Lunedì, 28 Settembre 2020

Progetto1

La strada si riempì di pomodori, mezzogiorno, estate, la luce si divide in due metà di un pomodoro, scorre per le strade il succo. Sono i versi iniziali della poesia Ode al pomodoro del poeta cileno Pablo Neruda...

di Franca Mulas

E, se quella che viene considerata tra le più importanti figure della letteratura latino-americana del Novecento, omaggia in versi il pomodoro, significa veramente come l’ortaggio abbia un posto d’onore anche nella cucina d’oltre oceano. Ma a dar risalto al pomodoro è anche la letteratura. Ricordiamo per esempio il romanzo del 1987 dal titolo Pomodori verdi fritti al cafè di Whistle Stop, della scrittrice statunitense Fannie Flag. Andando a ritroso nel tempo, come non rievocare la canzone Viva la pappa col pomodoro cantata da una giovanissima Rita Pavone nel 1964, nella trasposizione televisiva del telefilm Giamburrasca, tratto da “Il giornalino di Giamburrasca”, scritto nel 1920 da Luigi Bertelli. Passando dalla letteratura alla pittura si scopre che il pomodoro è presente negli affreschi di Francesco De Rossi detto il Salviati nel salone delle udienze di Palazzo Vecchio a Firenze e nel ritratto del 1560 dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo, che viene dipinto nelle vesti di Vertumno, dio romano dell’abbondanza, dal pittore Giuseppe Arcimboldi. Nella galleria Borghese di Roma, in una natura morta del Maestro Hartford, di cui sono rimaste un mistero le sue generalità, databile tra la fine del Cinquecento e i primi del Seicento, fanno bella mostra i pomodori. Nel Settecento fu l’italiano Carlo Magini a dipingere i pomodori nelle loro svariate forme. Insomma la carrellata potrebbe essere lunga! Arrivando ai tempi nostri, come non ricordare la grande e nota tela di Renato Guttuso dedicata alla Vucciria di Palermo dove, tra i banchi del mercato campeggia una cassa di pomodori. Questa carrellata artistica che mette in primo piano il pomodoro conferma ancor di più la sua importanza. L’ortaggio, pianta delle solanacee, nome scientifico solanum lycopersicum, è stata importata nel 1500 dalle Americhe in Spagna dal conquistatore Hernán Cortés. All’inizio considerata velenosa, la pianta veniva utilizzata per abbellire i giardini dei nobili ed era consuetudine donarla alle nobildonne. Rimane un mistero in quale luogo o periodo diventa per gli europei pianta commestibile. In Italia a portare il pomodoro furono gli spagnoli. L’ortaggio, sembrerebbe, iniziò ad essere utilizzato nella cucina partenopea già a partire dal Cinquecento.

pomodoro foto marcus spiske 690 php

Con una punta di campanilismo perché non immaginare che anche la Sardegna, nel Cinquecento Regno di Sardegna, appartenente alla Corona di Spagna, potesse essere una delle prime terre a conoscere il pomodoro anche sotto l’aspetto gastronomico? L’erborista Pietro Mattioli nel 1544 sebbene classificasse la pianta del pomodoro tra le specie velenose, nei suoi scritti annotò che i frutti venivano cucinati in alcune regioni d’Italia fritti nell’olio. Nel Settecento il biologo Lazzaro Spallanzani illustrò meglio il modo di usare e mangiare il pomodoro. Interessante osservare come in Francia il pomodoro venisse cucinato a corte, pare che a sdoganarlo fosse stato Luigi XIV, il famoso Re Sole, mentre in Italia l’uso del pomodoro si diffuse inizialmente nella cucina popolare. L’Ottocento registra il trionfo della produzione del pomodoro. È in Italia, infatti, che si afferma l’industria del pomodoro. Basti pensare che nelle campagne di Parma i contadini producevano pani di polpa essiccati al sole, conosciuti col nome di pani neri. L’agronomo Carlo Rognoni introdusse nei suoi poderi la coltura dei pomodori, a cui seguirono a fine Ottocento la nascita di numerosi laboratori artigianali legati alla produzione dei pomodori. Giungendo ai giorni nostri ricordiamo che l’Italia figura al terzo posto tra i Paesi produttori di pomodori. Preceduta da Stati uniti e Russia, è seguita da Cina e Turchia. Infine, pensando al pomodoro non si può non spendere alcune parole sull’origine del suo nome. Il termine pomodoro potrebbe derivare per alcuni dal latino pomum aureum, mela o pomo d’oro per via della forma e del colore che in origine era giallo; per altri deriverebbe dal termine atzeco Xitotomate da cui discendono i termini tomato in Inghilterra e tomate in Spagna e Francia. Restando nel campo linguistico, infine, va da se osservare come anche il sardo tamata si leghi all’antico termine atzeco Xitotomate.

Photo credits: Zoltan Tasi, marcus Spiske

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