di Giovanni Enna
Luca vede in Augusto uno strumento a servizio del piano salvifìco di Dio. Giuseppe dovette recarsi, con Maria, da Nazaret a Betlehem per farsi censire. Molti storici negano che l’evento sia avvenuto. Tranne che in Luca e nello scrittore Tertulliano (II sec.), di questo importante atto imperiale non si rinvengono tracce. Risulta attestato un censimento di Quirinio, effettuato, però, nel 6-7 d. C., quando Gesù aveva, probabilmente, 12 anni. Il rilevamento descritto da Luca fu causato dal passaggio della Giudea sotto il controllo di Roma. Luca, allora, ha forse confuso le date e ha anticipato l’indicazione del tempo del censimento? Al tempo di Erode, la Giudea non faceva parte dell’ordinamento provinciale romano, dal momento che rappresentava un regno “cliente”. Per tale motivo alcuni storici hanno negato che Augusto avesse titolo ad ordinare il censimento in questa regione. Nella Roma imperiale, i cittadini romani erano esenti da imposte dirette, diversamente dalle province. Nella Palestina, gli uomini e le donne erano assoggettati al tributum capitis: Luca ci informa che la misura era un denaro d’argento. Il grande vantaggio di questo nuovo sistema consisteva nel fatto che si poteva fare a meno, per l’incasso dei tributi, dell’opera dei pubblicani che, di solito, subappaltavano tale compito a un funzionario locale, considerato ladro e peccatore. Perciò, Il silenzio di Augusto e degli storici dei primi secoli dell’era cristiana sul censimento universale, costituiva il principale motivo di scetticismo. Nondimeno, alcune fonti riferiscono l’interesse augusteo verso una generale riorganizzazione amministrativa e fiscale dell’impero, che includeva la tassazione delle province (Tacito, Annales, 1,11,4). In questi territori venivano assoggettati ad imposta soprattutto i beni immobili con la decima. Ciò farebbe supporre che Giuseppe dovette recarsi a Betlehem in quanto ivi proprietario. Tale città potrebbe intendersi come luogo di ubicazione del patrimonio del padre di Gesù, come ipotizzato da Egesippo (II sec.). Il censimento di cui parla Luca fu condotto secondo l’uso ebraico: i cittadini dovevano farsi registrare nelle comunità di origine. L’Evangelista precisa che Giuseppe apparteneva alla stirpe di Davide (parentela collaterale, non aristocratica). Dovette farsi censire nella propria città, insieme alla Sua sposa. Gli antichi censimenti del popolo d’Israele riguardavano solo gli uomini. In quelle regioni, le donne non erano tenute a presentarsi per le registrazioni. Resta inspiegabile la presenza di Maria a Betlehem. L’unica risposta possibile, per la narrazione di Luca rimane quella di un censimento attuato in base alla prassi giudaica della genelalogìa. Pure Maria dovette recarsi a Betlehem per farsi rubricare, dal momento che anch’essa faceva parte della progenie davidica (alcuni ritengono, invece, che appartenesse alla tribù di Levi): era parente di Elisabetta, che aveva un lignaggio sacerdotale (discendeva da Aronne; Lc 1,5). Maria si mise in viaggio perché costretta.