Lunedì, 13 Luglio 2020

Progetto1

Abbiamo incontrato padre Dominic Tabal, Vicario Episcopale per la Vita Consacrata e parroco del Sacro Cuore di Oristano, per porgli qualche domanda...

a cura di Luisanna Usai

Che cosa spinge oggi un uomo e una donna a decidere di consacrarsi a Dio? Per chi sceglie la vita consacrata, preghiera, contemplazione e servizio agli altri hanno la stessa importanza?

Chi si consacra a Dio lo fa per rispondere a una chiamata e al bisogno interiore di dare un senso pieno alla propria vita, nella ricerca della felicità: con le parole del vangelo, ha trovato un tesoro. Questo comporta un cammino che non si interrompe mai, fatto di preghiera, meditazione, contemplazione: l’icona è l’Ultima Cena, quando Giovanni posa il capo sul petto del Maestro. Dunque ascolto e discernimento della volontà di Dio a servizio dei fratelli, nella ricerca di una totale comunione con il Signore: con le parole dell’Apostolo, Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno (Fil 1,21). Tutto questo nella comunità che ci accoglie e ci accompagna, e nella quale, pur ricoprendo temporaneamente ruoli differenti, siamo comunque tutti al servizio di tutti.

Che cosa significa per la Chiesa la vita consacrata?

È il segno visibile di ciò che il vangelo è per noi, in una dimensione escatologica del Regno (già è non ancora): l’essere tutto per tutti, senza confini di cultura o di colore, nell’amore totale e per sempre. Un segno del Regno di Dio, che noi vogliamo rendere visibile seguendo i tre consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza.

Quali sono le difficoltà che un consacrato può incontrare nel cammino di fede?

Quello del consacrato è sempre un cammino di conversione, nel desiderio di conformarsi a Cristo, ma siamo uomini e donne, con i limiti della nostra natura, che spesso avvertono la fatica di andare controcorrente, e come tutti sperimentano le proprie fragilità, le tentazioni, la messa in discussione dei valori su cui hanno fondato la propria vita. Per questo per il consacrato la preghiera e la vita fraterna nella comunità sono di vitale importanza.

Le vocazioni alla vita consacrata stanno conoscendo un momento di crisi. È così anche nella nostra diocesi?

In diocesi sono numerosi gli Istituti religiosi maschili e ancor più quelli femminili, tra monache di clausura, Famiglie religiose di diritto pontificio, o diocesano, Società di vita apostolica e un’Associazione pubblica di diritto diocesano. È però innegabile un calo delle vocazioni, anche se sono convinto che la crisi, che spesso dai nostalgici del passato è letta negativamente, è comunque segno di cambiamento, che nella vita dello Spirito significa novità e prelude a scenari ancora inediti. Anche nella vita religiosa. Si vedono segni: la missione attira tanto, ma anche la vita monastica; e assistiamo anche al fiorire di nuove forme di vita consacrata.

Che cosa suggerirebbe a un giovane o a una giovane che manifestassero il desiderio di consacrarsi a Dio?

Prima di tutto lo inviterei a guardare nella propria vita e a cercare di capire che cosa cerca. È indispensabile un accompagnamento alla preghiera personale e alla vita sacramentale. La preghiera è il luogo dove si incontra il Signore. E sempre attraverso la preghiera che noi scopriamo il progetto di Dio. Poi potrà seguire la fase dell’accoglienza in una comunità; cioè, fare esperienza di vita fraterna in una comunità religiosa

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