Lunedì, 30 Gennaio 2023
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Con questo numero inizia il 64mo anno di storia del nostro settimanale diocesano, Vita Nostra prima, L’Arborense oggi. Un percorso di 45 numeri che ci accompagnerà nel 2023. Cosa ci attende in questo nuovo anno appena iniziato?

di Mauro Dessì


Ce lo chiediamo un po’ tutti, tra timori e speranze. Pensavamo che mettendoci alle spalle la pandemia avremmo tirato un bel sospiro di sollievo: in effetti, pensando che il peggio è passato, è già un gran bell’inizio di anno nuovo rispetto al Capodanno del 2021 e del 2022.

Ci attendiamo ora, quella vera ripartenza tanto auspicata e, fino a oggi, solo abbozzata. Non ci sono più scuse, mi pare: quella del Covid come causa di restrizioni, non partecipazione, disimpegno, asocialità, è stata usata abbastanza, a volte anche oltre le sue giuste e opportune modalità.

Dovrà essere questo il tempo per trasformare il non si può fare degli ultimi due anni in io ci sono, ho voglia di ricominciare? Personalmente me lo auguro, ma credo se lo augurino un po’ tutti. Ce lo aspettiamo da chi è chiamato a ruoli di governo, di guida politica ed ecclesiale, da chi educa, da chi insegna e allena, da chi scrive e comunica: è il tempo di ridurre le distanze, di avvicinare le persone, ascoltarle nelle necessità più profonde e più vere, senza se e senza ma.

Mi riferisco ai giovani, ai poveri, agli emarginati, ai fragili ma non solo: credo che ogni uomo e ogni donna abbia bisogno di essere accolto, ascoltato, amato. Senza distinzioni. Allo stesso tempo, non si può essere solo destinatari di queste attenzioni: ripartire significa anche metterci del proprio, dare e dire la propria, abbracciare e accogliere, un po’ meno virtualmente, così come amiamo fare con le icone dei nostri telefoni, un po’ più da vicino.

Non so se il 2023 risolverà i problemi della gente, riporterà la pace, calmerà le emergenze, difficile dirlo. Vado sul sicuro se dico che con l’impegno di tutti sarà certamente un anno migliore.

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