Giovedì, 02 Aprile 2026

 

L’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Oristano esprime profonda indignazione per la sistematica distruzione di ospedali e presidi sanitari nella Striscia di Gaza e per le vittime tra civili, pazienti e personale sanitario. 


Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre metà delle strutture ospedaliere a Gaza non è più in grado di funzionare. Le immagini di neonati senza incubatrice, medici costretti a operare senza anestesia, ambulanze bombardate non sono solo cronaca: sono ferite aperte inflitte all’umanità intera. Il Diritto Internazionale Umanitario stabilisce in modo inequivocabile che strutture e operatori sanitari, ambulanze e farmacie devono essere rispettati e protetti. Colpirli significa violare la più elementare regola di civiltà.

Tra le vittime vi sono migliaia di bambini: i più indifesi, che non possono e non devono mai essere considerati “danni collaterali”. Allo stesso modo, gli ostaggi civili devono essere liberati senza condizioni: nessun essere umano può essere privato della libertà o usato come strumento di guerra.

Il Codice di Deontologia Medica ci ricorda che il compito del medico è prendersi cura di ogni persona, senza alcuna discriminazione, tutelandone la vita e la salute in ogni circostanza, indipendentemente da torti, ragioni o appartenenze.

Per questo l’Ordine di Oristano:

  • Condanna senza ambiguità ogni attacco a ospedali, ambulanze, operatori sanitari, pazienti e civili.
  • Chiede il rispetto del Diritto Internazionale Umanitario e l’apertura immediata di corridoi umanitari sicuri per far arrivare cure, acqua, cibo ed energia.
  • Esprime solidarietà alle vittime innocenti, in particolare ai bambini, che non devono mai pagare il prezzo della guerra.
  • Invoca la liberazione immediata e incondizionata degli ostaggi civili, in nome dello stesso principio umanitario che tutela i malati, i bambini e i civili sotto le bombe.
  • Sostiene tutte le iniziative pacifiche e nonviolente che richiamino l’urgenza di proteggere la vita e favorire un cessate il fuoco, comprese veglie e momenti di digiuno civile.
  • Chiede il pieno coinvolgimento delle Nazioni Unite e indagini indipendenti della Corte Penale Internazionale per accertare le responsabilità delle violazioni contro civili e strutture sanitarie.

Come comunità professionale, ribadiamo con forza che i medici non sono e non devono mai essere parte del conflitto. Sono parte della cura, della speranza e della vita.


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