Martedì, 23 Luglio 2019

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Protagonisti della loro storia, gli alunni di 4 paesi si incontrano per presentare il proprio territorio: Bonarcado, Cuglieri, Santu Lussurgiu e Seneghe con il Progetto CICERONI 3.0, ammesso con il “Bando per iniziative a favore del sistema scolastico” finanziato da Fondazione Sardegna...

di Laura Mastinu

Instaurare rapporti interculturali, promuovere l’apertura verso realtà diverse dalla propria, far conoscere la storia, la cultura e le radici del passato locale, consolidare il senso di appartenenza, valorizzare e rispettare i beni culturali che caratterizzano i nostri piccoli paesi sono i punti di forza che hanno fatto di questo progetto dell’Istituto Comprensivo di Santu Lussurgiu un grande momento di incontro tra bambini e ragazzi che, pur appartenendo allo stesso istituto con una localizzazione geografica che vede anche importanti distanze, trovano difficoltà negli spostamenti e quindi nei contatti tra le comunità.

brochure1200

La particolare connotazione territoriale, culturale e ambientale ha guidato la scelta di un’iniziativa a tratti ambiziosa e impegnativa da realizzare, ma che ha trovato nelle entusiaste risposte dei docenti della scuola Primaria e Secondaria il modo di esplicare un valido compito di realtà come espressione di competenze, attraverso uno scambio culturale tra le scolaresche dell’istituto: come veri piccoli Ciceroni hanno guidato i compagni alla scoperta del proprio territorio, supportati anche da materiali predisposti con l’utilizzo di sistemi multimediali.

Cuglieri Basilica Santa Maria della Neve1200

Da settimane i ragazzi della classe prima della Secondaria e i più piccoli della classe quarta della Primaria sono divenuti provetti ricercatori: libri di storia del paese, dispense, testi scritti a mano con informazioni raccolte tra nonni, anziani e conoscitori di storia locale hanno occupato i loro banchi. Per i più esperti la tecnologia è stata di supporto nel ricercare termini o citazioni, per scaricare foto e stampare i testi prodotti.

Al pomeriggio poi si sono improvvisati fotografi e reporter alla ricerca dello scatto più interessante, del particolare più accattivante che mettesse in risalto la bellezza di un luogo a loro caro. Come accade nei nostri piccoli paesi, i bambini hanno ancora il privilegio di poter uscire di casa a piedi o con la bicicletta e percorrere gli stretti vicoli del centro per poi raggiungere senza difficoltà le vicine periferie dove si trovano gli angoli più affascinanti: antichi ponti, resti di siti nuragici, chiese campestri, ruderi di vecchie abitazioni rurali che destano curiosità e interesse.

Ponte Etzu de Mulinu e Cresia Bonarcado1200

Così hanno lavorato i “nostri piccoli storici”. Sono stati loro a scegliere tra i siti di loro conoscenza quelli da mostrare ai compagni ospitati perlustrando, raccogliendo notizie, intervistando e fotografando, studiando poi ciascuno la propria parte da esporre al compagno-turista. La ricerca iniziale sul campo, la sperimentazione del metodo storico-scientifico, la ricostruzione del passato, l’analisi e l’osservazione del presente, lo studio delle fonti, l’utilizzo delle tecnologie sono state le modalità di realizzazione che hanno anche permesso di creare una brochure informativa da offrire a ciascun visitatore.

Seneghe Casa Addis Sa Domo de sa poesia1200

Le mattinate trascorse nei quattro paesi sono state molto intense; i ragazzi accompagnati dagli insegnanti hanno raggiunto le varie località spostandosi con il pullman. All’arrivo l’accoglienza è sempre stata calorosa e valorizzata dalla presenza dei genitori, degli insegnanti, degli amministratori locali, del parroco.

Illustrare e raccontare il proprio paese è stato un momento di grande crescita vissuto da ciascun bambino secondo la propria emotività e preparazione: i più disinvolti, nati per stare sotto i riflettori, hanno esposto tenendo il microfono in mano senza quasi mostrare imbarazzo. I più timidi hanno presentato la propria parte sollevando ogni tanto gli occhi imbarazzati con la speranza di non incrociare mai lo sguardo di qualcuno. Chi invece ha deciso solo all’ultimo di voler avere una piccola parte ha contribuito leggendo il proprio piccolo pezzo. Ma non è importante come e perché essi siano arrivati a farlo, ciò che conta è aver ascoltato le loro voci, aver visto l’entusiasmo nella ricerca, nello studio, nell’apprezzare il loro patrimonio culturale. Osservare il desiderio di mettersi in gioco e apprezzare il senso di appagamento e soddisfazione che si avverte davanti ai piccoli successi come questo è stata la conferma che una scuola che si apre alla realtà circostante è una scuola attenta ai bisogni di tutti.

Seneghe Chiesa di Santa Maria della Rosa1200

Alla base di eventi così rilevanti c’è la spinta e la motivazione a creare culture inclusive; nel tentativo sempre più urgente di costruire una comunità, in cui gli alunni si aiutino vicendevolemnte e siano valorizzati per ciò che possono dare, fare, pensare, in cui gli insegnanti collaborano tra loro e con le famiglie attraverso un dialogo efficace e continuo.

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