Martedì, 12 Maggio 2026

La Cooperativa Allevatori Ovini, nata nel 1966 e conosciuta con l’acronimo CAO Formaggi, è oggi la cooperativa agricola più importante all’interno del panorama della produzione casearia in Sardegna...

a cura di Mauro Dessì

Mette insieme quasi ottocento soci per trasformare il loro latte e realizzare formaggi distribuiti su larga scala anche a livello internazionale. È dunque una importante realtà che non esporta solo formaggi, ma anche la cultura casearia e le tradizioni del territorio sardo. Per questo motivo non ha vissuto certamente in maniera distaccata la questione del prezzo del latte. Abbiamo incontrato Giampaolo Steri, responsabile amministrativo e finanziario della Cooperativa, al quale abbiamo chiesto come l’azienda abbia vissuto la protesta dei pastori e in che modo la CAO Formaggi ne è stata parte in causa.

Signor Steri, come avete vissuto e come state vivendo, come Cooperativa, questi giorni di protesta e di trattative per il prezzo del latte?

Proprio in questi giorni abbiamo riaperto il nostro stabilimento, che è rimasto chiuso per una settimana intera, tantissimo. Inizialmente abbiamo chiuso per solidarietà nei confronti del mondo pastorale e dei tantissimi soci che sostengono e alimentano la nostra cooperativa. Poi, però, dalla solidarietà siamo passati all’esser vittime di una protesta che ha assunto proporzioni e dinamiche che vanno oltre il civile senso della democrazia. Abbiamo subito attacchi ai nostri mezzi, un nostro camion è stato svuotato durante un trasporto latte; abbiamo ricevuto diverse minacce, tanto che sino a quando non si arriverà ad una situazione di normalità il nostro stabilimento lavorerà sotto presidio delle forze armate.

Eppure la Cao è stata tra le più sensibili a questa problematica, rilanciando il prezzo del latte anche in altri periodi. Come spiega questo accanimento contro la vostra Cooperativa?

Abbiamo vissuto due riunioni straordinarie dei soci in questo periodo, proprio per parlarne e capirne i motivi. Non è la prima volta che si arriva a questa crisi: accade quando la produzione è in eccesso rispetto a quanto il mercato può supportare. Altre volte è successo ed altre volte, come cooperativa se ne è parlato e discusso, cercando di trovare adeguate soluzioni. La protesta è partita da fondamenti giusti. Purtroppo, però, il prezzo lo determina il mercato che agisce senza regole adeguate e fa in modo che a dettare legge siano i privati.

Occorrono regole, ci sembra di capire. È quanto chiedono anche i pastori. A chi rivolgete questa richiesta?

Soprattutto a chi dovrebbe tutelare, con misure strutturali, la gestione del comparto ovicaprino. Oggi esiste un consorzio di tutela ed esiste un organismo interprofessionale per la gestione dell’intero settore ovicaprino. Non esistono, a nostro parere, gli strumenti adeguati perché questi organismi possano gestire al meglio il settore. Pensiamo occorrano azioni mirate, a medio e lungo termine per avere regole e misure strutturali più eque, soprattutto verso le cooperative.

Da una situazione di crisi possono nascere opportunità di crescita. Dove pensa che potranno svilupparsi?

Il mondo delle cooperative è troppo frazionato. È un anello debole di un settore in cui prevalgono azioni speculative proprio nei confronti dei più deboli. Spero possa nascere la consapevolezza che occorre mettersi insieme per agire nel mercato in maniera attiva e non solo subirlo.

 

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