di Alberto Medda Costella
Le testimonianze storiche della sua importanza puntellano il paese in vari luoghi e le stratificazioni dei periodi storici diversi sono accessibili anche all’occhio meno esperto, grazie alle opere coeve e alle più recenti, che parlano di una comunità varia, dinamica e ricca di saperi. Venerdì, 10 gennaio, nella sala consiliare è stata presentata la nuova guida turistica 2020: tiratura 4.000 copie. A far conoscere il lavoro dell’amministrazione comunale, Gabriella Caria, assessore alla cultura della cittadina lagunare guidata dal sindaco Antonello Figus. L’ideazione del progetto è opera dei Servizi culturali del comune, identificato nelle persone di Maria Agnese Abis e Rossana Garau. Il libretto Santa Giusta-guida 2020 si presenta accattivante nella grafica. Nella foto di copertina i due simboli per antonomasia del paese: la laguna e la splendida basilica medioevale, tra le più importanti della Sardegna. La guida è suddivisa in cinque parti, dalla storia ai prodotti enogastronomici, dalle tradizioni al territorio. La parte più interessante, e forse quella meno conosciuta del centro lagunare, è dedicata al percorso artistico Open Art che Santa Giusta può vantare. Se l’Anguilla di Marte di Salvatore Garau rappresenta l’opera più popolare, per i suoi numerosi sostenitori e detrattori, vere e proprie chicche sono anche i pannelli ceramici realizzati da Adriana Baschieri, Pierpaolo Argiolas e Stefano Merli. Il primo tra tutti ha come motivo sa genti arrubia, i fenicotteri, il secondo i guerrieri fenicio-punici collocati nella facciata dell’ex Monte Granatico, attuale Banco di Sardegna, e infine l’altorilievo, di prossima installazione, che ha come argomento il primo sinodo dei vescovi sardi, tenutosi nella basilica di Santa Giusta nel 1226. A collaborare per la realizzazione della guida anche Giorgio Garau, Daniela Mancastroppa e Rita Cara, che hanno curato rispettivamente testi, impaginazione e traduzione in inglese. L’assessore Caria ha annunciato che nelle intenzioni dell’amministrazione c’è la volontà di stampare altre seimila copie, aggiornate con l’integrazione delle nuove opere che a breve andranno ad aggiungersi a quelle già esistenti. Benissimo, ma perché non realizzare la guida in sardo facendo il paio con lo spagnolo? Peraltro la trascrizione del paese riportata in copertina sarebbe la stessa, Santa Justa. La proposta darebbe valore alla lingua locale e promuoverebbe il territorio comunale in un idioma con cui i sardi si sono confrontati per secoli... più di quelli con l’Italia. All’atto pratico si presenterebbe il testo nella lingua madre seconda per numero di parlanti al mondo soltanto al cinese. Grazie anche ai nuovi collegamenti, via mare con Barcellona e con la stessa città catalana, Madrid,Valenza e Siviglia, potrebbe essere uno stimolo per i turisti ispanofoni, in crescita negli ultimi anni in Sardegna, a visitare l’Oristanese, dove troverebbero parte della loro cultura e della loro storia.