedda

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