Mercoledì, 23 Ottobre 2019

Progetto1

Tutto è cominciato così. Con una foto, apparentemente simpatica, arrivata al mio iPad, il 25 luglio scorso. Mittente: un'amica in vacanza a Parigi...

di Alessio Cozzolino

L'immagine, immortalata nei Giardini del Trocadero, mostrava decine di turisti intenti a tuffarsi nella Piscina di Varsavia, davanti alla Torre Eiffel. La didascalia a corredo dello scatto: “Una bella giornata di sole”.

Prima reazione: sorrido. Seconda reazione: mi viene ansia. La mia amica stava condividendo un momento storico con me: il 25 luglio è stata la giornata più calda, in assoluto, della storia della Ville Lumière. Una vera e propria fornace a cielo aperto che, oltre ad esser stata mortale per molti anziani, ha mandato in tilt il sistema dei trasporti ferroviari e persino la vita metropolitana. Insomma, tutto fuorché una “bella giornata”: a meno che l'inizio della fine possa essere descritto come tale.

Come dicevo, si tratta solo dell'inizio: nel 2050 i giochi si metteranno male. Sul serio. Peccato, diranno alcuni di voi, Io non ci sarò più. Voi forse non sarete più qui, io spero dio sì e avrò 48 anni. Stando agli studi di giugno 2019 condotti dal “National Center for Climate Restoration”, nel 2050 tanti ecosistemi collasseranno, le ondate di calore letali – e già ne abbiamo prova – si moltiplicheranno, il 30% della superficie terrestre sarà desertificata, una crisi idrica immane interesserà due miliardi di persone (corollario: i migranti aumenteranno) e il costo delle primizie impennerà. Senza dimenticare un cospicuo aumento della popolazione, che renderà ancora più ardua la distribuzione delle risorse. Acqua in primis. Un quadretto idilliaco e grazioso quasi come l'algoritmo che, compilati alcuni form, permette di conoscere la data della propria morte.

Da qui, l'esigenza di scendere in piazza, il 27 settembre, in occasione dello Sciopero Globale dei Fridays For Future, per salvare la nostra casa, il nostro Creato, da una fine ineluttabile. Io lo farò a Oristano, in Piazza Eleonora a partire dalle 9, insieme a centinaia di giovani. Obiettivo: manifestare (pacificamente) e fare pressione sull'opinione pubblica, a una settimana dallo speech rivoluzionario di Greta Thunberg all'ONU. Prima che sia troppo tardi, occorre abbandonare la logica del profitto “a tutti i costi” e pensare a uno sviluppo “verde”. Secondo Raffaele Cocco, 19 anni, rappresentante d'istituto del Benedetto Croce, portavoce del Fridays for Future/Oristano: “Penso che la maggior parte dei governi del mondo non prendano abbastanza in considerazione i rischi che stiamo correndo con l'inquinamento dell'ambiente e con lo sfruttamento delle risorse fossili. Oristano è una città ricca di studenti, che sono la generazione su cui si basa il movimento Fridays For Future, e quindi può essere di grande aiuto a mobilitare tutta la popolazione sarda e a sviluppare ulteriormente il movimento a livello nazionale e mondiale”.

Prevista una fitta agenda di eventi, a Oristano, propedeutici allo sciopero generale (l'elenco completo è consultabile in rete).

Ma molti ragazzi, a sentir parlare di impegno civico e mobilitazione, storcono il naso. C'è chi liquida il corteo di venerdì come un esempio di lassismo. Chi, senza mezzi termini, lo reputa una buffonata. Ma Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti d'America, si domandava «se una generazione di uomini abbia il diritto di vincolarne un’altra». Ed è questo che sta accadendo a noi. Con le politiche sfacciatamente anti-ambientaliste di Trump e Bolsonaro e lo sviluppo insostenibile dei paesi emergenti, la campanella d'allarme squilla. E rispondere è d'obbligo.

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