Uscire in piazza è sempre stato uno tra i passatempi preferiti dai più giovani, sia nelle città che nei piccoli centri. Almeno fino a qualche anno fa, perché di piazze brulicanti di ragazzi e di giovani sembra non vedersene più.
Ricordo che la piazza era un luogo di incontro, in cui ci si ritrovava tra gruppi di amici, uno spazio in cui la comunità comunque cresceva a prescindere da quanto accadeva, nel bene e nel male.
Ultimamente questo tipo di socialità sembra essersi persa: ragazzi e giovani pare non abitino più le piazze. Qualcuno potrà dire che di ragazzi se ne vedono pochi a causa dalla scarsa natalità. Può essere. Ma è anche vero che negli ultimi anni ha preso sempre più piede il ritrovarsi in piazze virtuali, quelle dei social, quelle che strumenti come il telefono o il computer ti permettono di arrivare fino ai confini del mondo.
Piazze più attraenti, probabilmente, ma quanto vere? È stato bello, sabato scorso, vedere tanti ragazzi ritrovarsi insieme in piazza Cattedrale, provenienti da paesi diversi, e vederli giocare, ridere e scherzare insieme, ma anche lasciarsi interrogare e provocare dall'ascolto di testimonianze di loro coetanei. Sono così i nostri ragazzi: sembrano distratti, svogliati, indifferenti.
Ma è sceso un grande silenzio quando a parlare sono stati ragazzi della loro età che hanno condiviso un’esperienza di paura, di sconforto, di sofferenza: tutti atteggiamenti da cui i nostri ragazzi cercano di scappare nella vita di tutti i giorni. Dai testimoni di sabato scorso hanno percepito che saper andare oltre le difficoltà, vuol dire saper essere forti, coraggiosi, saper costruire amicizia.
La piazza virtuale quanto è capace di aiutare ad andare oltre le paure? È un’avventura la vita, appassionante, meravigliosa, seppur piena di ostacoli, prove, difficoltà. La piazza come simbolo dell’incontro, della relazione, dello stare insieme è uno specchio della vita: speriamo che una proposta come quella della Pastorale Giovanile Vocazionale possa diventare uno stile perché dalle piazze virtuali si torni a vivere piazze virtuose.
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