Lunedì, 17 Giugno 2019

Progetto1

L'Arcidiocesi arborense ha tre servi di Dio riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa: fra Nicolò Marras da San Vero Milis (1631-1707), padre Raffaele Melis (1886-1943) da Genoni e padre Giovanni Sotgiu (1883-1930) da Norbello...

di Ignazio Serra

Di Nicolò, frate laico cappuccino, ricorreva lo scorso 8 gennaio il 312° anniversario del suo pio transito. Un giorno che non passa inosservato nella comunità sanverese, che si stringe di anno in anno in preghiera attorno al suo più illustre concittadino per chiedere al Signore il dono della conversione e la tentazione irresistibile di imitarlo sulla via della santità. La celebrazione vespertina è stata presieduta dal padre economo Andrea Manca e concelebrata dal parroco don Ignazio Serra e don Ignazio Cabiddu. Su invito della confraternita locale, erano presenti quelle di Seneghe e Bonarcado. Preziosi gli spunti offerti durante l'omelia da padre Andrea durante la quale ha tratteggiato alcuni episodi della vita del servo di Dio e ha esortato tutti a lasciarsi ispirare da Fra Nicolò cosi da intraprendere, ancora oggi, con gioiosa determinazione, il cammino verso la bellezza della santità. fra nicolo san vero milis

CHI ERA FRA NICOLO' DA SAN VERO MILIS?

Lasciamoci riportare indietro di tre secoli e poco più. Cagliari sabato 8 gennaio 1707. L'alba di un nuovo giorno sorge sulla capitale dell'Isola. Le porte delle case e delle chiese, a poco a poco, si spalancano; la vita riprende come sempre, tranne che nel convento dei padri cappuccini, dove si respira un'aria di dolore e al contempo di letizia per la morte di fra Nicolò, un umile frate laico, che il Signore ha appena chiamato a sé per renderlo partecipe della vita eterna. La comunità sa di aver perso un confratello speciale in terra ma avverte nella fede di aver guadagnato un santo in cielo per la chiesa e il mondo. Ma chi era fra Nicolò Marras? Le fonti d'archivio, purtroppo, sono avarissime su di lui. I documenti che lo riguardano, infatti, sono andati persi, compreso l'atto di battesimo! Sappiamo che era originario della diocesi Arborense e più precisamente di San Vero Milis (1631).

La sua casa natia sorgeva proprio sul retro della parrocchiale, appena riedificata in toto (1604) mentre era Arcivescovo Antonio Canopolo. In S. Sofia ricevette i sacramenti dell'iniziazione cristiana. All'età di 20 anni, siamo nel 1651, si fa in lui forte il desiderio di donarsi totalmente al Signore lungo la via tracciata da Francesco d'Assisi. Purtroppo ci sono oscuri i particolari della sua vocazione. Di chi si servì il Signore per chiamare questo suo figlio nella via stretta dei consigli evangelici? Come avvenne che bussasse alla porta del convento dei cappuccini di Cagliari? Tutto resta, a tutt'oggi, avvolto nel mistero delle cose di Dio.

FRA NICOLO2019 preti san vero

Sta di fatto che quel ventenne si rivela da subito ottima creta che si lascia lavorare finemente dalle mani del Vasaio. L'umiltà, la preghiera, le frequenti estasi, la purezza, l'obbedienza, la povertà e la carità da lui vissute in maniera filiale e semplice lo rendono un testimone credibile dell'infinita bontà e misericordia di Dio sia tra i suoi confratelli sia in tutta la città. Chi lo vede questuare, giorno dopo giorno, per ben 56 anni, avverte ben presto che si è alla presenza di un uomo di Dio, un santo. Più che chiedere e cercare l'elemosina, fra Nicolò è cercato e consultato. E lui si fa ponte tra il cielo e la terra. Grazie alle sue preghiere, i rivali si riconciliano, i malati guariscono, i morti risuscitano, chi ha perso la fede riassapora la bellezza del ritorno a Dio. Quando giunge la sera della sua vita (8-1-1707) è chiaro a tutti in convento che occorra avviare da subito la causa circa la sua santità.

fra nicolo san vero milis quadroDopo due anni dalla morte è riconosciuto Servo di Dio, e, tuttavia, nello scorrere del tempo, il suo iter verso la canonizzazione si arena. Il perché, non è dato sapere. Mai, invece, si spegne la scia luminosa tracciata dalla sua santità. Anzi, appare quanto mai inarrestabile e coinvolgente. Il testimone, infatti, sarà raccolto, appena 14 anni dopo, da un altro ventenne, Giovanni Peis da Laconi; pure lui, come a suo tempo Nicolò, bussa alla porta del convento di Cagliari. La chiesa e ogni angolo della comunità profumano ancora della bellezza della vita e della santità del servo di Dio sanverese e i testimoni oculari narrano le grandi cose che Dio ha compiuto per mezzo di lui. Giovanni Peis da Laconi, ricevuto il nome in Ignazio (Frannatziu), ascolta e  custodisce nel suo cuore. Fa suo il silenzio e la preghiera di Nicolò e, passo dopo passo, progredisce nell'amore verso Dio e i fratelli; ricalcherà pure le orme di Nicolò questuante lungo le strade di Cagliari, per quasi 40 anni, cavalcando l'onda lunga della santità del servo di Dio sanverese e facendosi pure lui imitato, a sua volta, dal gesturese Giovanni Medda ovvero dal beato Nicola da Gesturi, in una continuazione di nome e di fatto di una santità che continua  ancora oggi inarrestabile nella chiesa di Sardegna a beneficio dell'umanità tutta che ha bisogno di testimoni credibili.   

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