Sabato, 18 Aprile 2026

Ci si chiede perché i ragazzi siano oggi così lontani dalla Chiesa, perché le nostre parrocchie vedano un loro allontanamento dalla vita comunitaria subito dopo aver ricevuto il Sacramento della Cresima. Esiste paradosso più grande?..

di Alessandra Angius

Quando si dovrebbe aver raggiunto un alto grado di consapevolezza cristiana si rinuncia a camminare e si decide di fermarsi al bordo di una strada. Le nostre comunità vivono un rapporto con i giovani fatto di individualismi egoistici, di rapporti chiesa-giovani tesi, atteggiamenti che conducono alla rinnegazione di tutto ciò che è Chiesa, ristagna un malumore diffuso che isola i giovani. C’è una progressiva perdita di fiducia che vede i giovani soli e isolati, si dice No a un immenso potenziale di entusiasmo. Sono giovani già stanchi, passivi, rassegnati. Le cause vanno probabilmente ricercate proprio su quella strada così complicata che è la capacità di saper creare giovani forti, indipendenti e consapevoli. Perché tutti hanno bisogno di colonne che siano solido sostegno alle difficoltà che inesorabilmente si incontrano sul cammino. Ai giovani dovrebbe essere data la possibilità di avvicinarsi, partecipare e scegliere il Pane e il Vino in grado di saziare la loro fame e placare la loro sete di Vita. A nulla servono manifestazioni di aggregazione se poi, alla fine di tutto, il vangelo, il simbolo per eccellenza di freschezza e gioventù, rimane per essi sconosciuto e distante. Se vengono tenuti in disparte, considerati immaturi e inadatti a svolgere un compito all’interno della comunità, non possono vedere un futuro e si arrendono. Bisogna saperli prendere per mano, supportarli, spiegare la Parola e insegnar loro che ci si può e ci si deve sporcare d’Amore. Che non basta un segno di croce ogni tanto per dirsi cristiani.La Fede va nutrita. Gesù non è solo uno che predicava dalle parti della Galilea invitando tutti all’amore fraterno. Serve donargli la possibilità di raggiungere la consapevolezza che Gesù è qui ora, la Parola è qui ora, la vita è qui ora ed è così gravida di libertà, entusiasmo, coraggio, speranza. Non è una visione utopistica ma una via percorribile. Quando dico che bisogna saper educare al Vangelo lo dico perché bisogna prendere coscienza che frequentare una vita parrocchiale o un catechismo sterile non porterà mai frutto. Perché saper a memoria quattro nozioni e tutte le preghiere non servirà mai a nessuno se non si è in grado di capire e di vivere in concreto il Vangelo. Perché quando l’innocenza si scontra con il male del mondo e non si hanno difese, se nessuno ti ha preparato a capire il dolore, allora quel dolore può annientarti e farti fermare al bordo di quella strada. Perché fare la lezioncina sul non giudicare per poi nel concreto venir costantemente giudicati inadatti è simbolo di ipocrisia, perché professare l’amore verso il prossimo e assistere a quotidiane “lotte” gli uni contro gli altri suona falso. Non basta essere credenti, per impartire un insegnamento bisogna essere credibili! Sono solo giovani non sono stupidi, non comprano aria fritta! Credo che il malessere attuale derivi da generazioni di “mala educazione”, credo che diverse generazioni abbiano seri problemi ad educare i propri figli a una sana vita cristiana perché a loro volta non hanno avuto i mezzi per amare la speranza che è Cristo perché le parole senza i fatti concreti non sono mai terreno fertile. Perché ancora oggi il catechismo viene vissuto dalla maggior parte dei ragazzi come un obbligo scomodo e noioso? Perché il sacramento della Cresima è visto come la fine di un supplizio? Perché ai ragazzi bisogna dare la possibilità di esprimersi, bisogna saperli ascoltare, farli innamorare di Gesù, fargli amare se stessi. Bisogna sradicarli da un concetto vecchio e passivo di tradizione statica, di un ripetere sempre gli stessi gesti senza conoscerne il significato. La Fede è movimento, evoluzione, condivisione, crescita. L’adolescenza è cosa complicata, abbandonarli alla naturale ribellione tipica di questa fase della vita è un atto meschino e vigliacco. Non è più tollerabile in una società violenta, allo sbando, dove quel che conta è l’apparire ad ogni costo sacrificando tutto e tutti, dove si cade vittima di una dipendenza, non si parla semplicemente di droga, tabagismo, alcolismo, ludopatia che ormai dilagano già dall’adolescenza, c’è di base una sola dipendenza che si chiama ricerca d’affetto e di accettazione. Perché, diciamolo chiaramente, se non ci si sentisse soli ma al contrario amati e capiti, il mondo sarebbe un posto decisamente migliore. Far capire che esiste un Amore così è un regalo immenso, è dare senso ad ogni avvenimento dalla vita, è poter diventare forti nonostante le tempeste che si incontreranno lungo il viaggio. Il problema è complesso, è un insieme di concause allarmanti. Assistiamo a una deriva della dignità umana spaventosa. Servono educatori non compagni di avventure, servono educatori “scomodi” che risveglino le coscienze, la Chiesa deve accompagnare il cammino della famiglia, ahimè troppo spesso ignorata anche dalle istituzioni, non si può sostituire ad essa. Perché, se le famiglie per prime non stimolano la partecipazione alla vita parrocchiale, la strada è ancora più ripida. La Chiesa, da parte sua, deve però tornare ad essere giovane nello spirito, così come ci è stata affidata, deve tornare all’Essenziale, deve, come diceva don Tonino Bello indossare il grembiule della Carità, rinunciare a quella distanza formale fra pastore e gregge, deve aprirsi e mettersi al servizio del prossimo perché il prossimo in questo momento sono soprattutto i giovani. E non è poco, in loro sta il futuro della nostra Chiesa

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