Giovedì, 13 Agosto 2020

Progetto1

La festa del Battesimo del Signore ci conduce alla chiusura del Tempo di Natale. Il rito della Chiesa latina, a differenza di quello della Chiesa ortodossa che celebra unite la solennità dell’Epifania e il Battesimo del Signore, pone il ricordo di questo importante momento della vita di Gesù a conclusione del tempo natalizio...

di Giovanni Licheri

In queste poche righe voglio soffermarmi sulla figura di Giovanni Battista, caro sia alla tradizione latina sia a quella orientale. Non possiamo poi scordarci dell’importanza del culto di San Giovanni nella nostra Sardegna. Proprio per questo propongo la descrizione, tutta evangelica, che fa del Precursore, nei Gosos de Santu Jubanne, Salvatorangelo Chessa di Nuoro, presentati in occasione del convegno “I Gòsos: fattore unificante nelle tradizioni culturali e cultuali della Sardegna”, tenutosi a Senis nel 2003.

In sa torrada troviamo i due appellativi principale che “inquadrano” la figura di Giovanni: profeta e precursore. Così recita infatti: Profeta de su Segnore, l’as preparadu sa via, Jubanne, novellu Elia, de Cristos su Precursore. In queste poche battute abbiamo una fortissima risonanza biblica, presente in tutto il componimento. “Profeta”: richiama tutta la tradizione profetica che l’ha preceduto, e che si condensa nel passo di Luca 3,4: “com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!” e che richiama Isaia 40,3-5 e Giovanni 1,23. “Precursore”: Giovanni prepara la strada a Gesù, come scrive Matteo nel suo Vangelo in riferimento al battesimo: “Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco” (Mt 3,11). Il passo appena citato è ripreso alla strofa 8. Questa “torrada” mi richiama alla mente l’inno Achatistos a Giovanni Battista in cui, al ternine di ogni strofa o “stanza”, c’è un ritornello che dice così: “Rallegrati, o grande Giovanni, profeta, precursore e battista del Signore”.

Il tema della voce torna in diversi punti: De su Verbu gloriosu ses boghe forte e potente» (2a strofa); «sa Paragula vivente falat de s’Onnipotente: ti cunsacrat bandidore (3a strofa). Voce che non teme di dire la verità in faccia ai potenti: Fis dae Erode impresonadu, pro narrer sa veridade (12ma strofa). Anche qui Giovanni è precursore di Gesù e dei suoi apostoli.

Nei gosos qui proposti il contesto dell’attività pubblica di Giovanni, in cui si svolge il battesimo di Gesù, comprende ben 10 strofe su 17. La strofa 5 fa riferimento a Matteo 3,5 - 10 e a Luca 3, 7 – 9: Benide a bos batizare, e faghide penitenzia, – jubilabas chin potenzia, - si bos cheride sarvare, chi luego at a arribare su Messia Sarvadore.

La scena del battesimo descritta nel Vengelo di questa domenica (Mt 3,13-17) è sintetizzata nelle strofe 9 e 10. Il Figlio di Dio, uomo fra gli uomini, va da Giovanni per farsi battezzare insieme agli altri: Gesus a si batizare benit cun atera zente (9a strofa). L’evangelista scrive della resistenza di Giovanni: “Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”. Il testo dei gosos lo ricalca fedelmente: ma li naras riverente: custu non potho azetare! So deo su ‘e sarvare e tue su Sarvadore (9a strofa). Gesù invita Giovanni a battezzarlo per compiere ogni giustizia: Su zustu e sa veridade, de cumprire tocat solu (10a strofa). Dopo il battesimo ecco la manifestazione potente della Trinità: “ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. L’autore la compendia così: Lu batizas, ed ecco a bolu s’Ispiridu ‘e santidade, e su Babbu nat: Ascurtade custu fizu ‘e tantu amore.

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