Sabato, 16 Maggio 2026

 

La settimana scorsa mi è capitato di assistere a una scena che mi ha amareggiato tanto: con la mia auto stavo dietro una macchina guidata da una suora.

A un certo punto, mentre passavamo davanti a un bar, un giovane, piuttosto grande per capire che non si stava trattando di una ragazzata, le ha lanciato una bestemmia.

Lo ha fatto di proposito vedendosi passare davanti una suora. Non sono stato capace di fermarmi e difendere la religiosa e il mio Signore, ho proseguito il mio viaggio scosso dal fatto che oggi non solo sembra non esserci più bisogno di Dio ma, addirittura, lo si denigra e, con lui, tutti coloro che lo amano e lo servono.

C’è chi fa anche peggio, purtroppo… A distanza di pochi giorni ho visto le immagini dell’aggressione brutale avvenuta a Gerusalemme, nei pressi del Cenacolo, nei riguardi di una suora francese da parte di un estremista ebraico, poi arrestato. Scene terribili: difficile pensare a forme di violenza nei confronti di persone così pacifiche, soprattutto se arrivano da quella che tutti, ebrei, cristiani e musulmani, chiamano Città Santa.

Nella giornata dedicata alla mamma, desidero esprimere la mia, la nostra vicinanza e solidarietà alle religiose che, nella preghiera, nel servizio e nella carità, operano per la pace e per il bene comune e che vivono, anch’esse, una forma di maternità spirituale. Penso a quel giovane bestemmiatore: chissà se sua madre sarebbe stata contenta del suo gesto. Credo di no: certe cose non si insegnano.

Purtroppo le si imparano dai cattivi esempi. Aldilà del fatto che una persona possa credere o meno, siamo in un paese libero per carità, sta venendo sempre meno il rispetto, quello d’altri tempi, quello che dovrebbe garantire una convivenza pacifica che vada oltre le diversità religiose, culturali, sportive, razziali e… l’elenco potrebbe essere certamente più lungo.

Si sta insieme, è vero, ma come? Si desidera la pace, la si chiede con forza, in tanti pregano perché si realizzi, in tanti scendono in piazza a invocarla, ma poi, nei gesti semplici della quotidianità, si fa fatica a riconoscersi fratelli o, per chi non crede nella fraternità, cittadini della stessa comunità.

Abbiamo bisogno di testimoni di pace, di persone che con il loro quotidiano esempio di rispetto per la vita e per quella degli altri, ci insegnano che si può convivere insieme anche se la si pensa diversamente. Non supereroi o creature soprannaturali: persone semplici, umane, che amano la vita e la rispettano.


 

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