Il 26 marzo la Corte Costituzionale è tornata in udienza pubblica per discutere nuovamente di suicidio assistito. Per comprendere la situazione giuridica odierna occorre ricordare che, pur in mancanza di una vera e propria legge che lo legalizzi e lo regoli, il suicidio assistito è stato dichiarato, in Italia, non punibile, a certe condizioni, dalla Corte stessa con la sentenza 242/2019: questa è stata il punto d’arrivo di un lungo iter iniziato con l’autodenuncia dell’esponente Radicale Marco Cappato, il quale aveva accompagnato, nel 2017 in Svizzera, per aiutarlo a morire, Fabiano Antoniani (DJ Fabo), che aveva subito un gravissimo incidente automobilistico, a causa del quale era rimasto pesantemente compromesso da punto di vista fisico.
* di Fabrizio Sanna
Marco Cappato aveva prospettato ad Antoniani la possibilità di morire attraverso il rifiuto dei trattamenti di sostegno vitale in Italia, come permesso dalla legge 219/2017 (non era infatti capace di respirare autonomamente), ma questi aveva comunque manifestato la sua volontà di morire tramite suicidio assistito: così Cappato lo accompagnò in Svizzera in una clinica dove Antoniani realizzò il suo intento, azionando con la bocca uno stantuffo, che gli iniettò il farmaco mortale.
L’autodenuncia di Cappato, e il conseguente processo a suo carico, per aver violato l’art. 580 del C.P., che punisce l’aiuto al suicidio, sarà il La che porterà alla sua non punibilità in Italia, sancita dalla sentenza n. 242/2019 della Consulta. Per accedere al suicidio assistito occorre che si verifichi la presenza di quattro condizioni: il paziente deve avere una patologia irreversibile; dev’essere capace di intendere e di volere; deve sperimentare una sofferenza intollerabile; deve dipendere da trattamenti di sostegno vitale.
Tutto ciò fino al 26 marzo 2025: ma ora la Corte dovrà rendere noto se permettere l'accesso al suicidio assistito anche le persone nelle stesse condizioni di cui sopra ma non dipendenti da mezzi di sostegno vitale.
Secondo la Gip Sara Cipolla, che ha trasmesso gli atti di un altro processo a Cappato, aperto in seguito a una nuova autodenuncia per avere accompagnato altre due persone che non erano tenute in vita da mezzi di sostegno vitale a morire in Svizzera nel 2022, sarebbe del tutto irragionevole, e dunque discriminatoria […] l’esclusione dalle pratiche di suicidio assistito di chi, pur affetto da una patologia irreversibile e destinato a morte certa, non abbia in corso un trattamento di sostegno vitale […]. Si ha, infatti, in questa ipotesi, una irragionevole discriminazione tra soggetti in posizioni del tutto analoghe.
Hanno chiesto di essere auditi in Consulta anche quattro cittadini italiani, assistiti dagli avv. M. Esposito e C. Leotta, affetti da malattie inguaribili e non tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale: essi hanno manifestato la chiara contrarietà verso l’estensione del suicidio assistito e la loro volontà di continuare a vivere: abbiamo raggiunto e intervistato uno di loro.
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