di Michele Antonio Corona
Il Festival di Ama e Fiore, secondo i critici invitati nei vari programmi Rai, non ha eguali nella storia – almeno recente – della manifestazione. Pare che la canzone abbia ritrovato il suo spazio primario, il carisma ha nuovamente ispirato testi, musiche e look degli artisti in gara, i vari interventi degli ospiti sono stati di grande impatto emotivo e sociale. Il discorso accorato di Rula Jebreal ha toccato il cuore di molte persone, il monologo di Benigni ha scandalizzato molti e incoraggiato altri a studiare per bene la Bibbia, le varie affermazioni di Tiziano Ferro hanno diviso la platea e gli ascoltatori da casa. In fin dei conti, una settimana di colpi di scena, di esiti più o meno previsti, di rapporti professionali che apparentemente sembrano rinsaldati. Eppure, mi pare che tra gli interventi più importanti durante la kermesse si debba annoverare quello di Paolo Palumbo, del nostro Paolo Palumbo. Quegli occhi che parlano in tutti i sensi e che hanno catalizzato migliaia di telespettatori per la loro forza e la limpidezza. Una brillantezza che non solo illumina, ma rischiara quel grigiore di luci che gli è stato costruito intorno dagli scenografi. Il discorso di speranza e di forza che abbiamo ascoltato non è stato ancora pienamente valorizzato dalla regia tecnica e televisiva. Quelle parole di Paolo dovrebbero essere fatte ascoltare e riascoltare non solo ai ragazzi ma a tutti noi, che ci scoraggiamo per piccole cose, che ci lamentiamo per piccoli malanni o per fugaci delusioni. Grazie al loro amore (della famiglia) ho scoperto una forza interiore che non sapevo di avere e che vorrei trasmettervi, perché sono convinto che ce l’abbiamo tutti, anche se non ce ne rendiamo conto. È stato grazie a questa forza che la SLA non è riuscita a impedirmi di diventare uno chef e di realizzare tutto quello che avevo in mente. Perciò, la mia non è la storia di un ragazzo sfortunato, ma quella di un ragazzo che non si è arreso davanti alle difficoltà e ha imparato a farne un punto d’appoggio su cui costruire qualcosa di nuovo.