Sabato, 18 Aprile 2026

Un ventenne di una nostra comunità parrocchiale diocesana accetta di rispondere ad alcune domande provocatorie...

Sei stato assiduamente ministrante fino alla Cresima. Poi sei sparito dalla frequenza domenicale. Perché? 

Fino alla Cresima sono sempre andato, più per imposizione che per scelta mia, come credo il 90% dei miei coetanei, trovavo la funzione abbastanza noiosa.

 Ai ragazzi della tua età è difficile parlare di Gesù Cristo; ancor più di Chiesa. Come mai? Cosa vi provoca questo rigetto? 

È un argomento che non rientra nei nostri discorsi quotidiani, anche se ogni tanto capita di parlare di questo argomento. Ci sono quelli che magari credono in qualcosa di superiore e altri meno, i discorsi sono però principalmente incentrati sull’amministrazione della Chiesa come ostentatrice di ricchezza. E ovviamente si parla anche dei vari scandali conosciuti da tutti.

Cosa vorresti dalla comunità cristiana, da un parroco e da un vescovo?

Più che dal punto di vista religioso preferirei che un parroco si facesse vedere di più in giro anche in ambienti meno formali piuttosto che come promotore di attività come tornei di calcetto o concerti e roba simile.

Non sarebbe rischioso trasformare il parroco in un manager sociale, perdendo così il valore religioso e spirituale che dovrebbe avere la sua figura? Quanto conta per te la dimensione spirituale? 

Si potrebbero compensare i due mondi, secondo me un parroco non deve avere uno stile militare. E aggiungo che secondo me molti ragazzi si rivolgono a Dio più per scaramanzia che per fede. Faccio l’esempio di un ragazzo che fa il segno della croce appena entra in un campo da calcio, è interpretato come un “che Dio me la mandi buona”.

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon