Sabato, 16 Ottobre 2021

Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore (Mt 6,21). Mi sovviene sempre questo passo evangelico quando sento il canto Celesti tesoru...

di Giovanni Licheri

Insieme agli altrettanto conosciuti Andhemus a sa grutta, A sos primos rigores, Candh’est nadu Gesus, Duos isposos a s’iscurigada, Naschid’est in sa capanna e Notte de chelu, dei sacerdoti Agostino Sanna e Pietro Casu, fa parte del repertorio classico delle celebrazioni natalizie sarde. Nelle nostre parrocchie tutti i fedeli li conoscono e con tanta passione e dolcezza li intonano. Ci fermiamo a riflettere un attimo, il tempo di avvicinarci al mistero dell’incarnazione del Verbo grazie alla bellezza del testo, scritto dal sacerdote Giuseppe Pani nel 1825. Nell’ambito del canto religioso popolare sardo, don Giovanni Dore scriveva: “Il Natale infine, suggerisce le più belle e confidenziali espressioni, che una mamma, può indirizzare al suo bambino nella culla”.

Esistono diverse versioni di questo canto sia in dialetto logudorese sia in campidanese.

Il tema dominante è il rapporto dolce e forte fra una mamma e suo figlio: dormi fillu amadu (I strofa); t’amo in su profundu de s’anima mia (II); bellu prus de s’oro (IV); dormidi Bambinu, dormi caru fillu, dormi caru fillu, dormi Gesuinu, dormi in custu sinu de mamma Maria (VI).

Maria, oltre la tenerezza di madre, ha la consapevolezza di trovarsi a essere la Madre di Dio: Reposa Segnore; Virtudi divina, Deus umanau; is santus coronanta su Deus insoru; tottus ti ammiraus Rei onnipotenti.

Il linguaggio del testo richiama diversi passi biblici. Nella III strofa, is ferocis belvas rendi mansuetas richiama il passo di Isaia 11,6: "Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà". Nella stessa strofa troviamo ses de is profetas illustri decoru, che potrebbe sintetizzare quello che dice Gesù stesso sul suo rapporto coi profeti: "Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento" (Matteo 5,17). Nella VIII strofa leggiamo In su chelu intonant innus de allegria, che riporta quanto detto nel Vangelo di Luca 2,13-14: "E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama".

Altro riferimento biblico costante è sa paxi. Questa parola ricorre 9 volte nel testo. Tra i diversi testi biblici che potrebbero legare il tema della pace a quello del Messia, c’è il salmo 71(72): "Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace, finché non si spenga la luna". Nel linguaggio poetico e popolare di questo canto parla di Gesù, come tesoro, troviamo un tesoro immenso che viene condiviso ai piccoli, ai semplici. Questo tesoro che è quello della Scrittura, delle Verità di fede e della Teologia, secoli fa veniva offerto nel linguaggio efficace, comprensibile e tangibile della quotidianità. La medesima quotidinità familiare che anche Maria e Gesù hanno vissuto.

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