Sabato, 16 Ottobre 2021

Giovedì 9 gennaio si è tenuto nel Seminario arcivescovile il ritiro del clero. A guidare la preghiera e la riflessione è stato l’Arcivescovo, che ha proseguito il cammino sulla qualità e sullo stile di relazione che deve esserci tra i presbiteri e la comunità cristiana, tema già avviato a partire fin dal suo arrivo in diocesi...

di Enrico Porcedda

La mattinata divisa in due momenti, ha visto l’Arcivescovo impegnato nell’esposizione di una riflessione sul tema dell’affettività, facendo emergere l’importanza di questo tema per un ministero fruttuoso e in vista di un autentico dono di sé da parte del presbitero. Nella seconda parte, quale Incaricato regionale del Servizio Tutela Minori e Adulti vulnerabili, ha presentato un tema attuale e che necessita di essere affrontato con responsabilità dai presbiteri e da tutta la comunità cristiana: la protezione dei minori. L’obiettivo principale di questa riflessione è conoscere, in modo non superficiale, una realtà che tocca la Chiesa, ma al tempo stesso interrogarci su come affrontare questo problema, come accogliere le vittime, come prevenire gli abusi, come comportarsi con gli abusatori, come operare per sanare le ferite che un comportamento tale provoca nella comunità cristiana. Queste due parti di meditazione hanno avuto tra loro un punto di contatto, che è il modo di vivere le relazioni e il modo stesso di manifestarle, che può avvenire in maniera matura o meno. Nessuno di noi può vivere senza affetti e pertanto è necessario armonizzare ogni dimensione dell’umano, così da evitare il rischio di fare dell’altro un oggetto per sé stessi. Fondamentale è dunque la formazione integrale del prete, così come di ogni persona, sicché non esista una dimensione intellettuale e spirituale distinta rispetto a quella psicologica, morale ed emotiva. La strada da percorrere è quella dell’educazione del cuore, un lavoro che dura per tutta la vita, come in una scuola quotidiana nella quale si impara a ricevere amore e ad offrirlo, a livelli di diversa complessità, sia esso filiale, fraterno, amicale, fino ad arrivare ad avere un cuore come quello di Cristo. Gesù infatti ha un cuore veramente umano, che esprime affetto e che vive a pieno le emozioni, persino la rabbia. A questo punto si comprende che la realtà degli abusi su minori nasce dalla mancanza di una personalità matura, nella quale ogni dimensione sia ben integrata. Parlarne è il primo elemento chiave, in quanto nascondere questo problema ha portato solo altro male, oltre che situazioni veramente drammatiche, sia in riferimento alle vittime che agli abusatori. Altro fatto di cui si deve sempre tener conto è che siamo responsabili sempre di noi stessi come presbiteri, ma anche di coloro che ci sono affidati, e non ci riferiamo solo ai minori e alle persone vulnerabili, ma anche a tutte quelle figure educative che con noi collaborano. L’Arcivescovo ha posto in luce come l’abuso sessuale nasca di fatto da un abuso di potere, ovvero dalla cattiva idea dalla propria autorità. L’abuso nasce perciò dal vedere l’altro e in particolare il minore, come un oggetto e spesso, dunque, come un possesso. Questa piaga ha colpito anche la Chiesa e seppure la grande percentuale degli abusi avvengano nell’ambito familiare, non si può minimizzare né giustificare con questo quelli perpetrati dai membri del clero, ne diminuirne la gravità e la necessità di prevenire, formare e informare su questo punto. La domanda è questa: cosa fare? La risposta non può che essere la prevenzione, l’informazione e la formazione, non solo per evitare scandali come questi, che feriscono non solo il singolo ma l’intera comunità, ma piuttosto per rendere sempre più sicuro, accogliente e maturante l’ambiente della comunità cristiana, per i minori e le persone vulnerabili. Nel passato si è fatto l’errore di negare talvolta il problema, non interrogarsi o riflettere, oppure persino sminuirlo e spiritualizzarlo. Ci rendiamo conto adesso con maggior consapevolezza che bisogna affrontare e, con decisione, fare quanto è in nostro potere perché non accada mai più. La Chiesa, soffrendo e chiedendo perdono per gli errori del passato, sta trovando finalmente la strada giusta per affrontare ed evitare che ciò avvenga ancora, ma per fare questo è necessario l’impegno di tutti e il desiderio di crescere come presbiteri, come comunità cristiana, come uomini e donne che, discepoli dell’Uomo vero, Cristo Gesù, desiderano rispondere al mandato del Signore di custodire i piccoli, di accogliere la fiducia che essi manifestano e amare come il Signore ama

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