Sabato, 16 Maggio 2026

 

Mi ha sempre affascinato il mondo missionario e coloro che nella vita hanno scelto di mettersi in cammino alla sequela di Gesù. In questo articolo racconteremo di un frate italiano in missione in Kenya. Ettore Marangi, originario di Martina Franca, seguendo le orme di San Francesco, si sente coinvolto da Gesù e sceglie di diventare frate.

 

di Marta Gallon


Per lui è stato importante lo studio della Teologia, conseguendo un dottorato in Dogmatica. La teoria, però, doveva andare a braccetto con la pratica ed Ettore, nei suoi anni in Italia, condivide e presta servizio con immigrati, carcerati e malati di tumore a causa dell'inquinamento, con un'idea che non era quella di cambiare il mondo ma di essere una presenza nella vita della gente, in particolare dei poveri. Questo stile è anche quello che lo accompagnerà nella sua missione in Africa.

Ciò che ha spinto il frate a partire è la consapevolezza di abitare in un villaggio globale, e il continente africano è quello più dimenticato in assoluto. La vera novità evangelica di San Francesco non era quella di fare carità, qualcosa per i poveri, ma di vivere con loro e percorrere con essi un cammino di liberazione, racconta fra Ettore. L'Africa porta con sé la piaga del colonialismo e noi quando partiamo a fare esperienza missionaria, ci portiamo dietro una concezione etnocentrica ed egocentrica del mondo, ergendoci a portatori di civilizzazione, diritti umani, tutto ciò che nei secoli precedenti, attuarono i colonizzatori.

Dal punto di vista evangelico, spiega il frate, tutto questo non è contemplato perché Dio si fa carne, viene per servirci. La capacità del cristianesimo si gioca sul dimostrare con i fatti quanto amiamo.

19 12 02 fra ettore marangi missione in kenya 12

Fra Ettore sottolinea l'importanza dell’ascolto e lo scambio che dovrebbe esserci tra l’occidente e l’Africa: La chiesa Africana vive ancora oggi l'oppressione del colonialismo. Il cristianesimo africano è legato a una concezione pre conciliare, con una struttura molto gerarchica che va a scontrarsi con la cultura africana e quelle che sono le sue tradizioni. Con fatica, si sta cercando di superare questa falla. La Chiesa si basa sulle piccole comunità in quanto non è mai esistita una civiltà cristiana. Nell'esperienza di queste comunità le donne sono protagoniste e influenti più di quanto lo siano in Europa, ma sempre sotto la supervisione del clero.

A questo proposito, il frate fa un'analisi su ciò che il mondo pensa, ovvero che tutta l'Africa si regga sulla figura femminile ma non si fa nulla per toglierla da uno stato di schiavitù. Nei secoli, il patriarcato occidentale ha influenzato anche la concezione della donna in Africa, ponendola in una posizione di sfruttamento e sottomissione. Poi un pensiero sulla diversità di razza: Gli africani non si sono mai fusi con i bianchi, esistono diversi gruppi etnici e tu, bianco, rimani sempre una persona separata. In un primo momento c’è diffidenza e soggezione legata alla persona bianca. Arrivando dal sud Italia, dalle periferie, è stato meno difficile per me inserirmi nelle baraccopoli. Mi sono presentato per nome, proprio come uno di loro, senza ergermi in una posizione di superiorità. Nelle baraccopoli ho imparato la vita semplice, quella di quando sei spogliato di tutto: emerge l’essenzialità dell’uomo. Purtroppo c’è molto degrado, molte sono le malattie e difficili sono le relazioni umane.

Appena arrivato a Nairobi, fra Ettore ci racconta che voleva fare teologia con i poveri, lettura popolare della Bibbia. Ma la prima immagine che vede però, è quella di migliaia di bambini della baraccopoli di DeepSee che sniffavano colla. Fra Ettore fa il papà di questi bambini prendendosene cura a tutti i livelli, aiutato da alcune donne. Successivamente, il loro aiuto si è esteso ai malati e più vulnerabili, tramite una rete di aiuti di medici italiani, inglesi e kenyani. Hanno messo in piedi nella baraccopoli una scuola secondaria improntata sullo stile di don Milani per l’educazione dei ragazzi. Le donne, invece, si guadagnano da vivere con la creazione di assorbenti lavabili e riutilizzabili. Ettore ritiene opportuno che venga affidato direttamente ai poveri ciò di cui hanno bisogno, senza necessariamente affidare in mano a lui o ad altri enti ecclesiali ciò che gratuitamente viene donato.

I fondi raccolti per i suoi progetti sono tutti dichiarati e utilizzati solo per le necessità dei poveri.

Infine, il sogno di fra Ettore: Una chiesa inclusiva, capace di superare il clericalismo, e mettere al centro i poveri e i bambini.


Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon