Mercoledì, 29 Aprile 2026

A guardare le opere di Michele Mereu, artista originario di Siamaggiore ma residente a Solarussa da sempre, si resta incantati. Traspare dalla sua pittura quanto sia meraviglioso il suo serio gioco, ma non l’unica cosa, e soprattutto non fine a sé stesso. Gioca per nascondersi, ma anche per trovarsi, soprattutto davanti a quel profondo desiderio di comunicare la sua interpretazione del mondo. 

Cerca risposte che non hanno, in origine, domande precise; come un flusso costante, le mette a fuoco mentre dipinge e, per mezzo dell’espressione grafica, coglie il senso ultimo di una realtà che si gioca al di là dell’opera stessa. Chi osserva i suoi lavori deve andare in giro (fra i meandri della tela) a stanare quel bambino che l’ha dipinta, e che, gaio, si è portato dietro con sé la chiave di quel linguaggio cifrato, che a chi la ritroverà offrirà la possibilità di riconoscere il filo che gli permetterà di uscire dai labirinti di senso prodotti da immaginifiche figure.

Nella vita vera, Michele non si prende troppo sul serio e non gli piace scandagliare troppo il fondo delle cose, almeno a parole, ma con la pittura rivela tutta la sua intimità e si manifesta come un fuoriclasse, senza risparmiarsi nulla. Ti trovi davanti alle sue opere enigmatiche, dalle mille risposte, ma soprattutto ti pongono infiniti quesiti. Sposti lo sguardo su un dettaglio e già il precedente si è nascosto di nuovo, e quando si ri-vela ancora, è già cambiato. È un continuo nascondersi e manifestarsi, vero e falso, e non capisci se sia più vera l’opera in tutta la sua apparenza oppure la realtà in tutta la sua falsità. Di sicuro sono vere entrambe.

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Uno scorcio della mostra all'Hotel Mistral 2 di Oristano dei quadri di Michele Mereu

Michele ha 71 anni, portati come un ragazzo. È patito di Bosch, ma anche di tutto ciò che gli permetta di dare forma alle sue idee. Passato e contemporaneo si fondono in un linguaggio che possiamo abitare, come la musica che ascoltiamo, come le canzoni che cantiamo: perché là dentro, in quell’universo così infinitamente breve ed esteso, troviamo tutto noi stessi, la nostra variabilità del pensare e dell’agire, dell’essere in quel dato momento. Il nostro artista ha amato fin dall’infanzia la matita e il disegno, che non lo hanno mai abbandonato. Gli schizzi sui banchi di scuola, a casa, e dopo gli studi: la matita è diventata un pennello.

Surrealismo, distopie, mondi senza tempo di uno spazio magico, assonanze cromatiche e dissonanze formali, e poi Magritte, Ercole de Roberti, Bosch, Possenti: chi più ne ha più ne metta, ma soprattutto Michele Mereu. Le sue opere sono inconfondibili: la sua cifra stilistica è una firma. Tutto ricorda tutto, ovviamente. Anche i nostri gesti, i nostri modi, le nostre espressioni ricordano altro, perché dal nulla non viene nulla. A Michele non importa se ricostruisce un cosmo che potrebbe avere anche lontane radici nel Quattrocento, in quei tanti piccoli dettagli che, per esempio, il Maestro della Maddalena Assunta era capace di elaborare tracciando i segni di un mondo incantato tra mito e realtà. Lui tira dritto per la sua idea, la sua convinzione del momento, in merito a un ricordo, un fatto storico, una faccenda di cronaca, un frammento di vita vissuta, che lo ha contrariato oppure estasiato.

Non è solo un artista, ma anche un operatore culturale che per vent’anni ha portato avanti il progetto AskosArte, in quella casa-studio-museo di Solarussa che ha ospitato numerosi artisti, anche di rilievo internazionale. Ma oggi Michele è in mostra, all’Hotel Mistral 2 di Oristano, in Come in un sogno, un itinerario pittorico curato dalle doti e dalla fantasia di Simone Cireddu, in una struttura che non è esclusivamente un’isola dove trovare alloggio, ma un luogo che si sforza di promuovere nei suoi spazi l’ospitalità della cultura, non solo ai turisti. Un’iniziativa lodevole e un’occasione da non perdere in un viaggio a costo zero attraverso 25 opere.

Antonello Carboni


 

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