Domenica, 15 Febbraio 2026

 

Sabato 31 gennaio, fra Claudio Cau, 36 anni a maggio, originario di Samugheo, frate cappuccino, viene ordinato sacerdote. L’ordinazione presbiterale a Oristano, in cattedrale, per mano dell’Arcivescovo Roberto, è stata celebrata alla vigilia della Giornata per la Vita consacrata. Per conoscere meglio fra Claudio e per parlare un po’ con lui di vocazione, gli abbiamo rivolto alcune domande.  

Parlaci un po’ di te, a partire dai legami che hai con Samugheo.

A Samugheo ho trascorso gran parte dell’infanzia e della prima giovinezza. Mio padre è di Asuni, l’ho vissuta anche ad Asuni. Mi sento figlio di entrambe queste due comunità, molto diverse tra loro. A Samugheo sono legato principalmente perché c’è la mia famiglia d’origine e molte persone con le quali ho condiviso tanto. Quando posso, torno in paese e sto con i miei. Sono anche molto legato all’ambiente della parrocchia. Da quando sono entrato in convento il legame con la comunità di origine si è rafforzato. Avere intrapreso la vita religiosa mi ha procurato un di più di affetto da parte dei miei compaesani che mi hanno sempre manifestato la loro vicinanza, anche a motivo di questa mia scelta di vita.

Quando è arrivata la chiamata a entrare nell’Ordine dei frati Cappuccini? Perché proprio i Cappuccini?

Avevo 21 anni e frequentavo l’università. In un momento forte di ricerca personale ho trovato la presenza di Dio e la chiamata. C’è voluto tempo per riuscire a fare passi in avanti. Non sapevo neppure cosa volesse dire frate cappuccino, ma quasi per caso sono entrato nella chiesa di Sant’Ignazio a Cagliari dove ho cercato qualcuno con cui mettermi in dialogo. Da lì, pian piano, ho iniziato un cammino di discernimento con i frati che mi ha portato fin qui.

Quale percorso di studi e di discernimento hai fatto sino a questa ormai prossima ordinazione?

Ho studiato Filosofia e Teologia fino al baccellierato. Sono poi ritornato in Sardegna e ho iniziato sia esperienze pastorali, sia lo studio per la specializzazione in Teologia a Cagliari. Adesso sono in procinto di concludere questa specializzazione.

Con quali sentimenti, invece, arrivi all’ordinazione? Ci sono sicurezze a cui ti stai aggrappando?

I sentimenti si affollano. È sicuramente un periodo intenso quello che precede l’Ordinazione. Non posso dire di avere sicurezze sull’ordinazione presbiterale ma so che Dio c’è. Quando ho la grazia di avere un po’ di luce ho la consapevolezza che il Signore sta sopra tutto ciò che viviamo. Non è lontano neppure dalla più piccola vicenda esistenziale che ci riguarda. Ecco, questa potrebbe essere una sicurezza della fede: lui mi segue, ci segue e la nostra vita sta sotto il suo sguardo e tra le sue mani.

È un tempo difficile per le vocazioni: oltre a testimonianze come la tua come animare la pastorale vocazionale?

Nel tempo che stiamo vivendo la Chiesa è chiamata a camminare verso un’umanità che a volte mette in discussione le sue strutture; ma l’umanità è chiamata a incontrare Cristo. La vocazione non è solo diventare preti. È tutta la vita stessa che ha in sé una chiamata. Dio chiama ciascun uomo e ciascuna donna, interpellandoli verso la vita stessa. La vocazione è un incontro e in quell’incontro c’è la vocazione. Incontrare il Signore non mi lascia indifferente, ma mi spinge a cercare ancora e a prendere decisioni che vanno sempre più verso la vita. È un movimento che non sono io a iniziare e ripeto: è la vita che è fatta così. Potrei non essere frate né prete; potrei non creare una famiglia, eppure la vita mi chiama. È questa la nostra difficoltà oggi. Senza relazioni di riferimento, la vita presa sul serio, con la decisione di camminare, sembra una responsabilità che non vale la pena di rischiare.

Celebriamo quest’anno gli 800 anni della morte di San Francesco: in che modo il suo messaggio è ancora attuale?

San Francesco è attuale sotto molti punti di vista: dovunque si guardi rivela la sua attualità, a partire dalla sua umanità autentica e geniale. Se guardiamo alle strutture della società e della Chiesa del suo tempo, lui non risulta un uomo che le occupa in modo ordinato, ma la sua vocazione nasce proprio dall'insoddisfazione rispetto a ciò che gli proponevano la società e la Chiesa di allora. Anziché fare un cammino convenzionale ha seguito la sua strada in modo originale. La sua vocazione è stata seguire Cristo, senza che inizialmente nemmeno lui sapesse come. Chi è il giovane che non sia un po’ inquieto e insicuro riguardo alla propria strada? Così è Francesco, ha incontrato Cristo e pian piano, da quell’incontro è fiorita la sua umanità. Non ha trovato la forma nella quale entrare per vivere, ma la forma ha seguito la sua esperienza creativa e originale.


 

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