Domenica, 17 Maggio 2026

 

Da settimane il ministro della Salute Schillaci e il ministro della Famiglia e delle Pari Opportunità Roccella sono al lavoro per preparare un progetto di legge che ha come fine quello dell’adozione per la nascita. Il problema degli embrioni crioconservati, che si accumulano a migliaia, rimanendo eternamente in una condizione di sospensione, è una questione che bisogna porsi, ha affermato il ministro Roccella.

* di Fabrizio Sanna

Durante i cicli di fecondazione artificiale (in Italia permessa dalla Legge 40) il congelamento degli embrioni è pratica comune, a seguito di un intervento della Consulta che l’ha permesso nel 2009; lo spirito originario della legge era di non produrre più di tre embrioni per ciclo e di impiantarli tutti nel grembo della donna che si sottoponeva alla pratica della fecondazione assistita: il senso era di dare una chance a ogni embrione di giungere fino alla nascita. Con la possibilità della crioconservazione degli embrioni, però, il quadro muta: vengono congelati tutti quegli embrioni in surplus non impiantati, o per decisione della donna, o a seguito di una diagnosi preimpianto infausta.

Da ciò nasce la domanda: cosa fare, e in base a quali ragioni, degli embrioni crioconservati che non verranno impiantati nell’utero di nessuna donna? A questa domanda non si può rispondere se non si considera infatti chi è l’embrione umano. Non è qualcosa, ma qualcuno: nell’atto della generazione un uomo genera sempre altri esseri umani. Un essere umano allo stadio embrionale è sempre figlio: siamo di fronte a una soggettività, non a un mero grumo di cellule. Cosa fare dunque degli embrioni criocongelati?

Il Comitato Nazionale di Bioetica, nel 2005, ha scritto un documento intitolato L’adozione per la nascita (APN) degli embrioni crioconservati residuali derivanti da procreazione medicalmente assistita (P.M.A.), in cui ha affermato che, stante il fatto della presenza di embrioni che non sono utilizzati nei cicli di fecondazione, la soluzione migliore, quella che tutelerebbe in massimo grado l’embrione, sarebbe quella di permettere l’APN, impiantando quelli non utilizzati nel grembo di una donna che si mette a disposizione per farli sviluppare e permetterne la nascita.

Si tratta, come si può immaginare, di una soluzione altruistica nelle intenzioni, solidale, generosa. E sembra che non esista altro modo per tutelare quelle vite, comunque umane, sospese in azoto liquido. Che altra alternativa ci potrebbe mai essere?

Destinare gli embrioni inutilizzati alla ricerca scientifica e alla sperimentazione? Ma ciò sarebbe moralmente sbagliato perché l’embrione umano non è una cosa. L’APN è certamente lodevole nelle intenzioni ma presenta punti critici. In primo luogo, praticare l’APN comporterebbe il procedere a inserire un embrione, che biologicamente è figlio di persone diverse dalla donna che accetta la gravidanza, al fine di farlo nascere, nel grembo della suddetta donna: ciò comporta tutti i problemi del caso, simili a quelli della fecondazione eterologa. Il figlio avrà genitori biologici che, verosimilmente, non conoscerà, che costituiranno una x nella sua storia personale: lo sviluppo affettivo avviene anche nella relazione con le figure della propria origine (si pensi al fatto che molte persone adottate chiedono e vogliono conoscere i propri genitori biologici, proprio perché essi sono parte della loro storia). Se non si ferma la pratica del congelamento, si creeranno volutamente sempre le condizioni in cui embrioni (e futuri bambini) saranno orfani dei propri genitori biologici.

Altro problema è dovuto al congelamento-scongelamento degli embrioni: una certa percentuale muore in entrambe le pratiche. Ma l’APN (come invero tutta la fecondazione artificiale) stravolge la generazione umana: essa dovrebbe avvenire come conseguenza di un atto sessuale tra uomo e donna e, per chi crede, dovrebbe essere conseguenza di un atto coniugale. Il fatto che il figlio si trovi in vitro e non in grembo rende difficile, se non impossibile, la sua tutela (ricordiamo che la PMA è tecnica estremamente fallimentare: per avere un bambino in braccio occorre sacrificare tantissimi embrioni).

Per quanto la soluzione dell’APN sia animata da lodevoli intenzioni tuttavia, rischia di agire, per così dire, sull’effetto ma non sulla causa. Finché non si fermerà la produzione e crioconservazione di embrioni umani legate alla pratica della Procreazione Assistita, non si potrà mettere fine a una situazione ingiusta (la presenza degli embrioni crioconservati). Siamo, anzi, nell’impossibilità di realizzare il bene (la tutela della vita di ogni embrione umano) con mezzi buoni. Per questo Giovanni Paolo II lanciò un appello […] perché venga fermata la produzione di embrioni umani, tenendo conto che non si intravede un via moralmente lecita per il destino umano delle migliaia di embrioni congelati, i quali sono e restano pur sempre titolari dei diritti essenziali e quindi da tutelare giuridicamente come persone umane.


E' sempre tempo per abbonarsi a L'ARBORENSE

Approfitta delle nostre promozioni: con soli 5 euro il giornale a casa tua, tutte le settimane, sino a dicembre 2025.

CLICCA QUI per sapere come fare

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon