Lunedì, 15 Dicembre 2025

 

Si è tenuto a Roma, nell’elegante e accogliente struttura dell’Hotel Palace Carpegna, sull’Aurelia, a due passi dalla sede centrale della CEI, il tradizionale Incontro annuale dei Cancellieri delle diocesi e Arcidiocesi d’Italia, mercoledì 22 ottobre 2025. Su 260 diocesi d’Italia, erano presenti oltre 140 Cancellieri; la Sardegna era rappresentata da don Franco Tuveri (Ales-Terralba), mons. Antonino Zedda (Oristano), don Luca Mele (Nuoro), don Roberto Arcadu (Ozieri), don Filippo Corrias (Lanusei); presente anche il Cancelliere dell’Ordinariato Militare (anch’egli sardo) don Giancarlo Caria.

* di Antonino Zedda, Cancelliere Arcivescovile Oristano

Il saluto introduttivo, a nome del Segretario Generale della CEI, mons. Giuseppe Baturi, in rappresentanza di tutti i vescovi italiani, è stato dato da mons. Gianluca Marchetti, Sottosegretario e Direttore dell’Ufficio Nazionale per i Problemi giuridici che, oltre ai saluti istituzionali, ha svolto un’interessante relazione avente come tema il Protocollo unico.

Questo importante strumento detta e armonizza i ritmi giuridici dell’intera vita ecclesiale diocesana, sotto i molteplici punti di vista: è, infatti, strumento episcopale che dà ordine a tutti gli atti di governo del Vescovo, ma anche ai vari uffici a lui collegati e che trovano sbocco nella Curia diocesana; per questo il Protocollo (ha ribadito fortemente il sottosegretario CEI) deve essere unico, in modo che siano registrati in esso fedelmente tutti i flussi documentali ufficiali: è fondamentale che solo il Cancelliere organizzi e determini il Protocollo.

In linea teorica potrebbero esserci altri protocolli settoriali e perciò parziali, come quello personale che ogni vescovo gestisce, ma che non avendo i crismi dell’ufficialità del protocollo unico, hanno evidentemente solo un uso pastorale e, quindi, non giuridico in senso stretto. Il Protocollo, in buona sostanza, è uno strumento giuridico di buon governo che viene messo a disposizione del vescovo locale per l’esercizio del ministero e per la vita della comunità diocesana; è infine la via ordinaria che determina i rapporti ufficiali della sede. Mons. Marchetti, dall’alto della sua esperienza e della competenza ha, quindi, fatto riferimento ai flussi documentali che raggiungo gli uffici di Curia, dettando le norme e le determinazioni sull’archiviazione, sia cartacea (che è da conservare sempre) sia sui supporti mediatici, con i pericoli e le garanzie per l’uso e la conservazione di tutti i dati giuridici della sede episcopale.

Prima della pausa pranzo ha preso la parola la dott.ssa Francesca Maria D’Agnelli, dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto, su un altro importante argomento sempre legato ai flussi documentali. La seconda parte dei lavori è stata guidata da don Pietro Rescigno, aiutante di studio dell’Ufficio Nazionale; sul tema delle annotazioni nei registri di battesimo (in occasione delle crescenti richieste del cosiddetto sbattezzo), l’iter della pratica è abbastanza organico e semplice e segue le norme della Cei e quelle europee sulla privacy.

Don Rescigno ha ricordato che i dati di un libro storico, come è quello del Battesimo, non si possono eliminare mai. È però nel pieno diritto dei fedeli che lo richiedono, procedere ad annottare la volontà di non essere più considerati membri della Chiesa cattolica; ha anche chiarito che le richieste di sbattezzo, presentate dai genitori per i propri figli minorenni, non possono essere accolte: possono essere conservate fino al momento in cui, il fedele, raggiunta la maggior età sia lui a richiedere l’annotazione. Il convegno si è concluso con l’intervento della dott.ssa Maria Teresa Viola, che ha illustrato le norme e i principi giuridici per il riconoscimento della personalità pubblica civile alle Confraternite: l’iter procedurale può avvenire coi tempi e le norme previste in modo che si ottenga la Personalità giuridica per il solo fine di culto, norme ulteriori esistono e regolano il mutamento di denominazione, il trasferimento di sede o l’eventuale soppressione.

Le Confraternite e i loro beni, con la riforma, sono confluite nell’Ente Parrocchia che giuridicamente amministra i beni delle Confraternite le quali (moralmente) ne sono pur sempre proprietarie. Il corso di aggiornamento è stato seguito dai presenti con tanto interesse, tante domande e delucidazioni sono state presentate ai relatori, che hanno risposto con dovizia di particolari, rivelando ancora una volta l’importanza dei corsi di studio e di aggiornamento: è sempre forte l’esigenza non solo di tenersi aggiornati ma anche di proporre momenti di confronto a tutti i livelli della vita diocesana, regionale e nazionale.      


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