Venerdì, 19 Luglio 2024
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I festeggiamenti in onore di San Pietro, celebrati in diverse comunità dell'Arcidiocesi di Oristano, quest’anno sono stati ancora più sentiti a Solanas che ha rinnovato la devozione al suo patrono nella chiesa più antica del paese, ristrutturata e aperta in concomitanza della festa.

A cura di Valentina Contiero


 

La Festa

I tre giorni sono stati scanditi dall’alternarsi dei riti religiosi con i festeggiamenti in piazza a cui hanno partecipato tante persone, anche dei paesi limitrofi. All’apertura della piccola chiesa, avvenuta subito dopo l’ultimo giorno di novena, hanno partecipato il sindaco di Cabras, Andrea Abis, insieme ad alcuni consiglieri comunali e la Messa, iniziata pochi minuti dopo, è stata presieduta dal parroco don Maurizio Spanu.

Durante i suoi saluti, riconoscendo e sottolineando l’importanza di questo evento, il sindaco ha ricordato l’impegno e il lavoro svolto per avviare l’intervento di riqualificazione dell’edificio, reso possibile solo grazie al protocollo di intesa stipulato tra l’Arcidiocesi di Oristano e l’Unione dei Comuni Costa del Sinis Terra dei Giganti all’interno del programma Sardegna in 100 chiese. Per completare il restauro della chiesa, sono stati stanziati 75mila euro dalla Conferenza Episcopale Italiana e 75mila euro dalla Regione Sardegna.

Degno di nota, inoltre, è stato l’impegno dei fedeli di Solanas che, nei mesi precedenti l’apertura, si sono prodigati nella pulizia della chiesa e del giardino, riportando la struttura alla sua antica e luminosa forma.

Il giorno della festa, invece, è stato don Fabio Brundu a presidere l’assemblea celebrante e a esprimere, al termine della stessa, l’emozione e la gratitudine provati per essere stato invitato a partecipare in un momento così importante per la comunità. L’animazione delle celebrazioni religiose è stata curata dal coro parrocchiale e, ogni processione, è stata accompagnata dai canti tradizionali de is Coggius e dal suono della fisarmonica e delle launeddas che hanno scandito il ritmo della preghiera. I riti si sono conclusi con la processione per le vie del paese, con il simulacro del santo accompagnato, fino alla chiesa parrocchiale di san Pietro, dalle launeddas di Stefano Pinna.

I festeggiamenti in piazza, organizzati con tanto amore e in pochissimo tempo dal comitato, hanno coinvolto i presenti in una serata tradizionale di balli sardi curata dall’organetto di Maurizio Sellero, dalla chitarra e dalla voce di Giuseppe Pintus e dalle launeddas di Luca Loria, in uno spettacolo musicale del gruppo FEMINAS di Cristina Fois e, nell’ultima sera, nell’esibizione del coro Santa Barbara e dalla corale del Sinis diretti dal maestro Costantino Mirai e da I cantori di Eleonora, il coro della Polizia Locale di Oristano diretto dal maestro Nicola Lentis. Durante la serata, inoltre, si sono esibiti anche il gruppo a Canzoni Longa composto dalle voci di Peppino Vacca e Salvatore Chergia, le launeddas di Stefano Pinna e dalla fisarmonica di Piero Manca.

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(Il parroco di Solanas, don Maurizio Spanu, in un momento celebrativo della festa, Foto Rosa Meli)


 

La storia della chiesa

La piccola chiesa, situata nella periferia del paese, risale agli inizi del XVI secolo e porta con sé un filone storico e diversi racconti legati alla tradizione.

Uno di questi racconta l’edificazione della chiesa in una zona dove già esisteva un’altra chiesa, originariamente annessa a un convento benedettino mentre l’altra tradizione afferma che la chiesa appartenesse all’ordine dei templari spagnoli, la cui presenza nel territorio era legata all’espansione del giudicato di Arborea favorita dai pontefici.

Nel 1245, infatti, papa Innocenzo IV indicò al priore di Santa Maria di Bonarcado di conferire il possesso della chiesa di San Pietro di Silanus (Solanas) al chierico Bencivenni di Perugia, citato anche nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado. La chiesa fu riedificata in un unico ambiente rettangolare con una pianta longitudinale e una sola navata lunga 11 metri, larga 4,75 metri e alta 4,45 metri con il soffitto in legno. La facciata esterna è costituita da arenaria chiara e basalto scuro e accoglie al centro il portone ligneo con cornice in pietra, sormontato da una lunetta semicircolare.

Il campanile, alto 18 metri, invece, venne innalzato nel 1700 con la pianta quadrata e la forma ottagonale che si chiude con una cupola a bulbo rivestita di scandole in maiolica, ossia piccoli tasselli colorati. Nel tempo la chiesa venne ampliata con un arco nel lato posteriore della navata che aggiunse un piccolo ambiente utilizzabile sia come coro che come sacrestia, con la cappella dello Spirito Santo in cornu evangelii a sinistra e con quella della Madonna della Neve in cornu epistolae, a destra.

Nel secolo successivo fu intitolata una nuova cappella alla Vergine del Rosario della quale la confraternita usufruì fino al 1911 e negli anni successivi ne furono edificate altre due dedicate alle Anime del Purgatorio e al Sacro Cuore di Gesù. Addossato al muro dove fu aperto l’arco di questa nuova cappella del Sacro Cuore, si trovava l’antico fonte battesimale risalente al 1756 e caratterizzato da un piedistallo rustico di pietra arenaria che oggi è custodito nella nuova chiesa parrocchiale del paese. Tutto il territorio intorno alla antica chiesa, poi, fu adibito come camposanto parrocchiale fino al 2 marzo 1937.

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(L'interno restaurato dell'antica chiesa di Solanas) 

 


Le testimonianze

Fundamentu assegurado de sa cattolica fide, sos chelos nos aperide Perdu apostolu, sagradu

Così recitano is Coggius, il canto con cui si chiude la liturgia dedicata a San Pietro e che avvicina due persone di due generazioni molto diverse: quelle di Giuseppe Pintus, musicista trentenne, e quella di Severio Meli, confratello settantacinquenne. Quando ero piccolo, e parlo di più di 60 anni fa, il canto sardo rappresentava uno tra i modi più importanti per esprimere la propria fede! Il giorno della festa, alla Messa delle 10,30, la chiesa di san Pietro era frequentata quasi esclusivamente dai padri di famiglia perché le mamme e le donne, che solitamente si recavano in chiesa molto presto, erano impegnate a preparare il pranzo che poche ore dopo avrebbe accolto l’intera famiglia! Terminata la Messa, si cantavano insieme Is Coggius e si correva fuori a correre tra le bancarelle di torroni e giochi che riempivano davvero il paese, mica come ora, racconta Severio.

La piccola chiesa di San Pietro, quindi, si riempiva sin da presto di tante persone provenienti anche dai paesi limitrofi per pregare insieme e questa devozione, nonostante gli anni e le non poche difficoltà, è giunta fino a noi trasmettendo la passione ad alcuni giovani come Giuseppe che, con la sua fisarmonica, prega e canta durante le processioni: Il canto religioso sardo era praticato in tanti paesi mentre ora, purtroppo, si è conservato solo a Seneghe, Milis, San Vero Milis, Cabras e Solanas. Durante la prima parte della processione cantiamo il Magnificat, armonizzato e riadattato in base agli strumenti che lo accompagnano come le launeddas e la fisarmonica e nasce come espressione popolare della devozione. Le parole del canto, che nel caso di San Pietro ricordano la sua esperienza con Cristo, sono molto forti ed emozionanti per tanti, compreso me, che ho iniziato ad accompagnare le processioni, per devozione, nel mio paese!

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(Un momento della processione di San Pietro a Solanas, 2023, foto Rosa Meli)

 

Poi riprende Severio: La festa poi continuava per tutto il giorno tra le vie del paese grazie al lavoro dei comitati che si susseguivano l’un l’altro con decisione e che, molto spesso, durante l’asta della bandiera (momento nel quale chi fa un’offerta maggiore prende la bandiera e diventa il presidente del comitato per l’anno successivo) sgomitavano per poter diventare gli organizzatori della festa per l’anno dopo. Dopo la Messa i giochi si interrompevano per poco tempo solo per andare a mangiare qualcosa e i musicisti che ci avevano accompagnato durante la processione tornavano la sera per suonare fino a tarda notte i balli sardi o per fare una gara di canto e chitarra.

In quegli anni la casa parrocchiale non si trovava di fianco alla chiesa ma in un’altra piazza e le signore, a una certa ora della sera, si riunivano per le preghiere e il parroco chiedeva a me e a mio fratello di salire a suonare le campane: chi rimaneva giù doveva controllare che la porta non sbattesse e che non accadesse niente di strano al buio! In ogni vicolo si respirava aria di festa e ti accorgevi della felicità delle persone che arrivavano, anche a piedi, fino a Solanas mentre adesso, purtroppo, non è più così e credo che sia anche per questo che i riti e la devozione finiscono per essere definiti folklore.

Tuttavia non occorre disperarsi: sono sicuro che gli sforzi fatti nel corso degli anni non saranno vani e che, prima o poi, tutti torneranno a riempire le nostre chiese proprio come quando ero piccolo io e magari, impareranno a suonare proprio come Giuseppe, conclude Severio.


 

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