Giovedì, 20 Giugno 2019

Progetto1

 È cominciato tutto con: “Possiamo offrirti un caffè?” Sono al Trieste Coffee Expo, nel vecchio porto diventato una fiera internazionale dedicata alla bevanda più amata del mondo; dall’altra parte del bancone c’è uno stand in cui si sente anche il profumo di Sardegna, che Ismaele Rombi, coffee specialist de La Tazza d’oro, ha portato qui sull’Adriatico...

di Veronica Moi

Trieste è la capitale dei caffè letterari e di torrefazioni storiche di cui oggi vediamo il marchio nei bar, nei negozi specializzati e nelle grandi catene di distribuzione. È una città dal fascino straordinario, dove la calma e la cordialità della gente riesce a catturare il turista e farlo sentire a casa.

La biennale del caffè è un’occasione in cui ogni produttore, che distribuisca su larga scala o si dedichi ai prodotti di nicchia, può interagire con intenditori del settore e con chi si occupa di realizzare involucri capaci di non disperdere l’aroma e contribuire alla “composizione del caffè”.

Cammino a lungo, catturata dal profumo meraviglioso dei chicchi tostati e macinati, che finiscono nella tazzina di un espresso. Attorno a me si parlano tante lingue diverse, e tutto si svolge come un piacevole incontro dove si dialoga e si stringono mani, perché il caffè è principalmente condivisione.

È così anche per Ismaele, che mi racconta la storia della prima torrefazione di caffè a Cagliari. “Quest’anno La Tazza d’oro spegne 80 candeline” - mi racconta.

“Acquistiamo la materia prima da Guatemala, Brasile, Costa Rica e India, iniziando un viaggio da molto lontano, per arrivare poi sulla nostra isola, dove prepariamo ogni chicco a dare un espresso che oltre all’aroma è caratterizzato anche dalla nostra cultura”.

Quando pensiamo alle campagne di promozione turistica della Sardegna, ci vengono in mente le immagini dei prodotti enogastronomici tipici, ma si può parlare del territorio attraverso tutto quello che produce, specie se è qualcosa per cui c’è sempre tempo, come un espresso.

Non importa se in cialda, capsula o moka, quello che finisce nella tazzina è un mix di sapienza, studio, passione e impegno nel diffondere la nostra cultura. “Tostiamo il caffè origine per origine - continua Ismaele - altrimenti rischieremmo di sottoporre chicchi di differenti caratteristiche alla stessa temperatura, provocando sapori diversi e sicuramente meno gradevoli. Solo alla fine della tostatura, in cui si compie la magia di tirar fuori l’aroma del caffè, facciamo le miscele”.

trieste coffee expo2

Nel contesto si percepisce tanto entusiasmo e poca intenzione di competere: ogni caffè racconta una storia diversa, quella di chi lo assapora e quella di chi lo produce. La Tazza d’oro, in 80 anni di storia ha deciso di partire dalle radici dell’isola, dalla forza delle onde del mare, dalla robustezza del carattere della gente, dal lavoro che impegna e gratifica tante persone. E siccome i porti sono punti di partenza e d’arrivo, l’azienda omaggia l’isola oltre i confini sardi e nazionali.

Vi è poi la scelta, profondamente consapevole, di non aromatizzare il caffè, in quanto i suoi aromi lo rendono già perfetto e la mano dell’uomo potrebbe solo rovinarlo. Quel che si può fare, per far le cose più originali, è preparare un espresso gourmet, con degli sciroppi che non alterano chimicamente il caffè ma possono accompagnarlo a sapori diversi.

Ismaele lo fa perché crede nell’etica del fare con la caparbietà tutta isolana. Nei suoi occhi si legge la grinta e l’umiltà di un sardo che ama l’innovazione e la propria terra, che è capace di raccontare rendendo unico ogni chicco, dalla tostatura all’espresso. Così anche la penna può rendere il caffè il suo inchiostro, portando ai lettori tutto il bouquet aromatico che si sprigiona nelle belle storie e nelle promesse: a si biri sempri cun saludi. È questo il saluto che passa, dalla Bora al Maestrale.

Photo credits: Veronica Moi

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