Paolo Argiolas è un artista che ha dedicato la sua vita all’arte della ceramica. Oristanese d’adozione, giunse da bambino dal vicino Campidano di Cagliari, terra in cui la tradizione figulina ha radici. Non più in attività, all’età di 75 anni si gode il meritato ritiro a Santa Giusta, dopo avere dedicato gran parte della sua vita all’insegnamento.
* di Antonello Carboni
Lo abbiamo intervistato nel suo grande studio laboratorio, dove hanno preso forma alcune tra le sue recenti creazioni: un imponente pannello ceramico lungo ben 13 metri, che celebra il Sinodo del 1226 tra i Vescovi sardi e un legato pontificio, e la testa in ceramica, che richiama la testa negroide di età ellenistica rinvenuta nello stagno, inserita tra le fauci dell’Anguilla di Marte di Salvatore Garau.
Paolo, lei si trasferisce da Elmas a Oristano, come diventa ceramista?
Arrivo a Oristano praticamente bambino, frequento le scuole elementari in via Solferino e poi le medie alla Scuola Media n.2, che allora stava in via Parpaglia, praticamente dove sorge oggi l’Antiquarium Arborense.
E poi? Lei non ha mai fatto il figolo di bottega?
No, a Oristano era appena sorta la Scuola d’Arte e io manifestavo già da piccolo una certa familiarità con una spiccata fantasia e con la capacità di plasmare dalla creta figure animali e antropomorfe. Mia mamma si accorse subito di questa dote e parlò con sua cugina, moglie di Antonio Manis, l’ultimo autorevole ceramista scomparso di recente, la quale la invitò a riflettere sulla presa in considerazione di una mia possibile iscrizione in quella scuola.
Quindi ebbe grandi maestri? Erano i primi anni sessanta, c’erano molti iscritti?
Guardi, ricordo che c’erano due prime, due seconde e due terze. Di Foggiatura ebbi appunto Antonio Manis, di Progettazione Angelo Sciannella, di Disegno Carlo Contini, di Plastica Pietro Usai, di Decorazione Cornacchia e di Formatura Tedioli.
Senta, la scuola vanta ancora oggi, almeno nel ricordo e in qualche teca presente negli anditi, di avere lavorato in quegli anni il Gres. Cosa resta di quella lezione?
Niente, noi non lo lavorammo mai. E non c’è un ceramista che forse ancora oggi lo pratichi. Antonio Manis tirava su i pezzi disegnati da Visani e da Sciannella, ma restava una cosa chiusa li, nell’ambito della loro sperimentazione, almeno negli anni in cui io frequentai.
Lei è praticamente un allievo di Antonio Manis, ci racconti qualcosa dei suoi insegnamenti.
Io ero in una classe a maggioranza femminile e forse ero tra i più piccoli. C’erano tre torni elettrici e due a pedale, uno era rotto. Quando Manis tirava su il pezzo assistevamo in religioso silenzio, sembrava stesse avvenendo un miracolo. Era bravissimo. Io ho cominciato sul tornio a pedale, e ogni tanto, quando Manis passava per controllare il lavoro, mi diceva: cussu dìdu dhu deppis ponni aicci (quel dito lo devi mettere così).
Sappiamo che conobbe anche lo storico figolo Giovanni Sanna: quando lo incontrò per la prima volta?
Avevo forse 14 o 15 anni, lui aveva la bottega in via Risorgimento. Andavo di fronte alla sua vetrina e lo osservavo mentre lavorava. Dopo un paio di volte mi fece entrare, alla fine si era stancato di vedermi in vetrina! E mi disse: Ita ses cun Antoni Manis a scola (stai con Antonio Manis a scuola)? Vieni vieni! Io non mi mettevo mai di fronte a lui, restavo di lato per studiare il movimento delle mani e delle dita di tziu Sanna! Un giorno si tolse il grembiule e me lo mise addosso dicendomi: Toh, azzia tui (tieni, solleva tu)! Poi mi disse che Manis mi stava dando il giusto insegnamento.
Come è cambiata oggi la scuola?
Dopo la riforma, l’Istituto d’arte, oggi liceo, è una scuola sempre meno del saper fare. Quando sono entrato come docente, dopo avere vinto la cattedra messa a concorso nazionale, molte cose sono cambiate profondamente. La nostra è stata una scuola molto temuta nei concorsi a livello nazionale. Faenza ci temeva. Strappammo loro tantissimi premi.
Cosa resta di Oristano città della ceramica rispetto ai tempi che ha avuto la fortuna di conoscere?
Poco. Forse c’è più ceramica a Santa Giusta che a Oristano.
Uno tra i momenti professionali più belli che ricordi?
Quando ho vinto il primo premio a Fordongianus in occasione del Simposio internazionale di scultura su pietra trachite! Devi sapere che ho fatto di tutto! Scultura su legno, su pietra, su alluminio, ho persino fatto fusioni in bronzo.
E oggi, Paolo, cosa sta progettando?
Oggi è giunto il momento di godersi la pensione.
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