Mercoledì, 08 Aprile 2026

 

La povertà fa paura. In una costruzione del mondo sempre più materialistica, costruita sul trionfo dell’apparenza che predomina sul ricordo della povertà dei nostri avi, viviamo ed esorcizziamo un tempo in cui non solo nessuno vuole conoscere più sé stesso, ma si fa fatica ad aprirsi verso l’altro: soprattutto se l’altro è in difficoltà.

di Antonello Carboni

Sono tempi complessi, caratterizzati da falsi miti tipici del Capitalismo. Nel mezzo di un disorientamento collettivo e di progressivo decadimento di valori a vantaggio del si salvi chi può, ad aprire uno spiraglio di luce ci ha pensato l’incontro Raccontare le disuguaglianze oggi, promosso dalla Caritas Diocesana Arborense, dalla Caritas Sardegna e dal Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (MEIC).

Tenutosi sabato 14 marzo nella preziosa cornice della Sala San Pio X del Museo Diocesano Arborense di Oristano, a introdurre i lavori e moderare l’incontro con i relatori è stato Mauro Dessì, direttore dell’Ufficio diocesano delle Comunicazioni Sociali e del nostro settimanale L’Arborense.

In temi come quelli della povertà e delle disuguaglianze, in che modo la nostra comunità è attiva? Ha sollevato subito l’interrogativo il direttore. Di povertà ormai si parla sempre meno: ma quanto davvero abbiamo intenzione di metterci al servizio degli altri ed essere partecipi di una società più giusta? ha continuato Mauro Dessì cedendo subito la parola a mons. Maurizio Spanu, primo relatore dell’incontro, cappellano del Carcere di Massama e direttore della Caritas Diocesana

Il richiamo del Papa

Riportare al centro del dibattito pubblico la povertà e i poveri è oggi quanto mai necessario. Vorrei citare la prima lettera di San Paolo ai Corinzi: se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme, e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui, perciò anche in una società che fatica a parlarne, i poveri ci riguardano sempre, che ci piaccia o no, ha affermato il direttore della Caritas. Ha poi introdotto l’esortazione apostolica Dilexi Te di papa Leone XIV: la Chiesa è chiamata a fare una scelta decisa e radicale a favore dei più deboli, senza rinunciare a denunciare la dittatura di una economia che uccide...

L’obiettivo è far sentire una voce che semini, che abbia il coraggio di esporsi, perché le strutture dell’ingiustizia vanno riconosciute e distrutte con la forza del Bene: per questo è necessario uno sviluppo di politiche efficaci per la trasformazione della società.

Mons. Maurizio Spanu ha poi spiegato il tipo di azioni che la Caritas conduce e che rispondono al nome di Advocacy e Lobbying: sono funzioni intrinseche alla Caritas, parte di un linguaggio contemporaneo che attraverso studi e ricerche è finalizzato alla preparazione di piani di intervento sia curativi che preventivi, perciò questa non è solo una strategia operativa ma una espressione profonda della missione evangelica che si fonda sulla dignità della persona, sulla solidarietà e sulla sussidiarietà, ha ribadito il direttore della Caritas Diocesana.

Dobbiamo fare rete, impegnarci al riconoscimento dei diritti fondamentali del cittadino, grazie soprattutto al lavoro del Centro di Ascolto della Caritas che è all’origine di ogni nostra azione concreta e di sensibilizzazione, ha infine chiuso Mons. Spanu.

10 02 01 convegno sulle poverta della caritas 1 COPIA

La povertà è ingiustizia

All’incontro erano presenti tanti volontari e rappresentanti del mondo del terzo settore, ma anche cittadini che vogliono informarsi, darsi da fare, capire come mettersi al servizio dei più deboli, e c’erano anche gli studenti del Liceo Classico di Oristano. Il Vicario Generale, mons. Roberto Caria, docente di Teologia Morale alla Facoltà Teologica della Sardegna, è entrato nel cuore del dibattito sulla povertà indagando i temi della Dilexi Te di papa Leone.

Parlare dell’amore verso i poveri significa far emergere in noi quella potenzialità, quelle energie intellettuali, pratiche e morali, per cercare di essere uniti nell’attenzione verso coloro che hanno maggior bisogno. Non possiamo negare che la globalizzazione oggi rappresenti anche quella filosofia sociale che esprime il diritto del più forte di affermarsi sul più debole, logica contraria al cristianesimo, ha sostenuto il Vicario. Nietsche provoca e rimprovera noi cristiani quando riduciamo il cristianesimo a forma moralistica, di risentimento e accusa verso gli altri: il moralismo è quando noi puntiamo il dito verso gli altri, verso le cose che gli altri non fanno, invece di pensare che insieme agli altri, impegnandoci congiuntamente, possiamo raggiungere il Bene, ha proseguito il docente della Facoltà Teologica.

Il fondamento per parlare di povertà è perciò parlare della ricchezza, che non possiamo associare a un’idea banale e riduttiva di beni materiali e poteri da esercitare. La ricchezza è Dio stesso, che è ricco in sé di ogni cosa e che condivide con noi, ha continuato mons. Caria. Quando parliamo di carità non siamo nell’orizzonte della beneficenza o della filantropia, Dio ci vede come coloro con i quali condividere la sua ricchezza; Dio è amore che è vita e che genera vita, ha fiducia nella nostra libertà di fare grandi cose. Papa Leone parla di una povertà indotta e di una povertà volontaria, quella di chi sceglie di non diventare schiavo, soprattutto del denaro, utilizzandolo in modo da non diventare succubi e sottomessi ai beni materiali. Parlando di povertà indotta, il Pontefice afferma che i poveri non ci sono per caso, e non sempre per colpa loro, eppure c’è sempre qualcuno che osa affermarlo, mostrando cecità e crudeltà. Papa Leone ci dice che nella maggior parte dei casi la povertà è una conseguenza, ecco perché parlare di carità significa parlare di giustizia: la carità non scavalca la giustizia ma la vive in pienezza, ha spiegato ancora il Vicario generale.

La nostra corresponsabilità

All’incontro è intervenuto anche dott. Raffaele Callia, che è stato delegato regionale della Caritas della Sardegna. Consapevolezza e corresponsabilità sono le parole chiave attorno alle quali è emersa una analisi profonda del fenomeno della povertà, indagato attraverso l’acquisizione di numerosi dati prodotti in venti anni di intenso lavoro da parte dei Centri di Ascolto della Caritas dislocati sul territorio regionale.

La Sardegna è al quinto posto per livelli di povertà tra le regioni italiane e registra pure un incremento della povertà relativa. Oristano è la provincia sarda che riporta i dati più allarmanti. Le persone che si rivolgono ai nostri servizi hanno un’età media attorno ai 50 anni, per lo più italiani e maschi, possiedono un titolo di studio medio-basso, ovvero licenza media e licenza elementare. Chi si istruisce e si forma è capace di contrastare l’esclusione sociale, ha chiuso dott. Callia.

10 02 01 convegno sulle poverta della caritas 9 COPIA

Come contrastarla

Le conclusioni sono state affidate alla prof.ssa Luisanna Usai, presidente diocesana del MEIC, tra i promotori dell’incontro: i poveri sono tanti, la povertà è multifattoriale, parlare di povertà è scomodo, oggi non abbiamo ricette definitive ma è necessario fare serie riflessioni per essere operativi e continuare a contrastarla, ha sottolineato la professoressa. È difficile accollarsi il peso e le responsabilità di una famiglia fragile o di persone che necessitano di essere ospitate: ci sono opere di misericordia più facili e meno facili. Si rischia che chi sia chiamato ad aiutare sparisca, ha continuato la Presidente. Da una parte siamo noi a incentivare la povertà, e noi stessi siamo in qualche modo poveri, perché anche noi siamo vittime del consumismo. La nostra è una povertà cattiva, dobbiamo rinunciare all’esagerazione, ha chiuso infine Luisanna Usai.

10 02 01 convegno sulle poverta della caritas 13 COPIA


E' questo il tempo giusto per abbonarsi a L'ARBORENSE

Il giornale direttamente a casa tutte le settimane.

Scopri come fare

 

 

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon