Domenica, 19 Gennaio 2020

Progetto1

Egregio Direttore, l’anno appena trascorso si è chiuso, per la nostra Oristano, con una notizia di cui ci hanno informato sia la cronaca nazionale che quella locale...

L’ennesimo caso di maltrattamenti in famiglia, finito con il fermo e l’allontanamento del colpevole, che da anni torturava la compagna e la figlia minorenne. Il cinquantanovesimo caso, nello specifico, di cui nel 2019 ha dovuto occuparsi la Questura di Oristano. Non sono solo le donne a essere vittime di questi mostri, ma anche i figli; lo sappiamo ma lo voglio ricordare bene, perché spesso i bambini sono percepiti come marginali alla violenza. Invece sono testimoni e primi soccorritori della propria mamma. Ma non è questo che volevo dire. Cinquantanove casi di maltrattamenti in famiglia in un anno, accertati dalla questura in un territorio piccolo come Oristano, sono tantissimi. Un’enormità. Considerando che, andando per difetto, per ogni caso accertato dalle forze di polizia, ce ne sono almeno altri dieci di cui non si sa nulla, stiamo parlando di un’iperbole. Se pensiamo che per ogni violenza è coinvolta una donna con almeno un minore, abbiamo davanti a noi centinaia di persone che, nel nostro minuscolo territorio vivono l’inferno sotto i nostri occhi. Senza clamore. Senza indignazione. Faccio per dire, e senza polemica alcuna: un infortunio a un cavallo della Sartiglia farebbe più notizia e sarebbe argomento su cui si alimenterebbero dibattiti infiniti e stucchevoli discussioni. Ma la violenza in famiglia è normale, e alla fine ad essere strani sono quelli che ne parlano. Faccio ancora per dire, e senza polemica alcuna, che almeno chi rappresenta le Istituzioni, non si ricordi di intervenire solo il 25 novembre, ma sempre, ogni giorno. Perché il silenzio alimenta la violenza e i violenti e gonfia il dolore e l’impotenza di chi non si ribella: perché non può ribellarsi chi pensa di essere lasciato solo. E poi c’è la Chiesa. Il nuovo anno si è aperto con le parole potenti di Papa Francesco che, non a caso, ha toccato questo tema ricordando la violenza sulle donne come profanazione di Dio. Che sia allora la volta buona, che anche nelle nostre parrocchie non si faccia più finta di nulla, non ci si giri dall’altra parte fingendo che la violenza privata sia una faccenda in cui non mettere il dito e non abbia invece precise responsabilità pubbliche. Che sia un anno in cui possiamo sentirci davvero fratelli, sorelle, padri, madri e amici di quelle donne e di quei bambini che non sanno come dire quello che vivono tanto è orribile da dire e tanto non esistono parole adeguate. Pena il giudizio di non essere creduti. Che sia un anno d’amore, di coraggio e di nuova vita per queste nostre donne che hanno necessità del nostro abbraccio più grande. Ma che soprattutto, per liberarsi e per liberare i propri figli hanno bisogno, innanzitutto, di non essere giudicate. Del resto, è sempre bene ricordare che la colpa della violenza non è della donna che la subisce, ma del maltrattante. Ed è anche di tutti quelli che in qualche modo lo giustificano. E a giudicare dai numeri della nostra città, questi ultimi sono drammaticamente troppi.

Patrizia Cadau, consigliere comunale di Oristano

Carissima Patrizia, la ringrazio per l’opportunità di riflessione che ci ha proposto. Convengo con lei sull’opportunità di dialogo e confronto sulla scala dei valori nella quale inserire le notizie e dare loro il giusto peso. Il fatto richiamato ha toccato anche me e molti nostri lettori, sebbene la stampa non abbia dato il risalto dovuto.

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