Giovedì, 02 Aprile 2026

 

Anche Oristano ha celebrato la Giornata Internazionale della Donna, una ricorrenza che nel tempo ha cambiato la sua denominazione, ma non ha smesso di sottolineare l’urgenza delle disuguaglianze di genere che attraversano la nostra società.

di Antonello Carboni

L’iniziativa organizzata dal Museo Diocesano Arborense di Oristano, congiuntamente con il Centro Antiviolenza di Oristano e con l’Associazione Prospettiva Donna, con il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna, del PLUS – Distretto di Oristano, del Comune di Oristano e della Consigliera di Parità della Provincia di Oristano, rappresenta un passo importante alla costruzione di quel lungo cammino di speranza e sostegno alle persone fragili.

Al centro dell’evento la mostra Vegliate, costituita da 25 opere realizzate dall’artista Silvia Idili, ospitata nella sala Mythos del Museo Diocesano. L’inaugurazione è stata preceduta dalla performance di danza curata dal maestro Carlo Petromilli con il gruppo Acconciaseusu del Centro Studio Danza di Oristano, seguita da un intervento del Centro Antiviolenza Donna Eleonora.

A introdurre l’iniziativa è stata la direttrice del Museo, Silvia Oppo, che ha portato i saluti e la vicinanza dell’Arcivescovo Roberto, sempre particolarmente attento alle iniziative culturali e ai momenti di riflessione che coinvolgono le nostre comunità. Un museo diocesano, per sua vocazione non è soltanto un luogo che custodisce opere e memoria, ma è anche uno spazio di comunità, un luogo di incontro e di dialogo in cui l’arte diventa occasione per interrogare il presente, condividere riflessioni e costruire consapevolezza, ha detto la direttrice al numeroso pubblico presente in sala.

Sentiamo sempre più forte la responsabilità di essere anche uno spazio che aiuta a leggere il presente e la mostra che inauguriamo oggi, Vegliate, nasce proprio da questa consapevolezza. Il titolo riprende le parole del Vangelo: Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate. È un invito alla vigilanza, alla responsabilità, a non abituarci all’ingiustizia e a non considerare normale la violenza, non lasciare che l’indifferenza prenda il posto della coscienza, ha chiuso Silvia Oppo.

È seguito l’intervento di mons. Alessandro Floris, rettore del Seminario Arcivescovile di Oristano: in un tempo così complesso è fondamentale soffermarsi a riflettere. Il titolo della mostra, Vegliate, deve interrogarci nel profondo: quanto davvero veglio nella mia vita? Sono veramente capace di vegliare sui bambini e sugli anziani? Dobbiamo cominciare a vegliare da ciò che è più vicino, dalle nostre famiglie, ha esortato mons. Floris. Ha chiuso infine citando Rita Levi-Montalcini, Nobel per la medicina nel 1986: Le donne pensano con il cuore, agiscono con l’anima e vincono con l’intelligenza.

Tra le molte autorità presenti è intervenuto anche Claudio Pinna, vice presidente della Provincia di Oristano, il quale ha ribadito l’impegno dell’Ente volto a contrastare la disparità di genere. La Consigliera di Parità Martina Dell’Oro ha ricordato invece le schiaccianti disuguaglianze nel mondo del lavoro, suffragate ogni anno da dati allarmanti, sottolineando l’importanza della collaborazione istituzionale per compiere passi concreti.

Ha chiuso la serata l’intervento di Francesca Marras del Centro Antiviolenza di Oristano: Occupare e abitare uno spazio di parola importantissimo come questo del Museo Diocesano di Oristano significa anche parlare di ciò che non emerge fuori dalle mura domestiche, significa rompere un silenzio. Il 99% delle donne che arriva al Centro Antiviolenza subiscono violenza dentro le relazioni di intimità ha detto la responsabile del Centro. Fin dall’infanzia ci educano a prestare attenzione a ciò che accade fuori dalla famiglia ma in realtà nessuno invece ci insegna a stare dentro dinamiche familiari che sono disfunzionali, ha proseguito Francesca Marras.

Vegliate significa che noi non possiamo distogliere l’attenzione, il fatto che le violenze accadano dentro le mura domestiche non giustifica che io non veda, non senta e non parli. Vegliare è un atto di responsabilità collettiva e ognuno di noi è chiamato a segnalare alle autorità, garantito dall’anonimato.


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