Le immagini del confronto-scontro tra Trump e Zelensky viste la settimana scorsa hanno fatto il giro del mondo. Tantissimi sono stati i commenti. Al di là delle posizioni più o meno favorevoli rispetto al presidente americano o alla guida politico-militare dell’Ucraina, credo che sia stata unanime, in tutto il mondo, l’indignazione per il modo in cui tutto si è svolto.
* di Mauro Dessì
Che lo Studio ovale della Casa Bianca, sede di incontri storici e importanti per la vita politico economica del mondo, sia stato trasformato in un set cinematografico per trasmettere un colloquio su cui c’erano aspettative in tutto il mondo, ci ha lasciato tutti perplessi. Come in un agguato premeditato, il leader ucraino prima è stato svilito della sua autorità per poi essere cacciato in malo modo di fronte al mondo intero. In nome di che cosa? Della pace, pare. Così ci hanno fatto credere.
Mi chiedo di quale pace si stia parlando. Di quella che nasce dal rispetto reciproco, dall’uguaglianza dei diritti, dal dialogo, dall’accoglienza delle diversità o quella che ha come presupposto un ordine mondiale basato su chi è più potente e, mi permetto di aggiungere, più prepotente?
Non so quanto sia giusto che un popolo, per difendere la propria libertà, lo faccia attraverso la guerra. Non mi sento di giustificare la belligeranza, mai. Ma credo di non dire qualcosa di sbagliato se affermo che la libertà vada difesa, sempre e comunque. Trump ha mandato via Zelensky perché, a detta sua, il leader ucraino non è disposto a costruire la pace. Non è disposto a costruire la pace o non è disposto a cedere di fronte a una dittatura che imbavaglia la libertà o a una politica che si spartisce le sue ricchezze?
Mentre in altre parti del mondo, in Palestina per esempio, il popolo innocente subisce le imposizioni dei suoi governi, il popolo ucraino è col suo capo: in nome della libertà. Se la maggioranza del popolo americano ha scelto Trump, nulla da eccepire: viva la democrazia. Ma il modo in cui il presidente degli Stati Uniti si sta facendo paladino della pace e salvatore del mondo, sta facendo storcere il naso a tanti.
Di pace ne abbiamo bisogno, è vero. Che si studino strategie e programmi per realizzarla, ben venga. La pace l’abbiamo sempre invocata, trepidanti l’attendiamo. Ma non quella promossa in questi giorni: preferisco confidare in quella promessa da Gesù che deve entrare nel cuore di ciascuno per arrivare ad abbracciare il cuore di tutta l’umanità.
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