di Ignazio Serra
Sarebbe un'idea saggia, ad esempio, ricreare a casa un buon primo piatto della tradizione, magari si potrebbero coinvolgere coloro che da sempre hanno le mani in pasta nella scelta ed elaborazione dei prodotti della nostra Madre terra, acquistandoli dal contadino di fiducia, che sappiamo coltiva la terra con passione e rispetto; E che dire, poi, di un buon libro, di seconda mano, quindi riciclato, che ci aiuti a dare il giusto peso e gusto alle cose genuine della vita? E, dulcis in fundo, perché non abbandonarci ancora di più alla gioia della preghiera? Dove? Stando volentieri dinanzi al Signore, nella nostra camera, ad esempio; oppure scegliendo di camminare immersi nel creato, intenti ad ammirare e ascoltare lo scrosciare dell'acqua di un ruscello che si fa strada, nel silenzio della natura, is Arinus di Nurallao, sino a valle o si getta, meraviglia della cascata di Capo Nieddu, in mare; o, magari, su un promontorio, quello di Capo Mannu, mentre ci lasciamo rapire dall'orizzonte e dalle onde che s'infrangono sugli scogli. Per non parlare delle tante chiese, San Giovanni di Sinis, tanto amata da Enzo Bianchi, o i tanti santuari campestri e no, come quello della Madonna di Bonacatu, che non mancano in diocesi e in ogni dove. Trovare un dove e un tempo per stare dinanzi a Lui, cuore a cuore, a un metro di distanza, come racconta il beato Charles de Foucauld, perché i santi sono così: misurano anche le distanze con l'amato che li ama! Allora, la cucina, la camera, la chiesa, il creato, le pagine di un libro diventano i luoghi dove nutriamo, il nostro corpo, la nostra anima e la nostra mente; ci lasciamo accarezzare il viso dal vento, mentre sperimentiamo il prodursi di buone idee e pure il fiorire di sante ispirazioni. Chi vive lo spirito della Laudato Si' apprende, infatti, che terra e vita non sono compartimenti stagni. Ce lo ricorda molto bene Francesco quando scrive: Tutto è connesso. Quel che succede in cucina, mentre faccio la spesa o mi trovo a lavoro, in vacanza, in strada, allo stadio, ovunque, si ripercuote, eccome, sul pianeta e sulla qualità delle relazioni con chi lo abita. Si pensi solo che, a livello mondiale, un terzo del cibo acquistato, finisce buttato! Per noi, occidentali, non ha alcuna conseguenza (nel senso che neppure ci pensiamo) ma per oltre un miliardo di persone la differenza è quella tra la vita e la morte. Avere questa sana consapevolezza, ci dice Francesco, significa aver compreso che Il cibo che si butta via è come se venisse rubato alla mensa del povero. In pratica, se ti azzardi a buttarlo, sei un ladro! Sì, un ladro. Pertanto chi legge, come chi ha scritto questo pezzo dovrebbe confessarsi di furto perché cieco e sordo al grido della terra e dei poveri e agire di conseguenza per evitare che si ripeta. Se il Natale ci aiutasse a riflettere e agire per convertire i nostri stili di vita errati, sarebbe un Natale di qualità e non di quantità. Limitarsi a non sprecare, è troppo poco! Non possiamo semplicemente risparmiare, siamo chiamati, invece, a crescere nella condivisione, ad essere traboccanti sul versante della solidarietà. L'incarnazione del Figlio di Dio, infatti, non ci impegna a fermarci ad offrire il pane e il companatico (i famosi 5 pani e 2 pesci). Non si ferma alla pancia, ma è uno tsunami: è l'irruzione della sovrabbondanza della vita divina in quella umana. Oltre il cibo, Colui che viene tra noi ci invita ad essere uomini e donne generosi, cordiali, che hanno appreso a perdere il conto di "quante volte hanno dato" in termini di tempo, accoglienza, ascolto, prossimità, primi passi, debiti rimessi, gioia, pace, preghiera... E, allora, di certo, questa nostra Madre terra, stiamone certi, verrà irrigata dalle infinite gocce dei nostri cuori risanati ed emanerà il petricore di un’umanità che trasuda amore e bellezza trinitaria. Buon Natale.