Domenica, 19 Aprile 2026

Vespro di Natale...

Incappucciati, foschi, a passo lento,

tre banditi ascendevano la strada

deserta e grigia, tra la selva rada

dei sughereti, sotto il ciel d’argento.

Non rumore di mandre o voci, il vento

agitava per l’algida contrada.

Vasto silenzio. In fondo, Monte Spada

ridea bianco nel vespro sonnolento.

O vespro di Natale! Dentro il core

ai banditi piangea la nostalgia

di te, pur senza udirne le campane:

e mesti eran, pensando al buon odore

del porchetto e del vino, e dell’allegria

del ceppo, nelle lor case lontane.

La poesia ha la funzione di mostrare e dimostrare. Di esplicare luoghi comuni o di crearli. La poesia salva un po’ tutto, salva anche il Natale, che lentamente sta cadendo in un limbo scarno di significato e la poesia lo resuscita, lo riporta alla luce. Da questo limbo oscuro, infatti, parte anche S. Satta nel Vespro di Natale, tempo di torpore e solitudine, di freddo e tristezza, spazio nel quale s'inoltrano, nella notte, tre banditi. Ma è la vigilia di Natale, non una notte qualunque: la poesia, infatti, si fa strada, e permette di farci ricordare che esistono dei “particolari”, proprio come il cielo d’argento, il silenzio e Monte Spada: casa. La casa a cui questi banditi hanno rinunciato, quella che ricorda la vigilia di Natale di cui immaginano i sapori e i profumi.

Quelle “piccole cose” che non sono mai piccole e nemmeno cose: il buon odore del porchetto e del vino, e l’allegria del ceppo, nelle loro case lontane.

Siamo un po’ tutti banditi, forse più per scelta che non per destino. Perché anche molti giovani non hanno ancora capito che Natale non sono solo vacanze e divertimento, che Natale non sono i regali e un po’ di libertà, e che, oltre a quello che è il puro significato religioso, c’è altro. C’è la bellezza della famiglia, ci sono i suoni e i profumi che solo questo periodo dell’anno sa concedere, ci sono i camini accesi e la voglia di essere tutti più buoni, c’è quel clima di beatitudine e gioia per una nuova nascita, una rinascita: ogni anno Gesù nasce di nuovo, così come dentro di noi nasce e muore qualcosa: speranze, sogni, progetti.

Ogni anno siamo sempre più “banditi” e ogni anno, alla vigilia di Natale, dovremmo cercare sempre più quella nostalgia che ci riporti alla realtà, quella che ci faccia rendere conto che ci manca davvero qualcosa: che sia gentilezza, amore o compassione. E, a differenza dei veri banditi della poesia, noi possiamo ancora fare qualcosa per cambiare il nostro natale, e per cambiare quello di molti altri. Natale è per tutti, anche per i “banditi”: è nella loro nostalgia.

Perché solo dalla nostalgia del cuore può nascere il Bambino.

                                                                                                         Chiara Miscali III A Liceo scientifico-Ghilarza

Photo credits: Ambitious Creative Co. - Rick Barrett

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