Domenica, 28 Giugno 2026

 

Giovedì scorso ci siamo ritrovati in Seminario, a Oristano, per la Benedizione dei maturandi. Tutt’altro che magia, si fughi sin dal principio ogni dubbio! Non l’offerta di un miracolo o l’idea di un Dio che agisce al nostro posto, ma certamente la proposta, alla vigilia dell’esame di maturità, poteva essere accattivante.

Lo sappiamo e, forse, un po’ tutti ne facciamo esperienza: ci si ricorda maggiormente del Signore quando la fatica e il timore per qualche ragione abita la nostra vita. In un momento esistenzialmente significativo e di passaggio come quello del diploma, con facilità ci si può appigliare a tutto e il ricordo, vicino o lontano, di Dio può riaffacciarsi con maggiore facilità. Direi che questo sarebbe qualcosa di tutt’altro che negativo.

È l’esperienza dell’uomo che si ricorda che proviene e dipende da Dio e che senza di lui non può nulla. Certo tutto ciò ha bisogno di essere evangelizzato e compreso, ma credo, di fatto, ci voglia tutta la vita… Certamente, che io abbia memoria, non si è proposto recentemente un simile appuntamento e abbiamo pensato, come équipe di animazione di Pastorale Giovanile Vocazionale, di proporre proprio un’occasione del genere, per incontrare una fascia d’età dei nostri giovani che non è facilissimo intercettare. In pochi giorni il passaparola tra amici e compagni di scuola, parroci, catechisti, insegnanti di religione, coadiuvati dai social, ha raggiunto tanti ragazzi che con curiosità hanno recepito la proposta.

Questo era il primo scopo: proporre qualcosa per loro, farli sentire pensati, renderli coscienti del fatto che l’Arcidiocesi li pensa. Insomma: muovere un po’ le acque. Ma tra la curiosità e l’organizzarsi per esserci concretamente c’è uno scarto notevole, lo sappiamo.

Tuttavia tra i tanti curiosi, 15 ragazze e ragazzi ci hanno dato credito e hanno partecipato fattivamente. Pochi, ma questo ha permesso di vivere un momento che era pensato estremamente familiare e semplice. Lo scopo principale era quello di farli sentire accolti, pensati, accompagnati e offrire loro un’occasione di sosta e riposo in, con, nel Signore. Una breve accoglienza, alcune attività per rompere il ghiaccio e che li ha visti ricordare momenti divertenti degli anni passati al liceo, ma anche spinti a scendere in profondità rispetto a quanto vissuto e ricevuto fin’ora.

Tutto ciò l’abbiamo spinto in cappella e trasformato in preghiera, alla presenza di quel Gesù che diceva loro venite a me voi tutti che siete stanchi (Mt 11,25-30) e riposatevi, affidatevi e lasciate che dica bene di voi (vi benedica). Abbiamo poi condiviso un semplice aperitivo e ci siamo lasciati, ricevendo da loro il sorriso di chi è stato contento per non aver perso tempo.

Come è vero, che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, è vero anche che l’aver dedicato all’incontro con il Signore quel pomeriggio, può essere stato un dono per dei giovani che, in maniera non scontata, si sono ricordati che la loro vita non è indifferente a colui che li ha creati e redenti.

* di Enrico Porcedda


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